Scoperto un bottino di armi dell’Età del Bronzo in Scozia

(GUARD Archaeology)
(GUARD Archaeology)

In un sito preistorico della Scozia, nei pressi dell’odierna città di Carnoustie, gli archeologi hanno fatto una rara scoperta: una punta di lancia di bronzo decorata in oro, risalente alla Tarda Età del Bronzo.

L’arma era stata scoperta durante un’ispezione archeologica su un terreno che doveva diventare un campo da calcio.

La punta di lancia si trovava di fianco a una spada di bronzo, a una spilla e a una guaina. Nell’intero sito, che comprende anche i resti di case, sono stati trovati numerosi altri reperti preistorici.

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Scoperta una dodicesima grotta dei Rotoli del Mar Morto

(Casey L. Olson and Oren Gutfeld)
(Casey L. Olson and Oren Gutfeld)

Oltre 60 anni dopo i primi scavi a Qumran, gli archeologi israeliani hanno annunciato di aver identificato una dodicesima grotta che ritengono contenesse dei Manoscritti del Mar Morto, almeno fino a quando venne saccheggiata alla metà del XX secolo.

Dentro non vi era infatti alcun rotolo, tuttavia sono stati rinvenuti un piccolo brandello di pergamena in un vaso e frammenti di almeno sette giare, di tipologia identica a quella delle altre grotte di Qumran.

«Non c’è dubbio che questa sia una nuova grotta coi Rotoli», ha dichiarato Oren Gutfeld, archeologo a capo dello scavo, a The Times of Israel. «Solo che i Rotoli non ci sono».

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La tomba di un Vichingo di alto rango in Scozia

(Ardnamurchan Transitions Project)
(Ardnamurchan Transitions Project)

Circa 1.000 anni fa, i Vichinghi scavarono una tomba per “un guerriero di alto rango” e lo seppellirono in una barca piena di offerte funerarie, tra cui una grossa spada e un’ascia.

Il guerriero vichingo venne sepolto nella Swordle Bay, in Scozia, lontano dal suo paese d’origine in Scandinavia. Gli stessi manufatti trovati nella sua tomba provenivano da diversi paesi: Scandinavia, Scozia e Irlanda.

Un nuovo studio su questo raro ritrovamento ha potuto dare un’idea di come vivessero gli abitanti della Scozia occidentale nel X secolo.

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Una casa neolitica scavata sull’isola di Marawah

(Abu Dhabi Tourism & Culture Authority)
(Abu Dhabi Tourism & Culture Authority)

Sull’isola di Marawah, al largo della costa di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), gli archeologi hanno scavato le fondamenta ben conservate di una casa di 7.500 anni fa.

«È un ritrovamento sbalorditivo poiché non ci sono paragoni in nessun’altra parte della costa del Golfo Persico», ha dichiarato Mark Beech, capo del Dipartimento del patrimonio costiero e di paleontologia presso l’Autorità del Turismo e della Cultura di Abu Dhabi (TCA).

È peraltro possibile che sotto la sabbia si celino ancora i resti di un intero villaggio preistorico. «Ci sono sette collinette e abbiamo scavato la più piccola, dunque in futuro potremmo trovare altri edifici», dice Beech.

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L’ISIS distrugge la facciata del teatro romano e il tetrapilo di Palmira

(DigitalGlobe)
(DigitalGlobe)

I miliziani dell’ISIS hanno distrutto parte dello storico teatro romano e quasi l’intero tetrapilo nell’antica città di Palmira, in Siria.

Le nuove immagini satellitari confermano le devastazioni, dice una dichiarazione rilasciata oggi dal Direttorato Generale delle Antichità e dei Musei (l’equivalente della nostra Sovraintendenza). «Le immagini mostrano danni significativi al tetrapilo e al teatro romano causati dalle distruzioni dell’ISIS», recita il comunicato.

Non è chiaro quando sia avvenuto il danno, tuttavia le fotografie satellitari erano state fatte tra il 26 dicembre 2016 e il 10 gennaio 2017.

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La seta più antica del mondo

(PLOS ONE)
Le sepolture indagate (Gong Y, Li L, Gong D, Yin H, Zhang J (2016) Biomolecular Evidence of Silk from 8,500 Years Ago. PLoS ONE 11(12): e0168042. doi:10.1371/journal.pone.0168042)

Le più antiche tracce di seta prodotta con i bachi da seta sono state rinvenute in Cina in alcune tombe di 8.500 anni, ovvero molto prima di quanto si credesse.

La seta era un bene di lusso raro nel mondo antico. La sua fama diede il nome alla cosiddetta Via della Seta, la leggendaria rete di strade commerciali che una volta collegava Oriente e Occidente, Cina e Roma.

Il segreto di come produrre la seta era stato scoperto in Cina. Seconda una leggenda cinese, dopo che un bozzolo di baco da seta cadde in una tazza da tè della moglie “dell’imperatore giallo” Huang Di, si scoprì come il bozzolo potesse produrre un filo lungo un chilometro.

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Trovato a Gela un megalite usato come calendario solare

Il gruppo di amici che ha fatto la scoperta (La Sicilia)
Il gruppo di amici che ha fatto la scoperta (La Sicilia)

Ad appena dieci chilometri dalla città di Gela, in Sicilia, un gruppo di quattro appassionati di archeologia è riuscito a identificare una nuova “pietra calendario”, una pietra forata in grado di segnare lo scorrere delle stagioni e degli anni. Un esperimento ha dimostrato che nel giorno del solstizio d’inverno, quando il Sole è allo zenit, la luce si staglia all’interno del foro.

«È stata un’impressione molto forte, potente. L’equazione con la “pietra forata” di San Cipirello è immediata», ha commentato l’archeologo Ferdinando Maurici, direttore del museo di Terrasini (Palermo).

Il megalite sarebbe stato forato dagli uomini nel periodo preistorico probabilmente tra il VI e il III millennio a.C.

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Un muro indica nuove tombe da scavare a Qubbet el-Hawa

(University of Birmingham)
Il muro si trovava sotto a un percorso per visitatori (University of Birmingham)

Un muro alto due metri è stato scoperto vicino alle tombe tagliate nella roccia nel sito di Qubbet el-Hawa, grazie alla squadra di archeologi dell’Università di Birmingham, all’Egypt Exploration Society, e al Qubbet Al-Hawa Research Project (QHRP). Il muro forniva un sostegno alle tombe dell’Antico regno scavate nelle terrazze vicine.

«I ritrovamenti stanno profondamente cambiando la nostra comprensione del paesaggio funerario in quest’area durante l’Antico Regno e il Primo periodo intermedio nel 2.278-2.184 a.C. Non penso che qualcuno sappia di già a chi appartengano le tombe», ha dichiarato Carl Graves, dottorando al lavoro insieme a Martin Bommas, direttore della spedizione.

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Le 9 scoperte archeologiche più grandi del 2016

(Dejan Gileski, Shutterstock)
(Dejan Gileski, Shutterstock)

Quest’anno gli archeologi hanno portato alla luce dei tesori che hanno rivelato non solo strane pratiche (come la costruzione di una piramide dentro una piramide dentro una piramide), ma anche i segreti di alcuni dei manufatti più noti. Dai Rotoli del Mar Morto alla più giovane mummia mai trovata in Egitto, da un complesso megalitico di 1.500 anni fino alla tomba di Gesù, ecco uno sguardo su alcune delle più interessanti scoperte archeologiche del 2016.

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Le prime tracce di verdure cotte trovate nel Sahara

(Missione Archeologica nel Sahara. Sapienza Università di Roma)
(Missione Archeologica nel Sahara. Sapienza Università di Roma)

Quando immaginiamo i cacciatori-raccoglitori neolitici, probabilmente pensiamo a delle persone che mangiano all’aperto dei grossi pezzi di carne intorno a un fuoco. Ma la verità è che in molti, 10.000 anni fa, mangiavano più verdure e cereali che carne.

I ricercatori dell’Università di Bristol e della Sapienza di Roma, con la collaborazione delle Università di Milano e Modena, hanno fatto questa scoperta dopo un’analisi chimica approfondita su 110 frammenti di ceramica trovati nel deserto del Sahara in Libia; all’epoca, la regione era un’umida savana piena di laghi, greggi di animali e una vegetazione rigogliosa.

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Scavate altre statue della dea Sekhmet

(Al-Ahram)
(Al-Ahram)

Uno missione archeologica europea-egiziana ha portato alla luce quattro statue di 3.000 anni della dea Sekhmet con testa di leonessa, nel tempio funerario del faraone Amenofi III, di fronte a Luxor. Le statue, tre busti e un torso senza testa, sono state scoperte nella sala dell’ipostilo.

Nella mitologia egizia Sekhmet era la figlia del dio sole Ra ed era nota anche per i suoi poteri di guarigione. In questo tempio sono numerose le sue statue poiché Amenofi III, afflitto da dolorose patologie verso la fine della sua vita, ne cercò la benevolenza e la protezione.

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Un raro amuleto di Odino scoperto in Danimarca

(Museo Lolland-Falster)
(Museo Lolland-Falster)

Un cercatore d’oro amatoriale di nome Carsten Helm, in compagnia dei suoi due figli di 10 e 12 anni, ha scoperto una serie di oggetti d’oro del VI secolo d.C. sull’isola di Lolland, in Danimarca. Tra essi vi è un cosiddetto bratteato, un sottile medaglione d’oro portato come un gioiello durante l’Età del Ferro germanica.

Gli archeologi del Museo di Lolland-Falster credono che l’immagine sull’amuleto dipinga il dio norreno Odino. La loro conclusione si basa su altri ritrovamenti di bratteati simili che includono un’iscrizione runica che recita “L’Alto” (o “L’eccelso”), uno degli epiteti di Odino.

Inciso sul medaglione vi è anche una svastica.

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