Scoperte otto divinità aramee sotto una casa in Turchia: Mukīn-abūa un “uomo forte” assiro?

La processione divina aramea a Başbük (© fotografia e disegno di M. Önal, scansione laser di Cevher Mimarlık)

Un incredibile pantheon arameo è l’eccezionale scoperta fatta in un sito finora sconosciuto a Başbük, in Turchia. Una scalinata scavata nella roccia portava a una camera sotterranea dove era stata disegnata una processione di otto divinità antiche. Quelle identificate finora – Hadad, Atargatis, Sin e Samas – non sono assire ma aramee. Tutti i nomi sono scritti in aramaico: uno, in particolare, citerebbe Mukīn-abūa, il governatore della provincia assira confinante. Başbük doveva far parte del regno aramaico di Huzirina, già annesso all’impero assiro, o meno probabilmente del regno vassallo di Ašša.

Da qui l’ipotesi ripresa dai media: gli Assiri stavano cercando di ingraziarsi la popolazione locale conquistata costruendo un centro religioso nella loro lingua ma in stile neo-assiro? Lo studio pubblicato su Antiquity in verità precisa che alcune caratteristiche sono chiaramente in stile siro-anatolico. Questo pannello mostra la complessità della questione – già nota e dibattuta dagli storici – delle influenze tra Aramei, stati neo-ittiti e Assiri, e tra le tradizioni siro-anatoliche e mesopotamiche. Le numerose deportazioni degli Aramei in tutto l’impero assiro diffusero la loro cultura e la loro lingua che addirittura soppianterà l’accadico.

È molto importante ricordare che durante il regno di Adad-nirari III (811-783 a.C.) il potere era stato decentrato e nelle province di frontiera governavano degli “uomini forti” di fiducia. Questi esercitavano un potere quasi regale su vasti territori e facevano redigere iscrizioni col loro nome. Mukīn-abūa potrebbe dunque essere stato uno di questi.

Localizzazione di Başbük (© 2022 Cambridge University Press on behalf of Antiquity Publications Ltd.)

Lo scavo clandestino

Nel 2017 le autorità turche hanno scoperto uno scavo illegale nella città turca di Başbük. I tombaroli avevano scavato un buco grande 2,2 metri per 1,5 nel pavimento di una villetta a due piani, accedendo a una sorta di anticamera verso un complesso sotterraneo. Non è chiaro cosa sia stato trafugato, tuttavia l’anno successivo era stato condotto uno scavo archeologico di salvaguardia da parte del Museo Archeologico di Şanlıurfa, sospeso dopo soli due mesi a causa dell’instabilità del sito. L’area è al momento sotto la protezione legale del Ministero della Cultura e del Turismo turco.

L’esplorazione del sito

Finora sono stati trovati la camera d’ingresso (ma non ancora la sua apertura originale), una galleria superiore e una inferiore. È nella galleria superiore, accanto alla scalinata, che si trovava un eccezionale pannello con le raffigurazioni di otto divinità. È dunque possibile che il complesso fosse un centro religioso. Başbük faceva probabilmente parte del regno aramaico di Huzirina (capitale Harran), che venne inglobato nell’impero assiro all’inizio VIII secolo a.C.

Queste le dimensioni:

La camera d’ingresso è larga 3,15 metri e alta 4,30.

La galleria superiore è larga 8,50 metri e alta 5. Sulla parete ovest vi è il pannello lungo 3,98 metri. La scalinata è composta da undici gradini.

La galleria inferiore è stata esplorata solo per 31,5 metri a causa dell’accumulo di sedimenti.

a) Schema del sito (© Cevher Mimarlık, C. Uludağ)
b) Veduta di Başbük da Ovest (© M. Önal)
c) La casa a due piani (© M. Önal)
Il pannello di fianco alla scalinata (© Cambridge University Press on behalf of Antiquity Publications Ltd)

L’analisi del pannello

Vi sono otto divinità del pantheon arameo in processione. I contorni furono incisi per 1 mm e poi dipinti in nero. Nasi, occhi, sopracciglia, orecchie, visi e barbe assomigliano ai tratti fisici dei re assiri Assurnasirpal II e Shalmaneser III. Capelli, muscoli, copricapi e collane hanno invece caratteristiche siro-anatoliche. Le figure sono state incise a una profondità di solo un millimetro, forse erano ancora una bozza prima dell’incisione definitiva. Il colore nero avrebbe aiutato gli scultori a vedere i contorni con la poca luce disponibile.

Interpretazione grafica secondo M. Önal, basata sulle scansioni laser di Cevher Mimarlık (© Cambridge University Press on behalf of Antiquity Publications Ltd)

I nomi delle divinità

Le iscrizioni in aramaico ancora visibili identificano tre delle otto divinità. Una quarta è riconoscibile dalla sua iconografia.

Hadad

Il grande dio della tempesta e degli elementi atmosferici, a capo del pantheon aramaico. È la figura più grande (1 m e 10 cm) e guida la processione (n. 1).

Testo aramaico di Hadad (© S.F. Adalı)

’Attar‘ata

Dea della fertilità e della protezione. Consorte di Hadad (n. 2).

Il disegno di ’Attar‘ata – meglio nota come Atargatis – è la prima rappresentazione conosciuta di questa dea, la principale dea della Siria, in questa regione.

Testo aramaico di ’Attar‘ata (© S.F. Adalı)

Sîn

La figura n.3 porta un copricapo sormontato da una luna crescente e una luna piena. È Sin di Harran, il dio luna.

Testo aramaico di Sîn (© S.F. Adalı)

Šamaš

La figura n. 4 porta un corpicapo con un disco solare alato. È Samas, il dio sole.

E le quattro figure successive? Gli autori dello studio ipotizzano Karhuha, due figure femminili (Kubaba e una sua sacerdotessa?) e Nusku/Sarmas (figlio di Sin).

Cosa ne pensano i ricercatori

“Simboli e divinità di Başbük sono un adattamento dell’arte neo-assira alla tradizione siro-anatolica”, si legge sullo studio pubblicato l’11 maggio dalla rivista Antiquity.

Uno degli autori, Selim Ferruh Adalı, professore di storia antica presso l’Università di scienze sociali di Ankara, ha dichiarato a Live Science: «La scoperta testimonia l’inizio dell’egemonia assira nella regione. Il pannello murale contiene una raffigurazione della processione divina con elementi precedentemente sconosciuti, con scritte aramaiche per descrivere alcune divinità mentre combinano l’iconografia divina neo-assira, aramaica e siro-anatolica. Era il luogo di un culto regionale della fertilità delle divinità siro-anatoliche e aramee con rituali supervisionati dalle prime autorità neo-assire».

Mappa dei siti citati nello studio secondo E. Sökmen (© Cambridge University Press on behalf of Antiquity Publications Ltd)

Chi è Mukin-abua

Oltre ai nomi delle divinità, c’è un altro testo aramaico in gran parte illeggibile. Tuttavia si leggerebbe “Mukīn-abūa il capo (re’š) di Tushan”. Mukīn-abūa era un ufficiale assiro, governatore della provincia di Tushan durante il regno di Adad-nirari III (811-783 a.C.). Di lui sappiamo che fece una campagna militare contro la città di Der nel 794 a.C. È dunque possibile che Mukīn-abūa abbia preso il controllo della regione di Başbük, anche se il pannello – che non sembra essere stato finito – potrebbe testimoniare una fine anticipata dei lavori forse dovuta a un cambiamento di potere, disordini o altro. Una volta messo in sicurezza il sito, gli archeologi potranno tornare e registrare con accuratezza il testo rimanente.

Testo aramaico di Mukīn-abūa, a destra di Hadad (© S.F. Adalı)

Gli Aramei si espansero in modo considerevole all’inizio del I millennio a.C.: l’anno scorso era stata scoperta una punta di freccia risalente al loro assedio alla città di Gath.

Antiquity

Live Science

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