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56 giare egizie per la mummificazione riscoperte a Deir el-Bahari

maggio 24, 2017

(Antonio Morales / Middle Kingdom Theban Project)

In Egitto una missione archeologica spagnola dell’Università di Alcalá, diretta da Antonio Morales, ha riscoperto 56 giare usate per l’imbalsamazione ancora piene di materiali per mummificare il defunto.

Risalgono a circa 4.000 anni fa e furono impiegate per il corpo di Ipi, visir d’Egitto e supervisore di Tebe, nonché membro dell’élite durante il regno del faraone Amenemhat I, all’inizio della XII dinastia (1985 a.C. circa).

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I primi esseri umani sulla costa dell’Australia

maggio 22, 2017

(University of Western Australia)

Il più antico sito umano sulla costa australiana è stato scoperto in una remota grotta dell’Australia occidentale, portando l’inizio dell’occupazione aborigena tra i 46.200 e i 51.100 anni fa.

Nella grotta di Boodie, sull’isola di Barrow, gli archeologi hanno scavato ossa animali, conchiglie e utensili di pietra.

Situata a 60 chilometri dalla costa di Pilbara, l’isola di Barrow venne separata dalla terraferma circa 6.800 anni fa a causa dell’aumento del livello dell’oceano.

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Un sacrificio umano sotto il palazzo reale di Wolseong in Corea

maggio 19, 2017

(AFP/Gyeongju National Research Institute of Cultural Heritage)

Per la prima volta in un sito coreano sono state trovate tracce di un sacrificio umano rituale. Due scheletri risalenti al V secolo sono stati scoperti sotto le mura del Wolseong, o Castello della Luna, a Gyeongju in Corea del Sud, la capitale dell’antico regno di Silla.

«Questa è la prima prova archeologica delle storie sui sacrifici umani utilizzati per le fondamenta di edifici, barriere o mura», ha dichiarato Choi Moon-Jung, portavoce dell’Istituto Nazionale di Ricerca del Patrimonio Culturale di Gyeongju. La sepoltura di vittime ancora in vita insieme ai loro sovrani defunti, con l’obiettivo di servirli nell’aldilà, è ben nota nelle antiche culture coreane.

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Le origini extraterrestri delle perline della cultura Hopewell

maggio 18, 2017

(Chris Maddaloni/Nature)

Annerite e irregolari, le perline preistoriche trovate in un’antica tomba negli Stati Uniti non sembrano niente di speciale. Una nuova analisi dimostra però che sono fatte di un materiale molto esotico: i frammenti di un meteorite caduto sulla Terra a oltre 700 chilometri di distanza.

Il collegamento tra il meteorite di Anoka, caduto nel centro del Minnesota, e le perline dell’Illinois conferma che «2000 anni fa, le merci e le idee si spostavano per centinaia di chilometri in tutta l’America nord-orientale», ha dichiarato Timothy McCoy, coautore dell’analisi e curatore del Museo Nazionale di Storia Naturale di Washington.

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L’ambiente del primo individuo del genere “Homo” 2,8 milioni di anni fa

maggio 17, 2017

La mascella del più antico individuo del genere Homo mai rinvenuto (Kaye Reed)

Gli scienziati hanno a lungo ipotizzato che la transizione dall’Australopiteco all’Homo, in Africa orientale, fosse collegata al passaggio da un ambiente caratterizzato da umide foreste a pianure erbose più aride. Ora un nuovo studio ha analizzato alcuni fossili animali per ricostruire l’ambiente in questa regione tra i 3,5 e 1 milione di anni fa, confermando la teoria.

I dati sono stati incrociati con l’analisi dei denti fossilizzati del più antico appartenente al genere Homo mai trovato: un individuo scoperto nel 2013 a Ledi-Geraru (Etiopia) e risalente a 2,8 milioni di anni fa. La sua dieta, tuttavia, era simile a quella dell’Australopiteco, implicando che un cambiamento della dieta non coincise con l’origine del genere Homo.

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Una catacomba con 17 mummie scoperta nel centro dell’Egitto

maggio 16, 2017

(AFP)

Gli archeologi hanno scoperto una catacomba sotterranea con numerosi corridoi pieni di mummie, in un antico cimitero nel sito di Tuna el-Gebel, in Egitto.

Nella catacomba si può entrare solo attraverso uno stretto condotto che conduce sottoterra. «È la prima necropoli umana trovata nel centro dell’Egitto con un tale numero di mummie», ha detto Salah al-Khouli, professore all’università del Cairo e direttore della missione archeologica. «Potrebbe indicare la presenza di una necropoli molto più grande».

Questo gruppo di “mummie non reali”, un dedalo di corridoi sotterranei, ospitava “17 mummie e un certo numero di sarcofagi” scolpiti nella pietra o con l’argilla.

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Il DNA dei cavalli dimostra l’abilità di addomesticamento degli Sciti

maggio 14, 2017

Un allevatore di cavalli mongolo (Ludovic Orlando/Natural History Museum of Denmark/Centre National de la Recherche Scientifique)

I cavalli sacrificati dalle popolazioni nomadi dell’Asia centrale più di 2.000 anni fa hanno fornito nuovi dettagli sul loro addomesticamento e sull’allevamento in base alle loro esigenze.

Gli Sciti abitarono in parte di questa enorme regione, dalla Siberia al Mar Nero, per circa 800 anni a partire dal IX secolo a.C. Erano noti per l’abilità nel combattimento equestre, tra cui il tiro di frecce cavalcando, e per il brutale trattamento degli sconfitti. Lo storico greco Erodoto scrisse che gli Sciti accecavano i loro schiavi e che i guerrieri bevevano il sangue del primo nemico ucciso in battaglia.

In uno studio pubblicato sulla rivista Science, un team internazionale di ricercatori ha impiegato le ultime tecnologie genetiche su 13 stalloni sepolti in un tumulo funerario (kurgan) in Kazakistan, ben conservati nel permafrost. Apparentemente gli Sciti sacrificavano solo cavalli maschi.

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