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Un nuovo tipo di ominide nella grotta di Denisova

dicembre 26, 2010
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Gli scienziati sono riusciti a estrarre e sequenziare il DNA nucleare dal fossile scoperto nella grotta di Denisova, riuscendo così a scoprire nuovi interessanti dettagli su questo misterioso ominide e ad aprire nuove questioni sulla storia dell’evoluzione umana in generale.

Nel 2008, nell’isolata caverna nei monti Altai, in Russia, era stato trovato un fossile di un individuo femmina, morto, si pensa, all’età di 5 – 7 anni. Il frammento dell’osso della falange del mignolo – l’unico residuo scheletrico della cosiddetta X-Woman – era stato datato tra i 30.000 e i 50.000 anni fa.

La grotta di Denisova (B. VIOLA, MPI EVA)

Scavi nella grotta di Denisova (Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology)

(centralasiatravel.com)

Oltre a questo, i ricercatori dell’Accademia Russa delle Scienze, che hanno condotto gli scavi, avevano anche rinvenuto un dente che apparteneva a un individuo denisoviano adulto. Il dente – un molare – è più grande di qualsiasi altro dente sia di Homo Sapiens che di Neandertal.

Il molare (David Reich, Nature)

Lo scorso marzo i ricercatori avevano analizzato il DNA mitocondriale dell’ominide. Da quella sequenza, il biologo Svante Pääbo, dell’Istituto Max Planck di Antropologia Evolutiva di Lipsia, in Germania, e i suoi colleghi avevano potuto dire poco, a parte che l’individuo faceva parte di una popolazione distaccatasi dall’evoluzione degli esseri umani un milione di anni fa.

Ora gli studiosi hanno stabilito che quel gruppo differiva sia dagli uomini moderni che dai Neandertal, sebbene fosse strettamente collegato a questi ultimi. Secondo i ricercatori, la differenziazione fra “denisoviani” e Neandertal sarebbe avvenuta 350.000 anni fa.

La comparazione dell’antico genoma con quelli delle moderne popolazioni umane ha evidenziato inoltre che solo i nativi melanesiani – abitanti della Papua Nuova Guinea e di alcune isole del Pacifico – sembrano essere lontani discendenti di quegli ominidi: il 4-6% del loro DNA sarebbe stato ereditato da quello dai denisoviani.

“Non pensiamo che gli uomini di Denisova siano andati in Papua Nuova Guinea”, spiega il coautore dello studio Bence Viola, antropologo dell’Istituto Max Planck di Antropologia Evolutiva di Lipsia, in Germania. “Riteniamo che popolazioni di denisoviani abbiano occupato gran parte dell’Eurasia orientale così come i Neandertal abitavano gran parte dell’Eurasia occidentale”, continua Viola. “La nostra ipotesi quindi è che gli antenati degli attuali melanesiani abbiano incontrato i denisoviani in Asia sudorientale incrociandosi con loro, e che in seguito si siano spostati in Papua Nuova Guinea”.

Quando, dove e in quale misura ciò successe non è però chiaro.

La definizione etno-culturale della Melanesia (wiki)

Delle risposte potrebbero arrivare da ulteriori analisi. Finora le conclusioni sull’ibridazione si sono infatti basate su un relativamente piccolo numero di genomi umani, usando metodi di analisi del DNA tradizionali, dice David Reich, genetista presso l’Harvard Medical School di Boston, che ha condotto le analisi sull’ominide di Denisova. “Ci potrebbero essere state molte più interazioni”, dice.

Secondo Pääbo, con ulteriori esami del DNA potrebbe essere pure possibile determinare grosso modo quando gli esseri umani si incrociarono coi denisoviani, i quali sarebbero comunque stati piuttosto diffusi in Asia.

Alcuni fossili dalla Cina, per esempio, non somigliano né ai Neandertal né agli uomini moderni e neppure all’Homo erectus, antico antenato dell’uomo (vedi quello della grotta di Zhiren). Forse erano più strettamente legati ai denisoviani. Un’ipotesi plausibile anche per Chris Stringer, paleoantropologo al Natural History Museum di Londra (qui un suo articolo sull’ibridazione Neandertal-Sapiens), ma per le conclusioni definitive, spiega, bisogna aspettare la scoperta di altri fossili denisoviani – che peraltro si stanno cercando.

Pääbo, per evitare polemiche, ha ancora evitato di parlare di una nuova specie del genere Homo, preferendo un più generico “sister group” – una forma strettamente imparentata – dei Neandertal (lo studio pubblicato su Nature, comunque, parla di gruppo di Hominini).

Bisogna considerare, però, che se uomini moderni e denisoviani erano specie diverse, allora i loro ibridi non avrebbero potuto riprodursi a loro volta; sembra invece che questi ibridi abbiano prodotto prole, altrimenti il DNA dei denisoviani non avrebbe potuto trasmettersi ai moderni melanesiani. Perciò, ipotizza Viola, è probabile che Homo Sapiens e denisoviani non fossero specie separate.

Non solo: date le evidenze a sostegno del fatto che l’Homo Sapiens si possa essere incrociato con i Neandertal (vedi qui e qui) – e adesso con i denisoviani – vi sono persino alcuni biologi dell’evoluzione che hanno suggerito di lasciar cadere la diversa denominazione per uomini moderni e neandertaliani, e di considerare i due gruppi (Neandertal e Denisova) come sottospecie di Homo Sapiens.

La storia dell’evoluzione umana è ancora piena di cose da scoprire. Solo quest’anno era stata accertata l’ibridazione tra uomini moderni e uomini di Neandertal che già si parla di quella con i denisoviani. “Fino a sei mesi fa però non esistevano testimonianze genetiche di mescolamento fra esseri umani arcaici e moderni”, afferma la genetista Brenna Henn della Stanford University, non coinvolta nella ricerca ma co-firmataria di un articolo che accompagna lo studio pubblicato sulla rivista Nature. “Poi però sono state presentate queste due ricerche, e non dico che abbiano cambiato tutto – continua Henn – ma certamente vanno a sostegno di un’ipotesi che per anni non è stata neppure presa in considerazione dai genetisti”.

Quest’anno erano già state identificate una nuova specie del genere Homo – l’Homo gautengensis – e una specie ominide: l’Australopithecus sediba.

Fonti: Nature, National Geographic, Istituto Max Planck di Antropologia Evolutiva.

Aggiornamento: New Scientist rivela nuovi dettagli su un possibile incrocio fra uomo di Denisova e Sapiens.

(New Scientist)

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