Scoperte una domus e alcune tombe a Ostia antica
Ambienti residenziali e spazi sepolcrali sono riemersi al Parco dei Ravennati, l’area compresa fra gli Scavi di Ostia Antica e l’adiacente Castello di Giulio II.
La campagna di scavo, iniziata a giugno con 30 studenti di archeologia provenienti da tutto il mondo, ha individuato ambienti domestici di fine IV secolo caratterizzati da uno straordinario pavimento in opus sectile (in parte emerso nella campagna di scavi del 2013), e coloratissimi marmi policromi che definiscono precise forme geometriche.


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Trovati due gonfoteridi in un sito Clovis
Durante una campagna di scavi nel sito archeologico messicano di El fin del mundo, gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di due gonfoteridi, animali estinti simili agli attuali elefanti, accanto ad alcune punte di lancia risalenti a più di 13 mila anni fa.

Gli abitanti del sito, che si trova nel deserto di Sonora, appartenevano alla cultura Clovis, la prima civiltà del Nuovo Mondo. Grazie a questa nuova scoperta gli studiosi possono affermare con certezza che i primi americani cacciavano anche questi antichi mammiferi proboscidati, di dimensioni comparabili a quelle degli attuali elefanti ma dotati di ben quattro zanne.
Non è solo la dimensione delle prede a incuriosire gli scienziati, ma anche l’età degli avanzi. El fin del mundo è uno dei più antichi siti Clovis, e anche uno dei più meridionali, spiega Vance Holliday, archeologo della University of Arizona e coautore dello studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

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Una cappella egizia di Mentuhotep II ad Abydos
Lo scorso 23 aprile, a soli 150 metri dal tempio di Seti I di Abydos, in Egitto, la Polizia per il Turismo e le Antichità è riuscita a scoprire e ad arrestare alcuni tombaroli che stavano effettuando uno scavo illegale.
Sotto la direzione di Gamal Abd El Nasseer, gli archeologi hanno identificato una cappella funeraria in pietra calcarea. Le iscrizioni citano i titoli di Nebhepetre Mentuhotep II (regnante dal 2046 al 1995 a.C.), faraone dell’XI Dinastia, il primo del Medio Regno.


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Il più antico resto umano d’Italia
Nel sito archeologico di Isernia La Pineta, risalente a circa 600 mila anni fa, è stato rinvenuto un dente di bambino che, allo stato attuale delle ricerche, rappresenta il più antico resto umano della Penisola Italiana.
Si tratta di un primo incisivo superiore sinistro da latte di un bambino deceduto all’età di circa 5-6 anni. Il dente mostra caratteristiche particolari che non si ritrovano negli altri reperti rinvenuti in Europa, seppur riconducibili ad un ampio contesto cronologico. Da questi si discosta perché più gracile e meno bombato.


Il più antico caso di sindrome di Down
Il ritrovamento del cadavere di un bimbo affetto dalla sindrome di Down nella necropoli di Chalon-sur-Saône, datata tra il quinto e il sesto secolo dopo Cristo, nel nord est della Francia, fissa una nuova data sulla esistenza comprovata di questa disfunzione genetica e (forse) su come fosse vissuta dai nostri antenati.
La scoperta ha portato alla luce il più antico ritrovamento archeologico che conferma l’esistenza di tale sindrome fin dal principio del medioevo e, cosa forse più importante, secondo alcuni studiosi la postura in cui è stato sepolto il cadavere indica che all’epoca in Francia la malattia non veniva stigmatizzata in alcun modo.


Individuato un relitto romano nel Mar Ligure
È rimasto là, in fondo al mare, per oltre duemila anni, fino a quando il sonar di Guido Gay non l’ha individuato, il 22 giugno scorso. Venti miglia a sud ovest dell’Isola del Tino, c’è un relitto romano del II secolo a.C., che giace a 500 metri di profondità con tutti i suoi tesori.
«Anfore a centinaia — dichiara Gay — dell’età Repubblicana, che testimoniano i traffici commerciali tra la Francia, la Spagna e Roma che importava da quelle zone dell’Impero, il vino e la salsa di pesce».


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Comincia l’esplorazione della nave Marte
1564: nel corso del secondo giorno di una violenta battaglia navale, una nave da guerra si trasformò in una palla di fuoco e colò a picco, consegnando per sempre centinaia di marinai svedesi e tedeschi ai fondali del Mar Baltico insieme a un’immensa fortuna in monete d’oro e d’argento. La leggenda narra che uno spettro salisse dalle viscere dell’inferno per sorvegliare che la nave – orgoglio della marina svedese – non venisse scoperta.
Cacciatori di tesori, archeologi e appassionati di storia hanno cercato la Mars per anni senza successo. Fino alla primavera del 2011, quando un gruppo di sub localizzò a 75 metri di profondità i resti del vascello, in quella che presto si confermò essere una delle più grandi scoperte dell’archeologia marittima.


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Un’antica città sotto il limo del Nilo
Un team di archeologi coordinato dal Centro Archeologico Italiano-egiziano, con le Università di Padova e Siena ed in collaborazione con il ministero dell’Antichità egiziane, ha scoperto i resti di una città sepolta sotto il limo del Nilo nella regione di Beheira. Il progetto sotto la direzione del professor Mohamed Kenawi, Cristina Mondin, Giorgia Marchiori e con la direzione scientifica dei Prof. E. Papi e P. Zanovello, è stata finanziata in parte dal National Geographic/Waitt grants program.
La campagna di ricerca si è svolta a circa 25 km a sud della città di Rosetta, la città dove venne rinvenuta la celebre “stele” che ha permesso di decifrare l’antica lingua egiziana, e 16 km a nord di Damanhur (Hermopolis Parva), nell’area archeologica di Kom Wasit.


Il clima e l’evoluzione del genere Homo
Fra 2,5 e 1,5 milioni di anni fa la forte instabilità climatica che regnava in Africa orientale avrebbe portato all’evoluzione di numerose specie e sottospecie coesistenti di ominini, ciascuna caratterizzata da tratti utili per una differente strategia di sopravvivenza.
Proprio questo complesso mosaico avrebbe permesso lo sviluppo del genere Homo, caratterizzato dalla capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali, più che dall’adattamento a un qualsiasi ambiente.

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Una tribù incontattata esce dall’isolamento
Un gruppo di Indiani incontattati estremamente vulnerabili è uscito dalla foresta amazzonica del Brasile, vicino al confine con il Perù, ed è entrato in contatto con una comunità indigena stanziale.
Solo pochi giorni fa il FUNAI, il Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni, e Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, avevano denunciato il grave rischio che ciò potesse accadere a causa dell’incapacità delle autorità peruviane di fermare il disboscamento dilagante nell’area di confine.
Gli Indiani incontattati si stavano avvicinando sempre più alla comunità stanziale degli Asháninka, che vive lungo il fiume Envira.


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L’eredità dell’uomo di Denisova nei tibetani
La mutaziona genetica che ha permesso ai tibetani di adattarsi brillantemente alla vita in alta quota è stata probabilmente ereditata grazie a un incrocio dei loro lontani antenati con qualche gruppo di antichi umani noti come denisoviani. L’uomo di Denisova è una specie umana arcaica – strettamente imparentata con quella dei neanderthaliani, e come questa estinta – che, migrata dall’Africa in epoca molto remota (si stima quasi mezzo milione di anno fa) ha popolato parte dell’Asia, e soprattutto diverse regioni della Siberia.

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Scoperto un campo militare a Carnunto
In Austria, gli archeologi hanno scoperto uno dei primi accampamenti militari romani a Carnunto, sulle sponde del Danubio.
Il ritrovamento del campo, grande complessivamente 57 km², è stato effettuato grazie ai rilevamenti georadar che possono rilevare oggetti nelle profondità del suolo.

