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Quasi tutti gli esseri umani non africani risalgono alla stessa migrazione

settembre 30, 2016
Eske Willerslev (a sinistra) incontra gli anziani aborigeni durante la sua ricerca (Science)

Eske Willerslev (a sinistra) incontra gli anziani aborigeni durante la sua ricerca (Preben Hjort, Mayday Film)

Tre nuovi studi genomici hanno delineato un preciso quadro su come gli esseri umani si diffusero sul pianeta.

Dall’Africa, la culla dell’Homo Sapiens, gli uomini probabilmente migrarono più volte in diverse ondate, ma fu soltanto una la migrazione da cui tutti gli euroasiatici viventi oggi discendono: avvenne tra i 50.000 e i 60.000 anni fa, e ci ha dato più del 90% della nostra ascendenza.

Le ricerche sottolineano inoltre la grande particolarità degli aborigeni australiani: sono loro il popolo geneticamente più antico della Terra, praticamente immutato da circa 50.000 anni. Non a caso l’Autralia conserva alcune delle testimonianze più antiche dell’Homo Sapiens al di fuori dell’Africa.

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Trovate quattro monete Romane in un castello medievale in Giappone

settembre 28, 2016
(Uruma Board of Education)

Il dritto della moneta romana (Uruma Board of Education)

Quando l’archeologo Hiroyuki Miyagi aveva sentito che erano state scoperte delle monete Romane e Ottomane tra le rovine di un vecchio castello di Okinawa, in Giappone, all’inizio aveva pensato a una bufala.

«Non riuscivo a credere che avessero trovato delle monete dell’Impero romano nel castello di Kasturen», ha dichiarato Miyagi, che lavora presso l’Università Internazionale di Okinawa, alla CNN. «Ho pensato che fossero delle repliche lasciate dai turisti».

E invece le monete erano vere. È la prima volta che tali oggetti vengono scoperti in Giappone.

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Le ultime ricerche su Ötzi: una morte inaspettata, i contatti con la Toscana e una voce profonda

settembre 25, 2016
La mummia nel luogo di ritrovamento (Paul Hanny)

La mummia nel luogo di ritrovamento (Paul Hanny)

In occasione dei 25 anni dal suo ritrovamento, a Bolzano è stato dedicato un congresso internazionale – dal 19 al 21 settembre – a Ötzi, la famosa Mummia del Similaun, durante il quale sono stati presentati delle nuove ricerche a lui dedicate.

Tra i principali risultati scientifici, è stato scoperto che il rame con cui è stata costruita l’ascia che portava con se potrebbe non provenire dalle Alpi, come ritenuto finora, ma dai giacimenti della Toscana meridionale. Ötzi inoltre non si dedicava alla lavorazione del rame, come invece avevano fatto pensare le tracce di arsenico e rame trovate nei suoi capelli. E il suo assassinio potrebbe essere legato ad una situazione di conflitto accaduta qualche giorno prima della sua morte.

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Scoperta una rara moneta d’oro romana con l’immagine di Nerone

settembre 23, 2016
(UNC Charlotte)

(UNC Charlotte)

Una squadra di archeologi americani ha scoperto un aureo, una preziosa moneta d’oro all’epoca dei Romani. Porta l’immagine dell’imperatore Nerone, ed è stata trovata vicino alle rovine di una villa del I secolo sul Monte Sion, a Gerusalemme in Israele.

«La moneta è eccezionale, perché è la prima volta che una moneta di questo tipo viene rinvenuta a Gerusalemme in uno scavo scientifico. Di solito, monete del genere si trovano nelle collezioni private, e non conosciamo esattamente il loro luogo di ritrovamento», dice Shimon Gibson, co-direttore dello scavo e visiting professor presso l’Università della Carolina del Nord a Charlotte (Stati Uniti).

Il sito archeologico (UNC Charlotte)

Il sito archeologico (UNC Charlotte)

Le iscrizioni

La rara moneta d’oro, un aureo, porta il ritratto di un giovane Nerone in veste di Cesare. Le lettere intorno al bordo recitano: “NERO CAESAR AVG IMP”.

Sul rovescio della moneta vi è una raffigurazione di una corona di quercia contenente le lettere “EX S C”. Intorno, un’iscrizione recita: “PONTIF MAX TR P III”. Queste iscrizioni hanno datato la sua coniazione al 56/57 d.C. L’identificazione è stata fatta dallo storico e numismatico David Jacobson a Londra.

La moneta risale a poco prima della distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70 d.C. È stata trovata tra le macerie vicino alle rovine delle ville ebree che gli archeologi stavano scavando. L’ipotesi è che tali grandi case appartenessero ai ricchi membri della casta sacerdotale.

Una grande villa

«La moneta probabilmente proveniva da una delle ricche abitazioni ebree che il team americano sta dissotterrando», spiega Gibson. «Si trovavano nel quartiere sacerdotale e aristocratico, nella Città Alta di Gerusalemme. I ritrovamenti includono delle stanze ben conservate di una grande villa, una vasca rituale ebraica (una mikveh) e un bagno, entrambi coi soffitti intatti».

L’immagine di Nerone è significativa poiché mostra la presenza dell’occupazione romana e fornisce una chiara, tarda data dell’occupazione di queste residenze. Non c’è alcuna prova storica che Nerone abbia mai visitato Gerusalemme.

James Tabor, professore di studi religiosi presso l’UNC Charlotte, indica che la moneta risale “allo stesso anno dell’ultima visita di San Paolo a Gerusalemme, che finì col suo arresto (con l’accusa di aver portato un pagano al Tempio) e l’incarcerazione a Cesarea».

Il Mount Zion archaeological project ha portato alla luce monti altri reperti nel corso della stagione 2016, e il lavoro riprenderà l’anno prossimo.

Università della Carolina del Nord a Charlotte

Come i gatti hanno conquistato il mondo (e alcune navi vichinghe)

settembre 22, 2016
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Un gatto mummificato dell'Antico Egitto

Un gatto mummificato dell’Antico Egitto

Migliaia di anni prima che i gatti arrivassero a dominare internet, si erano diffusi nell’antica Eurasia e in Africa, portati dai primi agricoltori, dai marinai e persino dai Vichinghi.

La ricerca, riportata dalla rivista scientifica Nature, è stata presentata a una conferenza lo scorso 15 settembre.

È il primo studio su larga scala mai effettuato sul DNA antico dei gatti. Per farlo, gli studiosi hanno sequenziato il DNA di oltre 200 gatti vissuti tra i 15.000 anni fa e il XVIII secolo d.C.

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Trovato uno scheletro umano sul relitto di Antikythera

settembre 21, 2016
Gli archeologi Brendan Foley, Theotokis Theodoulou e Alex Tourtas scavano il relitto di Antikythera Shipwreck, assistiti da Nikolas Giannoulakis e Gemma Smith (Brett Seymour, EUA/WHOI/ARGO)

Gli archeologi Brendan Foley, Theotokis Theodoulou e Alex Tourtas scavano il relitto di Antikythera Shipwreck, assistiti da Nikolas Giannoulakis e Gemma Smith (Brett Seymour, EUA/WHOI/ARGO)

Una squadra internazionale di ricercatori ha scoperto uno scheletro umano durante gli scavi del famoso relitto di Anticitera. La buona condizione dei resti scheletrici dell’uomo potrebbe fornire la prima traccia di DNA recuperata da una nave affondata nell’antichità.

I subacquei hanno scoperto i resti scheletrici dell’uomo, forse un membro dell’equipaggio, il 31 agosto. È qui, nel Mar Egeo, vicino all’isola greca di Anticitera, che è stato trovato il misterioso meccanismo, un avanzatissimo calcolatore astronomico. Il naufragio della nave, forse una nave greca mercantile, sarebbe avvenuto nel I secolo a.C.

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Ritrovata la HMS Terror, l’altra nave della spedizione perduta di Franklin

settembre 20, 2016
Il ponte della HMS Terror (Arctic Research Foundation)

Il ponte della HMS Terror (Arctic Research Foundation)

La nave perduta dell’esploratore britannico Sir John Franklin, la HMS Terror, è stata trovata in ottime condizioni sul fondo di una baia del Mar Artico, una scoperta che mette in discussione la storia di uno dei più profondi misteri della spedizione polare.

Il 12 settembre del 1846 la HMS Terror e la nave ammiraglia di Franklin, la HMS Erebus (trovata nel 2014), furono abbandonate tra i ghiacci nel corso della sfortunata spedizione per cercare il Passaggio a Nord Ovest.

Tutti i 129 uomini della spedizione Franklin morirono, fu il più grande disastro nella lunga storia delle spedizioni polari della Royal Navy. Le ricerche di soccorso continuarono per 11 anni senza trovare tracce, e il destino di quegli uomini rimase un enigma che interessò generazioni di storici, archeologi e avventurieri.

Ora il mistero sembra essere stato risolto, grazie a una missione di intrepidi esploratori e all’improbabile consiglio di un Inuit.

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