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Il LiDAR sta rivoluzionando l’archeologia

luglio 27, 2012
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Le nuove tecnologie laser di scansione remota stanno ottenendo risultati eccezionali nell’archeologia. Possono rimuove in digitale la vegetazione e ottenere un’immagine pulita della superficie terrestre, potendo così rilevare caratteristiche del terreno altrimenti invisibili.

In varie parti del mondo si stanno scoprendo migliaia di nuovi siti.

Collina di Tara, Irlanda. Nel riquadro, delle strutture finora sconosciute (The Discovery Programme)

(The Discovery Programme)

Sono stati scoperti un henge (a), un tumulo (b). Il punto (c) è invece uno scavo di inizio ‘900 (The Discovery Programme)

Grandi potenzialità

Per decenni gli archeologi hanno studiato l’oppidum celtico di Glauberg, noto per la scoperta della statua di un guerriero conosciuto come il Principe celta di Glauberg. Dopo tutti questi anni, non si pensava che il sito conservasse altre sorprese, almeno fino all’utilizzo della nuova tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging). Una serie di rilevamenti aerei con questo strumento aveva prodotto un’immagine tridimensionale della superficie, completa di tutte le costruzioni celate sottoterra.

I ricercatori, abbastanza sbalorditi da ciò che avevano rilevato, avevano riconosciuto una dozzina di tumuli sconosciuti: “Siamo andati e ne abbiamo guardati da vicino cinque”, spiega Axel Posluschny. “Erano tutti tumuli funerari”.

Posluschny gestisce un progetto chiamato Archaeolandscapes Europe (ArcLand), che opera sotto la Commissione romano-germanica dell’Istituto archeologico germanico (DAI). Circa 57 università europee e centri di ricerca partecipano a questo progetto finanziato con 5 milioni di euro, cominciato nel 2010 e che terminerà nel 2015. L’obiettivo è quello di aumentare l’uso in archeologia di tecnologie di telerilevamento moderne come LIDAR, georadar e altre di tipo elettrico e magnetico.

Scansione LiDAR di Glauberg (DAI)

Glauberg, senza vegetazione, mostra tumuli e fossati (DAI)

Glauberg non è un caso isolato: la valle del fiume Boyne, in Irlanda, contiene l’eccezionale complesso archeologico del Brú na Bóinne, patrimonio mondiale dell’UNESCO. Ebbene, il programma di ricerca irlandese “Discovery Programme” ha compiuto rilevamenti laser sulla già ben studiata area, scoprendo una serie di piccoli tumuli, forse tombe e terrapieni dell’Età della pietra. La mappa era praticamente piena di punti di potenziale interesse archeologico.

La valle del fiume Boyne e tre monumenti del Brú na Bóinne (GoogleEarth, DigitalGlobe)

I punti in rosso sono siti di potenziale interesse archeologico, quelli in verde sono già noti (University College Dublin)

Una visione d’insieme

Il Lidar ha anche permesso agli archeologi di fare scoperte sorprendenti nei luoghi più “oscuri”.

Per esempio, in una foresta nei pressi di Göppingen, in Germania, hanno trovato un intero sistema di fortificazioni che non è per niente sepolto o invisibile a livello del suolo. “Il muro era alto 3 – 4 metri in alcuni punti”, spiega Jörg Bofinger, un funzionario statale dell’ufficio di preservazione storica. “Era completamente sconosciuto”. Per di più, la zona era pure stata studiata con fotografie aeree dall’inizio degli anni ’80. “È incredibile che una cosa del genere ci sia sfuggita”, dice Bofinger.

Ma gli archeologi sperano di ottenere risultati ancora migliori. “Uno non si limita più a guardare un singolo sito, ma cerca di comprendere l’intero paesaggio culturale”, dice Posluschny. Il motivo di ciò, continua, è che si può capire “come la gente pensava, viveva e lavorava” se si guarda a un ritrovamento nel contesto del suo più ampio ambiente.

Questo è particolarmente vero quando si tratta di grandi costruzioni, come i terrapieni di Cornesti. Queste enormi fortificazioni in Romania risalgono presumibilmente all’Età del bronzo, a circa 3.500 anni fa. Il nucleo interno delle quattro fortificazioni concentriche ha da solo una superficie di quasi 6 chilometri quadrati. Viste dall’alto, le onde nel paesaggio – che a terra passano inosservate – rivelano un sistema di fossati e bastioni.

Cornesti (GoogleEarth, DigitalGlobe)

(GoogleEarth, DigitalGlobe)

Far sparire le foreste

Grazie alla fotogrammetria, è possibile generare il modello 3-D di un’area prendendo le immagini da diversi punti. Tuttavia, il problema è che nelle normali immagini aeree, i paesaggi non sono sempre ricoperti solo di prati o campi di grano. Spesso ci sono fitte foreste a nascondere tutto quello che si trova sotto.

Il LiDAR può superare questo ostacolo. Oltre a fornire immagini 3D più precise, può eliminare la vegetazione. E in più, si possono ottenere immagini di distese enormi in un colpo solo. Ad esempio, sono state fatte le scansioni LiDAR di quasi l’intero stato del Baden-Württemberg. All’inizio i 160 terabyte di dati vengono esaminati automaticamente da un computer per cercare le strutture più evidenti. Data la vastità delle informazioni, questo richiede però un po’ di tempo: i computer stanno effettuando calcoli da cinque anni, e Bofinger stima che ci vorranno altri tre anni prima di avere le mappe di tutti i potenziali siti archeologici.

Quanto sia prezioso questo strumento si può capire da questo singolo esempio nella Foresta Nera. In questa zona di 2.000 chilometri quadrati, erano già noti circa 3.000 siti archeologici. Ma, dice Bofinger, “dopo la scansione LiDAR, ne abbiamo rilevati più di 36.000”. Improvvisamente, i ricercatori si sono trovati a guardare un paesaggio culturale che era sprofondato nel dimenticatoio. Quelle che nelle precedenti immagini aeree sembravano semplicemente dense foreste, potrebbero ora essere indentificate come fornaci, solchi, strutture minerarie, terrapieni e tumuli funerari.

La foresta nera (Landesamt für Denkmalpflege Baden-Württemberg)

(Landesamt für Denkmalpflege Baden-Württemberg)

I droni danno una mano

I laser possono anche rilevare le strutture subacquee. Sebbene possano penetrare solo fino a quattro metri di profondità, questo è sufficiente in molti casi, poiché la maggior parte dei ritrovamenti si trova in acque poco profonde vicino alle coste.

In più, ci sono una serie di tecnologie che permettono di riconoscere le strutture sottoterra senza dover spostare montagne di terra, come per esempio georadar e rilevatori elettromagnetici.

Nei prossimi anni, guardare i siti dall’alto potrebbe anche diventare il metodo standard visto che i costi continuano a scendere. Solo pochi anni fa, i ricercatori dovevano ancora salire a bordo degli aerei per scattare le immagini, mentre oggi vengono utilizzati droni senza pilota per i lavori a bassa quota. La combinazione della tecnologia LiDAR e dell’analisi delle immagini al computer sta fornendo, dice Posluschny, opportunità fantastiche.

“È attualmente in corso una rivoluzione nel telerilevamento archeologico”, dice.

Spiegel (qui le immagini interattive)

Vedi anche:

La rivoluzione tecnologica nell’archeologia dai tempi di Indiana Jones

Gli strumenti dell’archeologo

Attualmente sono in corso i test anche per il SUAVe. Sviluppato dall’archeologo Steven Wernke e dall’ingegnere Julie A. Adams della Vanderbilt University, il nuovo sistema “dovrebbe essere un modo per creare un registro digitale di archiviazione dei siti archeologici in pericolo prima che sia troppo tardi”.

8 commenti leave one →
  1. giacomo permalink
    settembre 6, 2012 7:00 am

    interessantissimo: peccato che non si possa usare come google earth liberamente.

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  2. Fabrizio permalink
    settembre 7, 2012 12:19 am

    Tempo fa ho visto un documentario in cui descrivevano le ricerche di Sarah Parcak di nuovi siti lungo il Nilo applicando proprio questa tecnologia: fantastico! E’ veramente una rivoluzione.

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  3. Roberto il Guiscardo permalink
    settembre 7, 2012 8:18 am

    lavoro in una università tedesca e ne abbiamo fatto uso..è interessante..chiaro che te lo vendono come la soluzione dei tuoi problemi..in realtà di strumenti simili ce ne sono in giro diversi da anni, questo è perfezionato…va usato, chiaramente, cum grano salis, giusto per evitare di scambiare cumuli di monnezza per scoperte sensazionali (è successo..:-))

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  4. beard permalink
    settembre 9, 2012 8:10 am

    incredibile davvero, speriamo di beneficiarne anche in Italia anzichè lasciare ai tombaroli i resti di interi insediamenti…

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  5. Priapus permalink
    ottobre 24, 2012 12:21 pm

    Ma se poi pubblichiamo o mettiamo in rete le mappe, sai che pacchia per i tombaroli!
    Se non vogliamo trovare solo siti vuoti e devastati, dovremo secretarle.

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  6. giacomo permalink
    ottobre 25, 2012 7:21 am

    penso che per quanto riguardi l’italia, saremo probabilmente gli ultimi ad utilizzarlo. Per quanto riguardino i tombaroli, l’unica soluzione potrebbe essere quella di farlo utilizzare da professionisti e non mettere in rete le nuove scoperte; tanto prima o poi i tombaroli vengono scoperti. Le ricerche andrebbero mirate ove vi siano di già archeologi.

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  7. CHEOPE permalink
    dicembre 14, 2012 5:23 pm

    E’ veramente una scoperta sensazionale !! Pensate alle rilevazioni che si potrebbero fare nel Viterbese , nella zona di Blera dove ci sono ancora centinaia di tombe etrusche inesplorate .

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  8. gennaio 15, 2014 2:16 pm

    Esiste qualche novità a riguardo???

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