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Quando gli europei cominciarono a bere il latte

ottobre 29, 2014

Per le antiche popolazioni dell’Europa centrale, l’inizio del Neolitico, dell’Età del Rame e dell’Età del Bronzo fu accompagnato da altrettanti cambiamenti genomici, segno che le innovazioni materiali furono associate al mescolamento di popolazioni diverse. E’ quanto emerge dal sequenziamento di 13 genomi di individui vissuti nell’arco di 5000 anni, che mostra inoltre che in queste popolazioni la pelle divenne più chiara tra 19.000 e 11.000 anni fa, e la capacità di digerire il latte negli adulti comparve solo con l’Età del bronzo.

Sepoltura risalente all'Età del Bronzo nel sito di Ludas-Varjú-dulo, in Ungheria, e datato al 1200 a.C. (Janos Dani/Deri Museum, Debrecen, Hungary)

Sepoltura risalente all’Età del Bronzo nel sito di Ludas-Varjú-dulo, in Ungheria, e datato al 1200 a.C. (Janos Dani/Deri Museum, Debrecen, Hungary)

Uno sguardo su ben 5000 anni di evoluzione genetica delle popolazioni europee: a offrirlo è il sequenziamento completo del DNA estratto dai resti di 13 individui vissuti dal Neolitico all’Età del ferro, pubblicato su “Nature Communication” da Cristina Gamba dello University College di Dublino, in Irlanda, e colleghi di un’ampia collaborazione internazionale.

Lo studio dimostra che i grandi cambiamenti della cultura materiale di queste popolazioni preistoriche sono stati accompagnati da altrettanti shift genomici, cioè dal passaggio da alcuni corredi genetici caratteristici verso altri. Gli antichi campioni genetici indicherebbero inoltre che il consumo di prodotti caseari non iniziò nel Neolitico, come finora ritenuto, ma molto più tardi, nell’Età del bronzo, e che la pelle degli europei divenne sempre più chiara tra 19.000 e 11.000 anni fa.

Uno dei frammenti ossei utilizzati nello studio (Cortesia Kendra Sirak/Emory University)

Uno dei frammenti ossei utilizzati nello studio (Cortesia Kendra Sirak/Emory University)

La Grande pianura ungherese è un’ampia area dell’Europa centrale che si estende tra il Danubio e i Carpazi, ed è compresa nei confini nazionali di Ungheria, Slovacchia, Ucraina, Romania, Serbia e Croazia. Posta a metà strada tra il Mediterraneo e l’Europa temperata, per tutta la preistoria fu un crocevia di trasformazioni culturali e tecnologiche che provenivano sia da est sia da ovest.

In queste regioni, l’agricoltura iniziò durante il primo Neolitico, tra 6000 e 5500 anni fa, con la cosiddetta cultura di Körös, sviluppatasi lungo l’omonimo fiume ungherese. L’analisi dei reperti archeologici ha dimostrato una notevole continuità della cultura materiale tra il tardo Neolitico e la successiva Età del rame, nel quarto millennio a.C., che segna la transizione verso lo sviluppo della metallurgia.

È però con la prima fase dell’Età del Bronzo, tra 2800 e 1800 anni fa, che la crescente richiesta di minerali ricchi di elementi metallici in tutta Europa diede origine a una nuova rete di commerci paneuropea e intercontinentale, che favorì l’acquisizione di elementi culturali e tecnologici del Vicino Oriente, delle steppe euroasiatiche e dell’Europa centrale.

I dati emersi dall’analisi genetica dei campioni mostrano che periodi che registrarono via via l’avvento del Neolitico, dell’Età del Bronzo e di quella del Ferro furono accompagnati da altrettanti shift genomici, mentre i periodi intermedi, cioè quelli i cui non vi furono significative trasformazioni nella cultura materiale, corrispondono a fasi di stabilità genomica. Ciò indica che le trasformazioni culturali furono veicolate dal mescolamento di popolazioni differenti.

In particolare, i genomi più antichi raccontano che nel Neolitico si verificò il contatto tra una popolazione ancestrale di cacciatori-raccoglitori europei e i primi agricoltori che provenivano probabilmente dal Medio Oriente. Gli ultimi campioni, invece, risalenti all’Età del Ferro, mostrano le tracce di un’influenza genomica di popolazioni originarie dell’Est europeo, corrispondente all’introduzione di riti funebri originari delle steppe.

Sorprendentemente, i due campioni relativi alla cultura di Körös e i sette del Neolitico non mostrano i segni genetici di persistenza della lattasi, il fenomeno per cui questo enzima, che permette la digestione del lattosio, viene sintetizzato anche dall’organismo di individui adulti. Poiché nella maggior parte dei mammiferi la produzione di lattasi cessa con lo svezzamento, la sua persistenza è considerata uno dei più chiari adattamenti legati al cambiamento della dieta legato al consumo di prodotti caseari con l’inizio della pastorizia. Tradizionalmente si ritiene che questo cambiamento sia avvenuto già con la cultura di Körös, come confermerebbero i residui di latte trovati nel vasellame di quella cultura, ma i risultati di Gamba e colleghi lo collocherebbero in tempi più recenti.

I dati genetici mostrano infine il progressivo passaggio verso una pigmentazione più leggera della pelle, caratteristica delle attuali popolazioni europee. Questo processo, che facilitò probabilmente la sintesi della vitamina D da parte dell’organismo, avvenne in un arco di tempo relativamente lungo, tra 19.000 e 11.000 anni fa.

Le Scienze

Nature

2 commenti leave one →
  1. luigi longo permalink
    novembre 7, 2014 8:15 am

    sciocchezze, i neandertaliani erano bianchi, ma anche chi li sostituì e se li mangiò era bianco anche se col naso largo, i daci erano forse gli ultimi di questa popolazione ? o anche alcuni siciliani tipi anche se olivastri

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