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Una straordinaria pietra minoica nella tomba del guerriero di Pilo

novembre 8, 2017

L’agata del combattimento di Pilo (CreditJeff Vanderpool/University of Cincinnati)

Il restauro di un oggetto scavato nella tomba del cosiddetto Guerriero del Grifone, nel sito di Pilo in Grecia, ha rivelato una pietra di agata finemente scolpita. Reca l’immagine di un combattimento tra un guerriero che trafigge un nemico con la spada, mentre un terzo giace a terra già sconfitto.

Gli archeologi Jack L. Davis e Sharon R. Stocker dell’Università di Cincinnati dicono che la pietra sia un capolavoro probabilmente importato dai Minoici dell’isola di Creta. L’uomo sepolto potrebbe essere stato un capo locale minoico, oppure un miceneo influenzato dalla cultura minoica, vissuto intorno al 1450 a.C.

Due anni fa, dalla tomba a Pilo gli archeologi portarono alla luce un tesoro di almeno 1.500 oggetti, inclusi pettini d’avorio, coppe d’argento, una spada dal pomolo decorato in oro, oltre 1.000 perline di pietre preziose, una corazza di bronzo, una collana d’oro e oltre 50 gemme. Tra questi reperti vi era anche un oggetto incrostato, lungo solo 3,5 cm, messo però da parte per concentrarsi su oggetti più importanti, come alcuni anelli d’oro riservati ai governanti.

Oltre un anno di restauro ha però rivelato qualcosa di molto diverso: una pietra preziosa con un sigillo, un disegno che poteva essere impresso su argilla o cera. L’immagine è l’impressionante rappresentazione di un guerriero che ne combatte altri due. I dettagli sono particolarmente raffinati, e alcune caratteristiche sono appena visibili a occhio nudo. L’immagine è più facile da apprezzare se ingrandita. «I dettagli sono straordinari, soprattutto date le dimensioni. Esteticamente, è un capolavoro di arte della miniatura», ha dichiarato John Bennet, direttore della Scuola britannica ad Atene.

La pietra al momento della scoperta (Alexandros Zokos/University of Cincinnati)

Illustrazione di T. Ross (The Department of Classics, University of Cincinnati)

La pietra proviene da una tomba intatta vicino all’antico palazzo di Pilo, scoperta nel maggio del 2015 dai coniugi Jack L. Davis e Sharon R. Stocker (Università di Cincinnati) che scavavano a Pilo da oltre 25 anni. «Fu dopo la pulizia, durante il processo di disegno e fotografia, che ci siamo gradualmente accorti di aver scoperto un capolavoro», hanno scritto sulla rivista scientifica Hesperia.

La pietra presenta due misteri: uno è come e perché sia stato inciso con tale dettaglio; l’altro è se la scena di battaglia, altamente evocativa di quelle nell’Iliade e nell’Odissea, dipinga un evento della tradizione orale ripreso poi da Omero. Il proprietario della pietra è noto come Guerriero del Grifone, dato che un grifone è stato appunto trovato raffigurato su una placca di avorio. Fu sepolto intorno al 1450 a.C., quando la civiltà minoica dell’isola di Creta si stava trasferendo sulla terraferma greca. I capi locali, come potrebbe essere stato il Guerriero del Grifone, usavano oggetti preziosi di Creta per segnalare la loro appartenenza all’élite di lingua greca della incipiente civiltà micenea, la prima sull’Europa continentale. I loro discendenti, un secolo o più dopo, costruirono i grandi palazzi di Pilo, Micene e Tirinto – luoghi menzionati da Omero. Gli archeologi Davis e Stocker ritengono che la pietra, come gli altri oggetti della tomba, sia stata prodotta a Creta; un’opera di tale qualità non veniva ancora realizzata in nessuna parte della terraferma greca. Il dettaglio è così fine che l’incisore potrebbe aver avuto bisogno di una lente d’ingrandimento, ma nessun strumento del genere è mai stato rinvenuto a Creta. Fritz Blakolmer, esperto di arte dell’Egeo all’Università di Vienna, sostiene che la pietra sia una copia in miniatura di un dipinto murale di dimensioni molto più grandi, come quelli che si trovano al palazzo di Cnosso a Creta.

Una delle opere più belle dell’arte greca preistorica mai scoperte, dicono i ricercatori (The Department of Classics, University of Cincinnati)

Il sigillo, scolpito su una pietra di agata, mostra un eroe vittorioso che uccide un avversario, mentre un terzo guerriero giace morto in primo piano. La pietra è montata in modo da essere indossata sul polso, e non a caso l’eroe indossa un oggetto simile, come se fosse un orologio da polso. I due guerrieri sconfitti sembrano appartenere allo stesso gruppo, perché entrambi indossano lo stesso abito. La scena rappresenta ovviamente un evento familiare ai Minoici che produssero la pietra e alla comunità del guerriero. La possibilità che la pietra sia collegata ai poemi omerici è intrigante ma difficile da dimostrare. I primi archeologi come Heinrich Schliemann, che per primo scavò Troia e Micene, credevano che l’Iliade raccontasse eventi storici e quindi ne cercavano le prove nei reperti. Più tardi gli archeologi sono stati più cauti, riconoscendo comunque che la distruzione di Troia nel 1200 a.C. possa essere stata ricordata nella poesia orale per 500 anni, fino a quando furono scritti i poemi omerici, intorno al 700 a.C. Il Guerriero del Grifone fu sepolto ancora prima, intorno al 1450 a.C. Tuttavia, ci sono prove che la tradizione orale dietro l’epica omerica si ripercuota fino al Lineare B, il sistema di scrittura proprio dei Micenei.

«Non stiamo dicendo che sia una rappresentazione di Omero», ha detto Stocker, ma che l’immagine «faccia parte di un ciclo di storie familiari sia ai Micenei sia ai Minoici». Anche Blakolmer rimane cauto: «Cinquant’anni fa si sarebbero trovate delle caratteristiche degli eroi omerici, ma gli accademici di oggi sono molto attenti in questo tipo di attribuzioni», ha detto. «Dobbiamo fare i nostri errori, non i loro».

(Università di Cincinnati)

Shari Stocker nella tomba del Guerriero del Grifone (Università di Cincinnati)

New York Times

Università di Cincinnati

2 commenti leave one →
  1. novembre 8, 2017 6:00 pm

    meraviglia… queste sono le cose che fanno dubitare delle nostre conoscenze della storia

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  2. novembre 12, 2017 7:14 pm

    splendida raffigurazione, emoziona non poco pensare alla sua storia millenaria

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