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Una nuova specie: L’Homo gautengensis

maggio 26, 2010

Le analisi di diversi frammenti fossili scoperti decenni fa nelle grotte di Sterkfontein, in Sud Africa, hanno portato all’identificazione di un’altra specie del genere Homo: l’Homo gautengensis.

La creatura sarebbe la più antica del genere Homo, utilizzava strumenti di pietra e forse anche il fuoco.

Il fossile noto come Stw 53 (Darren Curnoe)

L’identificazione è basata su frammenti di tre crani, diverse mascelle, denti e altre ossa appartenuti in totale a circa 6 individui, ed è opera dell’antropologo Darren Curnoe, dell’Università del New South Wales in Australia, in collaborazione col paleoantropologo Phillip Tobias. Il loro studio verrà pubblicato su HOMO – Journal of Comparative Human Biology.

Inizialmente Curnoe e Tobias ritenevano che il teschio (immagino quello più completo, noto come Stw 53) fosse appartenuto a un Homo habilis, considerato oggi un diretto antenato dell’uomo nonché – forse – la più antica specie del genere Homo (secondo un’altra ipotesi questa sarebbe invece l’Homo rudolfensis).

Ma dopo 14 anni di esami e confronti con altri fossili, Curnoe è ora sicuro che si tratti di un fossile sufficientemente diverso dagli altri per giustificare la sua classificazione come specie a sé stante, la quale sarebbe peraltro più antica dell’Homo habilis.

L’Homo gautengensis abitò nell’Africa meriodionale dai 2 milioni ai 600000 anni fa. Era onnivoro, camminava in posizione eretta, era alto un metro e pesava circa 50 kg. In proporzione, rispetto agli uomini moderni, aveva braccia lunghe, un viso sporgente (un po’ come gli scimpanzé), denti più grandi e un cervello più piccolo ma comunque sufficiente per una rudimentale comunicazione verbale. I suoi denti molari e premolari erano relativamente grandi, suggerendo che la sua dieta includesse piante che richiedevano una certa masticazione.

Inoltre, “[anche se] gli strumenti di pietra che usava erano abbastanza primitivi, questi e l’uso del fuoco (ne sono state trovate tracce vicino ai fossili) mostrano che usava della tecnologia per ottenere e forse per preparare il cibo”, aggiunge Curnoe. Di cosa si cibasse è una questione aperta. I segni da taglio trovati sul cranio Stw 53 suggeriscono infatti pratiche un po’ macabre: è possibile che l’individuo venne scarnificato, ma non si sa se per un rituale funebre o se per essere mangiato.

Curnoe non crede che l’Homo gautengensis diede origine all’Homo sapiens: appare troppo tardi per essere un nostro diretto antenato. Dice: “Sono stati trovati degli hominini di corporatura grande come l’Homo erectus (i quali sono probabilmente nostri antenati) datati allo stesso periodo di alcuni Homo gautengensis“. Ciò suggerisce che il predecessore dell’Homo erectus non poté essere l’Homo gautengensis poiché nacque prima.

Esistono inoltre dei fossili umani rinvenuti nell’Africa orientale che sono 300000 anni più antichi di quelli dell’Homo gautengensis e devono essere ancora classificati.

Nelle stesse grotte di Sterkfontein erano stati trovati dei resti di due lontani parenti: l’Australopithecus robustus e l’Australopithecus africanus.

In ogni caso, la storia dell’evoluzione umana diventa sempre più ricca e complessa. Nel mese scorso era stata annunciata la scoperta di una nuova specie di ominide: l’Australopithecus sediba.

Fonti: UNSW, National Geographic.

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