Quando gli europei cominciarono a bere il latte

Per le antiche popolazioni dell’Europa centrale, l’inizio del Neolitico, dell’Età del Rame e dell’Età del Bronzo fu accompagnato da altrettanti cambiamenti genomici, segno che le innovazioni materiali furono associate al mescolamento di popolazioni diverse. E’ quanto emerge dal sequenziamento di 13 genomi di individui vissuti nell’arco di 5000 anni, che mostra inoltre che in queste popolazioni la pelle divenne più chiara tra 19.000 e 11.000 anni fa, e la capacità di digerire il latte negli adulti comparve solo con l’Età del bronzo.

Sepoltura risalente all'Età del Bronzo nel sito di Ludas-Varjú-dulo, in Ungheria, e datato al 1200 a.C. (Janos Dani/Deri Museum, Debrecen, Hungary)
Sepoltura risalente all’Età del Bronzo nel sito di Ludas-Varjú-dulo, in Ungheria, e datato al 1200 a.C. (Janos Dani/Deri Museum, Debrecen, Hungary)

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Un calendario solare e lunare della cultura di Srubna

Secondo un nuovo studio, una strana lastra di roccia scoperta in Russia oltre 20 anni fa, sembra essere la combinazione di un orologio solare e lunare dell’Età del Bronzo.

La lastra è segnata con dei buchi rotondi incisi su un cerchio. Un’analisi astronomica suggerisce che tali segni coincidano con eventi celesti, inclusi il sorgere di Sole e Luna.

L’orologio solare potrebbe essere “la prova dei tentativi degli antichi di comprendere gli schemi degli apparenti moti celesti e la natura del tempo”, spiega la ricercatrice Larisa Vodolazhskaya, del Centro di Ricerca Archeoastronomico presso la Southern Federal University in Russia.

(Larenok P.A.)
(Larenok P.A.)

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Nella tomba di Anfipoli scavato un mosaico con Persefone rapita da Ade

La tomba di Kasta, la monumentale struttura risalente a 2.300 anni che si scava da mesi ad Anfipoli, nella Grecia settentrionale, rappresenta per gli studiosi un enigma da risolvere: chi è stato sepolto sotto il grande tumulo?

Quello che sembra un unico grande mausoleo, di ciclopiche proporzioni, quasi 500 metri di circonferenza, 87 di diametro, costruito in marmo di Thassos, è il sepolcro più grande finora scoperto in Grecia ed è circa dieci volte più grande della tomba di Verghina attribuita a Filippo II.

Il ritrovamento del mosaico con Persefone rapita da Ade, è rivelatore dell'appartenenza della tomba alla famiglia reale macedone (Ministero della Cultura della Grecia)
Il ritrovamento del mosaico con Persefone rapita da Ade, è rivelatore dell’appartenenza della tomba alla famiglia reale macedone (Ministero della Cultura della Grecia)

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Due relitti romani pieni di anfore alle Eolie

Verrebbe quasi da definirlo un “cimitero subacqueo delle anfore”, ad evocare l’imponenza di due relitti romani affondati oltre duemila anni fa. È la sorpresa che, a oltre 120 metri di profondità, nelle acque delle isole Eolie, tra Lipari e Panarea, gli archeologi subacquei si sono trovati di fronte.

Nel mese di settembre l’équipe di tecnici della Soprintendenza del Mare, capitana da Sebastiano Tusa e Roberto La Rocca con l’ausilio di Salvo Emma, ha effettuato una serie sistematica di immersioni nei siti subacquei di Capistello, per indagare i relitti Panarea II e Panarea III già individuati negli ultimi quattro anni. Ma stavolta è stata la collaborazione con la Global Underwater Explorers (GUE) nell’ambito del progetto “Project Baseline”, a dare una svolta alle ricerche, grazie a due sommergibili “Triton submersibles” biposto dotati di braccio meccanico e attrezzature di documentazione videofotografiche. L’area dei relitti, a 120 metri di profondità, è stata così indagata in modo più approfondito con importanti risultati.

(Il Messaggero)
(Il Messaggero)

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Un tesoro nel relitto di Anticitera. E forse una seconda nave

Dopo tre settimane di immersioni al largo dell’isola di Anticitera, una spedizione internazionale ha prodotto i risultati sperati: prove che il relitto del 70 a.C. contiene ancora molti dei suoi tesori, e l’autorizzazione per continuare gli scavi archeologici.

Forse la cosa più interessante è stato scoprire che ci sono due relitti sul fondo del mare, non solo uno. Il relitto principale proviene da una nave molto grande per l’epoca (50 metri). Il secondo possibile relitto si trova a circa 200 metri.

Edward O'Brien, della Woods Hole Oceanographic Institution, scende nel mare con la "Exosuit" (Brett Seymour, Return to Antikythera 2014)
Edward O’Brien, della Woods Hole Oceanographic Institution, scende nel mare con la “Exosuit” (Brett Seymour, Return to Antikythera 2014)

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L’arte rupestre in Indonesia antica come in Europa

L’Europa non è l’unica parte del mondo dove, circa 40.000 fa, la creatività umana conobbe l’esplosione testimoniata dall’arte rupestre. Lo rivela la datazione delle pitture sulle pareti di alcune caverne dell’isola di Sulawesi, in Indonesia, rivelatesi contemporanee di quelle dei più antichi artisti europei: le impronte di mani risalgono in entrambi i casi a circa 40.000 anni fa, e le raffigurazioni di animali a 35.000. Questa coincidenza temporale suggerisce che già i primi gruppi umani che uscirono dall’Africa fossero in possesso di questa abilità.

(Maxime Aubert, Griffith University, Australia)
Altre pitture rupestri rinvenute sul’isola oltre mezzo secolo fa e non ancora datate. Secondo gli studiosi sarebbero coeve della mano e del babirussa (Maxime Aubert, Griffith University, Australia)

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Un Gesù senza barba trovato in Spagna

Gli archeologi in Spagna hanno trovato una delle prime immagini note di Gesù. È incisa su un piatto di vetro risalente al IV secolo.

Il piatto sarebbe una patena, un oggetto liturgico usato per tenere il pane dell’eucaristia durante i primi rituali cristiani. Misura 22 cm di diametro e i suoi frammenti sono stati rinvenuti nei pressi dalla città di Linares.

(FORVM MMX)
(FORVM MMX)

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Tracce del terremoto del 363 a Hippos

Gli archeologi hanno scoperto alcune tracce di un forte terremoto avvenuto oltre 1.700 anni fa nella regione del lago di Tiberiade, in Israele.

Gli scheletri ritrovati, ammassati sotto un tetto collassato, dipingono uno scenario di morte e distruzione causato da un terremoto che colpì la regione nel 363 d.C.

(Michael Eisenberg)
Hippos (Michael Eisenberg)

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Oltre 50 geoglifi scoperti in Kazakistan

Oltre 50 geoglifi di varie forme e misure, tra cui una enorme svastica, sono state scoperte in Kazakistan, in Asia.

Le opere, principalmente dei cumuli di terra, somigliano per genere alle famose Linee di Nazca in Perù. Quelle appena identificate si estendono dai 90 ai 400 metri di diametro.

(DigitalGlobe, courtesy Google Earth)
(DigitalGlobe, courtesy Google Earth)

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Scoperta una donna egizia con 70 extension

Oltre 3.300 anni fa, nell’antica città di Akhetaton in Egitto, venne sepolta una donna con un’acconciatura incredibilmente elaborata, completa di numerose extension.

Non fu mummificata: il suo corpo venne semplicemente avvolto in un tessuto. “Portava un’acconciatura molto complessa con circa 70 extension”, scrive Jolanda Bos, archeologa per l’Amarna Project, sul Journal of Egyptian Archaeology.

Non si conosce il nome della donna, ma è una delle centinaia di persone, molte delle quali conservano ancora la capigliatura, che furono sepolte in un cimitero vicino a quella che oggi si chiama Amarna.

(Jolanda Bos and Lonneke Beukenholdt)
(Jolanda Bos and Lonneke Beukenholdt)

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Re Riccardo III morì per due colpi alla testa

Gli scienziati incaricati di analizzare lo scheletro di re Riccardo III, avvenuta nel 1485 durante la nella Battaglia di Bosworth Field, hanno effettuato un dettagliato resoconto delle cause della sua morte. In conclusione, sarebbero state due delle molte ferite alla testa ad averlo ucciso rapidamente.

L’analisi dei resti dell’ultimo monarca inglese a morire in battaglia indicano che venne attaccato da una o più persone: nove degli undici colpi, chiaramente inflitti in battaglia, lo colpirono in testa, mentre un altro possibile colpo fatale venne inferto al bacino. Stando a questi risultati, in quel momento il re non aveva già più il suo elmo.

(Reuters/Andrew Winning)
Una ricostruzione facciale di re Riccardo presentata lo scorso anno (Reuters/Andrew Winning)

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Decifrati dei nomi di Amazzoni su alcuni vasi greci

Sembravano scritte senza senso, invece nascondevano un segreto: i nomi delle Amazzoni, le leggendarie guerriere raffigurate dalla mitologia greca, e forse davvero esistite.

In uno studio di prossima pubblicazione, Adrienne Mayor della Stanford University e David Saunders, curatore presso il J. Paul Getty Museum, ipotizzano che alcune scritte trovate su una serie di vasi greci siano in realtà traslitterazioni fonetiche dei nomi (anzi dei nomignoli) attribuiti alle mitiche guerriere nella lingua degli Sciti, un popolo nomade che nell’antichità si scontrò spesso con i Greci.

In questa coppa greca, del III secolo a.C., è raffigurata una guerriera amazzone a cavallo. Secondo i ricercatori il suo nome, in antico circasso, sarebbe Degna di armatura (J. Pual Getty Museum)
In questa coppa greca, del III secolo a.C., è raffigurata una guerriera amazzone a cavallo. Secondo i ricercatori il suo nome, in antico circasso, sarebbe ‘Degna di armatura’ (J. Pual Getty Museum)

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