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L’Unesco approva una controversa risoluzione su Gerusalemme

ottobre 20, 2016
La Cupola della Roccia e alcuni gatti (Spencer Platt/Getty Images)

La Cupola della Roccia e alcuni gatti (Spencer Platt/Getty Images)

Il 18 ottobre, a Parigi, l’UNESCO ha approvato una controversa risoluzione sul Monte del Tempio a Gerusalemme usando solo il suo nome islamico. Il Consiglio esecutivo, di cui fanno parte 58 stati, ha approvato la risoluzione proposta da alcuni paesi arabi: Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan. È passata con 24 sì, 6 no (Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda), 26 astensioni (tra cui l’Italia) e 2 paesi non presenti al momento del voto.

Il Monte del Tempio è un luogo sacro sia per gli ebrei (che lo chiamano Har HaBayit), sia per i musulmani (che lo chiamano Haram al-Sharif, ‘nobile santuario’), oltre che per i cristiani.

Dopo questa risoluzione, Israele ha congelato la cooperazione con l’Unesco.

(Getty Images)

(Getty Images)

Un luogo sacro

L’obiettivo del testo era “la salvaguardia del patrimonio culturale della Palestina e il carattere distintivo di Gerusalemme Est”.

La risoluzione non nega l’esistenza dei templi ebraici, ma critica l’azione di Israele nei luoghi santi di Gerusalemme e nell’occupata Cisgiordania; tuttavia, è il modo con cui definiscono i siti ad aver provocato la reazione di Israele contro l’Unesco.

Infatti mentre riconosce “l’importanza della Città Vecchia di Gerusalemme e delle sue mura per tre religioni monoteiste”, il documento si riferisce alla collina sacra solo col nome “al-Aqsa Mosque/al-Haram al-Sharif”. Al-Haram al-Sharif (‘il nobile santuario’), noto anche come Spianata delle Moschee, è l’intero sito in cui si trovano la Moschea al-Aqsa – la più grande di Gerusalemme – la Cupola della Roccia, diciassette porte e quattro minareti. È il terzo sito più sacro del mondo islamico: sulla roccia all’interno della Moschea della Roccia, il profeta Maometto sarebbe asceso in cielo.

Per gli ebrei è invece il luogo più sacro della loro religione, sede di due templi biblici: il Tempio di Salomone (il Primo Tempio) e la sua ricostruzione, il Tempio di Erode (il Secondo Tempio) di cui oggi rimane solo il cosiddetto Muro Occidentale (detto anche Muro del Pianto), che i musulmani chiamano Muro di al-Buraq.

Accuse reciproche

La risoluzione approvata chiama la parte davanti al Muro “al-Buraq Plaza ‘Western Wall Plaza’ ” – mettendo tra virgolette solo il nome ebraico, che quindi ha meno peso rispetto al nome islamico.

Il presidente del Consiglio esecutivo dell’Unesco, Michael Worbs, ha dichiarato venerdì scorso che avrebbe voluto più tempo per trovare un compromesso. Alla televisione israeliana Channel 10 ha dichiarato: «Quello che è successo è veramente un’eccezione, mi scuso di questo». Martedì l’ambasciatore d’Israele all’Unesco, Carmel Shama Hacohen, ha accusato i palestinesi di fare dei giochetti: «Questo è il posto sbagliato per risolvere i problemi tra paesi o persone», ha dichiarato all’AFP.

Il vice ambasciatore della Palestina all’Unesco, Mounir Anastas, ha invece gradito la risoluzione, e spera che ciò metta pressione sulle autorità israeliane per “fermare tutte le loro violazioni”, in particolare lo scavo dei siti dentro e intorno alla Città Vecchia.

In verità, è da tempo che in questo sito entrambe le parti si accusano a vicenda. I palestinesi accusano gli israeliani di distruggere e rimuovere dei resti del periodo islamico. Gli israeliani accusano la fondazione Waqf (o Awqaf) che amministra le due moschee, di effettuare scavi illegali distruggendo i resti archeologici ebraici. Entrambi poi accusano l’altro di impedire alla propria gente di pregare nel sito, e di incoraggiare le violenze.

L'ambasciatore israeliano all'Unesco, Carmel Shama Hacohen, parla ai media mentre esce dal meeting nella sede dell'Unesco a Parigi (AP)

L’ambasciatore israeliano all’Unesco, Carmel Shama Hacohen, parla ai media mentre esce dal meeting nella sede dell’Unesco a Parigi (AP)

L'ambasciatore palestinese all'Unesco Elias Sanbar, a sinistra, e il suo vice Mounir Anastas (AP Photo/Francois Mori)

L’ambasciatore palestinese all’Unesco Elias Sanbar, a sinistra, e il suo vice Mounir Anastas (AP Photo/Francois Mori)

“Una decisione delirante”

La risoluzione denuncia ripetutamente le azioni d’Israele, inclusi l’uso della forza, l’imposizione di restrizioni sui fedeli musulmani e gli scavi archeologici. Secondo Israele, queste critiche hanno dei motivi politici. Per il Ministro dell’Istruzione israeliano, Naftali Bennett, l’Unesco ignora “migliaia di anni di legami ebraici con Gerusalemme” e aiuta “il terrore islamista”.

Anche il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova, che non fa parte del Consiglio esecutivo, ha criticato la risoluzione, dicendo che “dei popoli differenti venerano questi stessi luoghi, a volte sotto diversi nomi. Il riconoscimento, l’uso e il rispetto di questi nomi è di primaria importanza”. Bennett ha però giudicato insufficiente la dichiarazione di Bokova: «Le parole sono importanti, ma non sostituiscono le azioni dell’organizzazione che lei dirige», ha detto.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha scritto su Facebook che l’Unesco è diventata “un teatro dell’assurdo” nel prendere “un’altra decisione delirante”. «Dire che Israele non ha legami col Monte del Tempio e il Muro Occidentale è come dire che la Cina non ha legami con la Grande muraglia, o che l’Egitto non ha legami con le piramidi. Con questa assurda decisione, l’Unesco ha perso quella poca legittimità che le era rimasta».

(AFP)

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afp

La sede dell’Unesco a Parigi (AFP)

BBC

Live Science

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