A quando risalgono le prime lance?
Gli archeologi hanno a lungo dibattuto su quando gli uomini iniziarono a cacciare grosse prede con lance e frecce. Grazie a queste, divenne possibile praticare la caccia di bufali e altra selvaggina pericolosa a distanza di sicurezza, con meno rischi di un’incornata. Tuttavia, finora la prove dirette di questa tecnica erano carenti nei siti più antichi.
Un nuovo studio mostra però che queste tecniche risalgono ad almeno 90.000 anni fa in Africa e offrono un nuovo metodo per determinare in che modo uccidevano i cacciatori preistorici.

Segni dovuti a proiettili, a sinistra, e segni da taglio, a destra (Corey O’Driscoll)
In precedenza i ricercatori utilizzavano metodi indiretti per studiare l’uso di proiettili, come l’analisi delle fratture sulle punte di pietra. Stando a queste ricerche, i primi esseri umani crearono le lance già 500.000 anni fa in Africa. Ma questo tipo di prove lascia spazio a dubbi e sono spesso contestate: gli archeologi scagliavano delle riproduzioni di lance realizzate in corno contro carcasse di buoi e cervi, poi studiavano i segni che lasciavano sulle ossa. In molti rimanevano però poco convinti dai risultati, poiché vi era poca differenza tra segni dei proiettili e segni di macellazione.
L’archeologo Corey O’Driscoll della South East Archaeology di Canberra ha invece creato riproduzioni in selce di punte di lancia e frecce della Media Età della Pietra africana e, nel corso di 15 esperimenti, li ha scagliati contro carcasse di agnello e mucca. Dopo aver fatto bollire o seppellire le carcasse per rimuoverne la carne, O’Driscoll ha trovato 758 ferite sulle ossa, che ha esaminato al microscopio e paragonati ai 201 segni da taglio di una collezione di ossa animali macellate.
Ha così scoperto “una bella differenza tra i segni di macellazione e i segni dei proiettili”, dice. Il suo studio ha rivelato sei tipi di ferite causate dall’impatto del proiettile. O’Driscoll ha inoltre osservato che la maggior parte dei segni era situata su vertebre o costole e che il 17% conteneva microscopici frammenti di selce a causa della elevata velocità di impatto. Per contro, nessuno dei segni da macellazione conteneva tali frammenti.
Utilizzando questi criteri, O’Driscoll e la collega Jessica Thompson hanno esaminato tre ossa - una costola e due vertebre – proveniente dal sito di Pinnacle Point in Sudafrica e su tutte hanno identificato segni di proiettili e frammenti di pietra. Due dei reperti sono databili tra i 91 e i 98 mila anni fa, il che li renderebbe la più antica testimonianza diretta dell’uso di armi proiettili. Il terzo osso risale persino tra i 153 e i 174 mila anni fa.
L’archeologa Tiina Manne dell’Università del Queensland ha dichiarato: “Questo suggerisce fortemente che la tecnologia del proiettile era in uso a Pinnacle Point da almeno da 90 – 95 mila anni fa”.
Come si nutrivano i 10.000 costruttori della piramide

(Ricardo Liberato)
Una nuova ricerca ha ricostruito il sistema alimentare dei costruttori delle famose piramidi di Giza in Egitto, le cui “città” sono state scoperte proprio vicino alle piramidi.
La città dei costruttori si trova circa 400 metri a sud della Sfinge, e venne utilizzata per la piramide del faraone Micerino, la terza e ultima piramide nella piana. Il luogo è conosciuto anche con il suo nome arabo, Heit el-Ghurab, ed è talvolta chiamato “la città perduta dei costruttori di piramidi”.

Le “gallerie” (AERA Inc.)

Una ricostruzione degli alloggi (AERA Inc.)

(AERA Inc.)
Finora, i ricercatori hanno scoperto un cimitero, una possibile area di macellazione e mucchi di ossa di animali.

L’area di pascolo e forse di macellazione (AERA Inc.)
Sulla base dei reperti ossei di animali, gli archeologi stimano che ogni giorno venivano mediamente macellate circa 2 tonnellate di carne bovina, ovina e caprina per alimentare i costruttori della piramide. Questa dieta ricca di carne, insieme alla disponibilità di cure mediche (gli scheletri di alcuni lavoratori mostrano ossa cicatrizzate), sarebbero state un richiamo ulteriore per lavorare alle piramidi.
“Ci si prendeva cura delle persone, ed erano tutte ben nutrite quando erano lì a lavorare, così ci sarebbe stata un’attrattiva”, ha detto Richard Redding, direttore di ricerca presso l’Ancient Egypt Research Associates (AERA), un gruppo che studia il sito da circa 25 anni. “Probabilmente avevano una dieta molto migliore rispetto al loro villaggio”.
Alla città dei costruttori, probabilmente occupata per 35 anni, i ricercatori hanno identificato circa 25.000 ossa di pecore e capre, 8.000 di bovini e 1.000 di maiale.

Richard Redding (AERA Inc.)
Per lavorare alla piramide, i costruttori avrebbero avuto bisogno di almeno 45-50 grammi di proteine al giorno, ipotizza Redding. Secondo una sua stima, metà di queste proteine sarebbe probabilmente venuta da pesce, fagioli, lenticchie e altre fonti non a base di carne, mentre l’altra metà sarebbe venuta da pecore, capre e bovini. Latte e formaggi non erano probabilmente consumati a causa di problemi di trasporto e della bassa resa di latte del bestiame in quel periodo.
Combinando queste esigenze ed altre fonti proteiche con le ossa, Redding ha stimato in circa 11 bovini e 37 ovini o caprini il consumo giornaliero del sito, oltre ai rifornimenti di grano, birra e altri prodotti. Per mantenere certi livelli di allevamento, sarebbe stata necessaria un’area – comprendente terre e insediamenti – di circa 1.205 km², cioè il 5% del delta del Nilo. Gli allevatori sarebbero dovuti essere 3.650, e incluse le famiglie, 18.980, meno del 2% della popolazione egizia dell’epoca.
È inoltre emerso che i capisquadra, che alloggiavano in un’area chiamata “gallerie”, preferivano la carne bovina, considerata la più pregiata carne in Egitto. Non a caso, appare molto più spesso nelle scene tombali rispetto a pecore o capre, mentre i suini non compaiono mai.

Decorazione sulla tomba di Ti, Saqqara (The Yorck Project)
I ricercatori ritengono che non tutti i lavoratori vivessero lì: altri erano accampati proprio accanto alle piramidi. “Pensiamo che, probabilmente, nella città dei costruttori vi abitasse una grande parte della forza lavoro, i lavoratori più qualificati, mentre c’erano accampamenti temporanei intorno alle piramidi dove venivano alloggiati i lavoratori temporanei”.
Gli studi futuri cercheranno i resti delle città operaie di Cheope e di Chefren, gli altri due faraoni che costruirono le piramidi di Giza. Una zona di discarica, indagata negli anni ’50, potrebbe contenerli; dei sigilli lì ritrovati portano i nomi dei governanti. “Quando Micerino arrivò, egli stabilì il suo regno, fece livellare tutta la zona e i detriti furono gettati in una grande discarica. Quella discarica dietro la collina potrebbe essere ciò che rimane dei siti di costruzione di Cheope e Chefren”, ha dichiarato Redding, che spera di iniziare nuovi scavi nel prossimo anno o due.
Scoperto un bellissimo mosaico in Israele
Gli archeologi hanno scoperto un mosaico “straordinario” che sarebbe stato utilizzato come pavimento di un edificio pubblico bizantino. Datato tra il IV e il VI secolo d.C., la sua scoperta è avvenuta in Israele, nel Kibbutz Bet Qama.

(Yael Yolovitch, Israel Antiquities Authority)

(Yael Yolovitch, Israel Antiquities Authority)
Il mosaico misurava circa 12 metri per 8,5. Diviso in tre parti con dei cerchi all’interno di ciascuno, era decorato con “disegni intrecciati”, ha detto l’archeologo Davida Eisenberg Degen. Ad ogni angolo vi erano anfore e altri disegni, come frutti, due pavoni, una colomba e una pernice.

(Yael Yolovitch, Israel Antiquities Authority)
Anche se altre aree del sito mostrano tracce di pratiche cristiane, l’edificio sembra non avere avuto alcun scopo religioso. I ricercatori non sono comunque sicuri del suo utilizzo. Di fronte al sito, gli archeologi avevano già scavato vasche e una rete di canali e tubature. Nell’area vi erano sia insediamenti cristiani che ebraici.
La storia genetica degli europei comincia solo nel 4.500 a.C.
Uno studio pubblicato su Nature Communications ha fornito la prima storia genetica dettagliata dell’Europa moderna, suggerendo che gli Europei sono un popolo più giovane di quello che pensavamo.
Il DNA recuperato da scheletri antichi rivela che il corredo genetico dell’Europa moderna si è formato intorno al 4.500 a.C., alla metà del Neolitico, e non dai primi agricoltori che sono arrivati nella zona circa 7.500 anni fa o dai precedenti gruppi di cacciatori-raccoglitori.
“La genetica dimostra che in quell’epoca qualcosa fece scomparire lo specifico patrimonio genetico delle precedenti popolazioni”, ha detto Alan Cooper, direttore del Centro australiano per il DNA antico dell’Università di Adelaide, dove è stata eseguita la ricerca. “Tuttavia, non sappiamo cosa sia successo e perché, e [la metà del Neolitico] non era stata precedentemente identificata come [un tempo] di grandi cambiamenti”. “Questa popolazione si muove all’incirca tra il 4.000 e il 5.000 a.C., ma da dove proviene rimane un mistero, dato che non vediamo niente di simile nelle zone circostanti l’Europa”.

Un gruppo di uomini tedeschi negli anni ’20 (Hans Hildenbrand, National Geographic)
Nello studio, Cooper e i suoi colleghi hanno estratto il DNA mitocondriale, che i figli ereditano solo dalla madre, da denti e ossa di 39 scheletri trovati nella Germania centrale. Gli scheletri hanno un’età compresa tra i 7.500 e i 2.500 anni.
Il team si è concentrato su un gruppo di lignaggi mitocondriali strettamente legati – mutazioni nel DNA mitocondriale che sono simili tra loro – noti come aplogruppo H, che è portato da quasi la metà degli europei moderni (fino al 45%).
Non è chiaro come questo aplogruppo divenne dominante in Europa. Secondo alcuni scienziati si diffuse in tutto il continente in seguito a un aumento della popolazione dopo la fine dell’ultima era glaciale circa 12.000 anni fa. Ma i nuovi dati dipingono un quadro diverso: più che un singolo o pochi eventi di migrazione, l’Europa è stata occupata più volte, a ondate, da gruppi diversi, da diverse direzioni e in tempi diversi.
Cacciatori e agricoltori
I primi esseri umani moderni a raggiungere l’Europa arrivarono dall’Africa dai 35.000 ai 40.000 anni fa. A partire dai 30.000 anni fa erano diffusi in tutta l’area, mentre i loro cugini, i Neanderthal, scomparvero. Quasi nessuno di questi primi cacciatori-raccoglitori portava l’aplogruppo H nel loro DNA.
Circa 7.500 anni fa, all’inizio del Neolitico, un’altra ondata di umani si espanse in Europa, questa volta dal Medio Oriente. Portavano nei loro geni una variante dell’aplogruppo H, e nelle loro menti la conoscenza dell’agricoltura. Gli archeologi chiamano questi primi agricoltori dell’Europa centrale la cultura della ceramica lineare (LBK), così chiamata perché le loro ceramiche spesso avevano decorazioni lineari. Le prove genetiche dimostrano che la comparsa degli agricoltori LBK e i loro aplogruppi H unici coincisero con una drastica riduzione dell’aplogruppo U – l’aplogruppo dominante tra i cacciatori-raccoglitori che allora vivevano in Europa.
“I risultati mettono un punto fermo nel vecchio dibattito tra gli archeologi”, ha detto Spencer Wells, co-autore della ricerca. “La sola archeologia non può determinare se i movimenti culturali – come ad esempio un nuovo stile di ceramica o, in questo caso, l’agricoltura – siano stati accompagnati da movimenti di persone. In questo studio mostriamo che i cambiamenti nei reperti archeologici europei sono accompagnati da cambiamenti genetici, suggerendo che i cambiamenti culturali furono accompagnati dalla migrazione di persone e del loro DNA”.
Il gruppo LBK e i suoi discendenti ebbero molto successo e si diffusero rapidamente in tutta Europa. “Diventarono la prima cultura paneuropea, diciamo”, ha detto Cooper.
Dato il loro successo, sarebbe naturale pensare che i membri della cultura LBK furono dei significativi antenati genetici di molti europei moderni. Ma l’analisi genetica del team ha rivelato una sorpresa: circa 6.500 anni fa, a metà del Neolitico, la cultura LBK venne essa stessa rimpiazzata. I loro tipi di aplogruppo H improvvisamente divennero molto rari, e furono sostituiti da popolazioni con un diverso insieme di variazioni dell’aplogruppo H.
I nostri antenati
I dettagli di questo “turnover genetico” sono oscuri. Gli scienziati non sanno ciò che lo causò, né da dove venissero i nuovi colonizzatori. “Tutto quello che sappiamo è che i discendenti dei contadini LBK scomparvero dall’Europa centrale circa nel 4.500 a.C., aprendo la strada all’ascesa di popolazioni provenienti da altrove”, ha detto Cooper.
“Alla fine del V millennio ci sono stati un sacco di cambiamenti nella documentazione archeologica”, spiega Peter Bogucki, archeologo alla Università di Princeton non coinvolto nello studio, ma esperto delle prime società agricole in Europa. “Ci sono state grandi trasformazioni all’interno dell’Europa centrale che non sono stati ben spiegate”. Bogucki pensa che il cambiamento climatico sia stato un fattore della variazione genetica in Europa, ma non l’unica causa.
Una cosa che è evidente dai dati genetici è che quasi la metà degli europei moderni possono far risalire le loro origini a questo misterioso gruppo. “Nel 4.500 a.C. circa, iniziamo a vedere una diversità e una composizione del patrimonio genetico che cominciano ad assomigliare a quelle della moderna Europa [centrale]“, ha aggiunto Cooper. “Questa composizione verrà poi modificata dalle successive culture che arrivano, ma è la prima volta in cui si vede qualcosa di simile alla moderna composizione genetica europea”.
Qualunque sia stato il motivo della sostituzione “genetica” della prima cultura paneuropea, Cooper vuole saperne di più. “Successe qualcosa di importante”, ha detto, “e ora la caccia è per scoprire cosa sia stato”.
Negli ultimi anni, erano state diverse le ricerche che andavano nella direzione di questo studio.
Centinaia di sfere misteriose a Teotihuacan
Nel tunnel costruito sotto uno degli edifici più importanti di Teotihuacan – il Tempio del Serpente Piumato – sono state scoperte, oltre a due camere inattese, centinaia di sfere misteriose.
“Sembrano sfere gialle, ma non ne conosciamo il significato. Si tratta di una scoperta senza precedenti”, ha detto Jorge Zavala, archeologo dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico.

(DMC, INAH/M. Marat)

(DMC, INAH/M. Marat)
Le rovine mesoamericane di Teotihuacan, Patrimonio dell’umanità, rappresentano uno dei più grandi centri urbani del mondo antico. Abitata intorno al 100 a.C., questa città piena di piramidi contava più di 100.000 abitanti al suo apice, ma venne abbandonata per ragioni misteriose intorno al 700 d.C. – molto prima dell’arrivo degli Aztechi nel 1300.
Lo scavo nel tempio si è focalizzato su un tunnel lungo un centinaio di metri che corre sotto l’edificio. Il condotto era stato scoperto nel 2003, quando la pioggia aveva scoperto un buco a pochi metri dalla piramide.
Per esplorare il tunnel, volutamente riempito di detriti e rovine dal popolo di Teotihuacan, sono stati necessari diversi anni di lavoro preliminare e di pianificazione. “Alla fine, un paio di mesi fa abbiamo trovato due camere laterali a 72 e 74 metri dall’ingresso. Li abbiamo chiamati Camera Nord e Camera Sud”, ha detto l’archeologo Sergio Gómez Chávez, direttore del Progetto Tlalocana.

(CNMH, INAH)

(DMC, INAH/M. Marat)
Gli archeologi hanno esplorato il tunnel con un robot telecomandato chiamato Tlaloc II-TC, dotato di una telecamera a infrarossi e di un laser a scansione che genera una visualizzazione 3D degli spazi. “Il robot è stato in grado di entrare nella parte del tunnel che non era ancora stata scavata e ha trovato tre camere tra i 100 e 110 metri dall’ingresso,” ha detto Gómez Chávez.

(INAH)
Le misteriose sfere giacevano sia nella camera nord che in quella sud. Grandi tra gli 1,5 e i 5 centimetri, gli oggetti hanno un nucleo di argilla e sono rivestiti con un materiale giallo chiamato jarosite. “Questo materiale è formato dall’ossidazione della pirite, che è un minerale metallico”, ha Gómez Chávez. “Significa che in epoca pre-ispanica apparivano come delle sfere metalliche. Ce ne sono centinaia nella camera a sud”.
“La pirite era certamente usata a Teotihuacan e in altre antiche società mesoamericane”, spiega George Cowgill, professore emerito presso l’Arizona State University e autore di numerose pubblicazioni su Teotihuacan. “In origine le sfere avrebbero brillato. Sono davvero uniche, ma non ho idea che cosa significhino”.
Anche le pareti e il soffitto di entrambe le camere erano coperte con una polvere minerale composta da magnetite, pirite ed ematite, il che avrebbe fornito una particolare luminosità al luogo.
“Crediamo che persone di alto rango, come sacerdoti o anche governanti, scendevano nel tunnel per eseguire rituali”, ipotizza Gómez Chávez.

(DMC, INAH/M. Marat)
Gli archeologi hanno trovato molte offerte, tra cui ceramiche e maschere di legno intarsiate con giada e quarzo – tutte databili intorno al 100 d.C.
Gómez Chávez e il suo team ora aspettano di esplorare l’ultima parte del tunnel e le tre camere viste col robot.
Secondo l’archeologo, il tunnel è stato sigillato due volte dal popolo di Teotihuacan. Delle spesse mura, erette per bloccare l’accesso, furono demolite circa 1.800 anni fa al fine di depositare qualcosa di molto importante nella camera centrale alla fine del tunnel. “Forse in questo luogo troveremo i resti di coloro che hanno governato Teotihuacan”.

Il tempio di Quetzalcoatl (DMC, INAH/M. Marat)
Vedi anche:
Tombe di guerrieri galli scoperti a Buchères
In un campo fangoso alla periferia di Troyes, a sud-est di Parigi, gli archeologi francesi hanno scoperto un cimitero celtico dell’età del ferro.
Nel sito, dove si voleva costruire un magazzino, si sta recuperando una gran quantità di reperti, tra cui armi e ornamenti appartenuti a cinque guerrieri galli.
“Non ho mai visto niente di simile”, ha detto l’archeologa Emilie Millet.

(Inrap)
Dei 14 luoghi di sepoltura finora portati alla luce, 5 appartenevano a guerrieri. Sono state ritrovate le loro spade di ferro, alcune lunghe 70 centimetri e ancora nel fodero.

(Inrap)

(Inrap)

(Inrap)
In questa sepoltura si è preservato il contorno metallico e la parte centrale di uno scudo, il cui nucleo in legno e cuoio è da tempo marcito.

(Inrap)
Sepolte accanto ai guerrieri ci sono diverse donne, i cui gioielli – delle collane in metallo note come torque, e grandi spille in bronzo decorate con coralli preziosi – sono segni di alto rango.

(Inrap)

(Inrap)

(Inrap)

(Inrap)
In una tomba, una donna e un uomo forse legati in vita erano stati sepolti insieme, separati solo da uno strato di terra.

(Inrap)
“Questo cimitero è eccezionale per più motivi”, dice l’Istituto nazionale delle ricerche archeologiche preventive (INRAP), che scava i siti di potenziale interesse prima che comincino i lavori.
I gioielli suggeriscono che i morti furono sepolti tra il 325 e il 260 a.C., in un periodo noto come quello di La Tène. Un altro indizio può venire dall’analisi del fodero e dal tipo di decorazione. Di solito i disegni in questo periodo avevano due draghi a bocca aperta l’uno di fronte all’altro con i corpi intrecciati.
Il fatto che il cimitero si trovi a Buchères pone diversi interrogativi, perchè non vi è mai stata alcuna traccia di un insediamento celtico importante nelle vicinanze. Le tombe sono state scoperte ad una profondità di circa due metri, ma non sono rimasti segni esterni.
Lì vicino, una precedente civiltà dell’età del bronzo aveva lasciato una serie di tumuli.

(Inrap)

(Inrap)
Non sono ancora stati trovati reperti di ceramica o tracce di alimenti, che spesso erano aggiunti alle sepolture dell’età del ferro per sostenere i morti nel mondo ultraterreno.
Non sono poi stati trovati resti di bambini, anche se questa assenza è comune alle necropoli celtiche – qualcosa che gli antropologi non riescono ancora a spiegare.
Ci attendono anni di paziente lavoro forense per scovare indizi su come queste persone vivevano e morivano. Nel frattempo, i resti vengono registrati, prima di essere delicatamente staccati dalla terra e conservati.
Una misteriosa struttura di pietra sotto il Mar di Galilea
Una enorme struttura in pietra scoperta sotto le acque del mare di Galilea, in Israele, lascia perplessi ancora oggi gli archeologi riguardo il suo scopo e la sua datazione.
La misteriosa struttura a forma di cono è fatta con massi di basalto grezzi e pesa circa 60.000 tonnellate, dicono i ricercatori. Alta 10 metri, ha un diametro di circa 70 metri, cioè il doppio del cerchio di pietre di Stonehenge.

(Shmuel Marco)

(Shmuel Marco)
Le pietre sembrano comporre un enorme cairn, una costruzione formata da pietre impilate a secco. Strutture come queste esistono in altre parti del mondo e a volte vengono utilizzate per contrassegnare sepolture.
La struttura era stata individuata nell’estate del 2003, durante un rilevamento sonar.

Il rilevamento del 2003 (Shmuel Marco)
“Le ispezioni subacquee hanno rivelato che la struttura è fatta di massi di basalto grandi fino a 1 metro, apparentemente senza uno schema”, scrivono i ricercatori sull’International Journal of Nautical Archaeology. “I massi hanno facce naturali senza segni di taglio o di cesellatura. Allo stesso modo, non abbiamo trovato alcun segno di disposizione delle pietre o muri che deliniino questa struttura.”
Dicono che è sicuramente dell’uomo e, probabilmente, venne costruito sulla terra, solo per essere sommerso più tardi dal Mar di Galilea. “La forma e la composizione della struttura sommersa non assomigliano ad alcuna caratteristica naturale. Abbiamo quindi concluso che è artificiale e che si può definire un cairn,” scrivono i ricercatori.
L’archeologo Yitzhak Paz, dell’Autorità Israeliana per le Antichità, ritiene che possa risalire più di 4.000 anni fa. “La possibilità più logica è che appartenga al terzo millennio a.C., perché ci sono altri fenomeni megalitici di quell’epoca che si trovano nelle vicinanze,”, ha detto Paz, notando che quei siti sono associati a insediamenti fortificati.

(Shmuel Marco)
I ricercatori elencano diversi esempi di strutture megalitiche che hanno più di 4.000 anni presenti in prossimità del Mar di Galilea. Un esempio è il sito monumentale di Khirbet Beteiha, che si trova a circa 30 chilometri dalla struttura di pietra sommersa. “Comprende tre cerchi di pietre concentrici, il più grande dei quali misura 56 metri di diametro”.
Paz spera di scavare presto la struttura per cercare eventuali manufatti e provare a determinare la sua data con certezza. “Cercheremo di farlo in un prossimo futuro, spero, ma dipende da un sacco di fattori.
