(Zea Harbour Project / Carlsberg Foundation / University of Copenhagen)
Una squadra di archeologi greci e danesi ha scoperto i resti sommersi di una delle strutture più grandi del mondo antico: un’antica base navale di Atene che giocò un ruolo fondamentale nella difesa dell’antica Grecia.
Con le sue imponenti fortificazioni e i suoi capannoni per le navi, disegnati per ospitare centinaia di navi da guerra (le cosiddette triremi), il porto del Pireo ospitava l’enorme flotta di Atene.
(Colombian Ministry of Culture and the Colombian Institute of Anthropology and History)
Il presidente della Colombia aveva annunciato, lo scorso 5 dicembre, la scoperta di un relitto spagnolo di 300 anni. La notizia ha fatto il giro del mondo, soprattutto per il valore della nave: tra i 4 e i 17 miliardi di dollari.
Il galeone, chiamato San José, stava trasportando un grande carico d’oro, argento e pietre preziose dalle miniere in Perù fino alla Spagna nel 1708, quando fu distrutta in una battaglia navale contro gli inglesi. L’affondamento avvenne durante la guerra di successione spagnola, un conflitto europeo scatenato per la successione al trono spagnolo.
Secondo il governo colombiano, una spedizione archeologica ha scoperto il relitto della San José al largo della costa del paese il 27 novembre. Presto però, altri gruppi si sono fatti avanti per reclamare la nave, tra cui una compagnia statunitense che sostiene di aver individuato il relitto decenni fa, e anche il governo spagnolo. Continua a leggere “Trovata la San José, un tesoro e un cimitero di guerra”
La quarta campagna di ricerche nel fiume Stella del progetto Anaxum, in Friuli, ha portato al ritrovamento di oltre 700 reperti pregiati di epoca romana. Tra questi spiccano una bilancia per beni preziosi, ceramiche d’importazione dal Mediterraneo, e soprattutto il recupero e la messa in sicurezza di una imbarcazione dell’XI secolo.
Scoperto lungo l’argine del fiume nel 2012, il relitto rappresenta un unicum mondiale per i contesti fluviali: rappresenta infatti una forma di transizione tra il modo di costruire antico e quello medievale-moderno.
Sono rimasti sepolti negli strati di sabbia per 2600 anni, nelle profondità del mare di Gela, a poche decine di metri dal litorale di contrada «Bulala». Una zona chiave che in passato ha restituito i relitti di ben tre navi arcaiche. Ma le correnti e le mareggiate degli ultimi giorni hanno “risvegliato” il tesoro dormiente.
La bellezza di 39 lingotti intatti di un metallo pregiato, l’oricalco, risalenti al VI secolo prima di Cristo, che nell’era arcaica era al terzo posto per valore commerciale, dopo oro e argento. Non a caso l’oricalco è simile al moderno ottone, noto come metallo prezioso per la sua somiglianza all’oro nell’antichità.
Secondo le analisi con “fluorescenza a raggi X” (eseguite da Dario Panetta) ciascun esemplare è frutto di una lega di metalli composta per l’80% di rame e per il 20% di zinco e realizzata con tecniche avanzate, la cui lavorazione, i coloni geloi di origine rodio-cretese avevano appreso dai fenici.
I lingotti di oricalco del VI sec. a.C. recuperati nel mare di Gela (ANSA)
Una “piccola Pompei sottomarina”. È questa l’incredibile scoperta fatta un gruppo di archeologi della National Hellenic Research Foundation e dell’Eforato per le Antichità Sommerse, che hanno trovato resti di un intero insediamento risalente al I secolo a.C. nelle acqua dell’isola di Delo, in Grecia.
Il relitto di una nave da guerra olandese del XVII secolo è stato scoperto al largo della costa di Tobago, una piccola isola nel Mar dei Caraibi. Gli archeologi ritengono che possa essere la Huis de Kreuningen, affondata durante un sanguinoso conflitto tra i coloni francesi e olandesi.
Il 3 marzo del 1677, la marina francese lanciò un violento attacco contro gli olandesi nella baia di Rockley, a Tobago. I coloni europei bramavano Tobago per la sua posizione strategica. Non a caso, l’isola ha cambiato proprietario oltre 30 volte dopo l’arrivo di Colombo.
Un sommozzatore misura un cannone nella baia di Rockley (University of Connecticut)
Verrebbe quasi da definirlo un “cimitero subacqueo delle anfore”, ad evocare l’imponenza di due relitti romani affondati oltre duemila anni fa. È la sorpresa che, a oltre 120 metri di profondità, nelle acque delle isole Eolie, tra Lipari e Panarea, gli archeologi subacquei si sono trovati di fronte.
Nel mese di settembre l’équipe di tecnici della Soprintendenza del Mare, capitana da Sebastiano Tusa e Roberto La Rocca con l’ausilio di Salvo Emma, ha effettuato una serie sistematica di immersioni nei siti subacquei di Capistello, per indagare i relitti Panarea II e Panarea III già individuati negli ultimi quattro anni. Ma stavolta è stata la collaborazione con la Global Underwater Explorers (GUE) nell’ambito del progetto “Project Baseline”, a dare una svolta alle ricerche, grazie a due sommergibili “Triton submersibles” biposto dotati di braccio meccanico e attrezzature di documentazione videofotografiche. L’area dei relitti, a 120 metri di profondità, è stata così indagata in modo più approfondito con importanti risultati.
Dopo tre settimane di immersioni al largo dell’isola di Anticitera, una spedizione internazionale ha prodotto i risultati sperati: prove che il relitto del 70 a.C. contiene ancora molti dei suoi tesori, e l’autorizzazione per continuare gli scavi archeologici.
Forse la cosa più interessante è stato scoprire che ci sono due relitti sul fondo del mare, non solo uno. Il relitto principale proviene da una nave molto grande per l’epoca (50 metri). Il secondo possibile relitto si trova a circa 200 metri.
Edward O’Brien, della Woods Hole Oceanographic Institution, scende nel mare con la “Exosuit” (Brett Seymour, Return to Antikythera 2014)
Al largo di Torre Castelluccia, a Pulsano in Puglia, sono stati recuperati tre ceppi di ancore in piombo di epoca romana. Il Servizio Subacqueo della Soprintendenza e i Sommozzatori del II Nucleo della Stazione Navale Guardia di Finanza di Bari li avevano individuati ad una profondità di circa 30 metri.
Il recupero dei reperti archeologici è stato solo l’ultimo atto di un’intensa attività di ricerca subacquea avviata in seguito alla segnalazione di un cittadino.
È stata individuata nel Mar Glaciale Artico canadese una delle navi disperse più famose dell’Ottocento. “È stato risolto uno dei più grandi misteri del Canada”, ha dichiarato il primo ministro del paese Stephen Harper.
Il relitto sarebbe quello di una delle due navi della spedizione capeggiata da Sir John Franklin, scomparse misteriosamente quasi 170 anni fa, nel corso di un tentativo di navigare e cartografare il Passaggio a Nord Ovest.
Come dimostra l’affannosa ricerca dei resti dell’aereo malese, trovare un relitto oggi, nonostante l’ausilio di radar, sonar e satelliti, è impresa ardua. Ma cercare un relitto di migliaia di anni fa è ancora più difficile: come cercare un ago di legno in un pagliaio dopo che il legno dell’ago si è sbriciolato. Eppure, la ricerca archeologica subacquea non si ferma: i relitti sono carichi di … Continua a leggere Alla ricerca degli antichi relitti perduti
È stato rinvenuto sulla sponda del fiume Stella, l’antico Anaxum di Plinio, presso il paese di Precenicco, lo scafo di un’imbarcazione datata all’XI secolo: un unicum a livello nazionale ed internazionale per la storia della costruzione navale. Non esistono in Italia altri ritrovamenti di imbarcazioni datati all’IX secolo e, a livello internazionale, non esistono ritrovamenti di imbarcazioni di tipo fluviale databili all’anno 1000. L’imbarcazione era … Continua a leggere Scoperta un’imbarcazione dell’XI secolo in Friuli