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I Neandertal secondo Chris Stringer

maggio 9, 2010

Chris Stringer è un ricercatore delle origini dell’uomo al Natural History Museum di Londra. Il suo libro sull’origine della nostra specie verrà pubblicato l’anno prossimo. In questo articolo pubblicato sul Times, traccia magistralmente un quadro sugli uomini di Neandertal e sulla ultima ricerca pubblicata su Science a loro dedicata.

Chris Stringer (PA)

Noi esseri umani moderni conosciamo le origini della nostra specie, non è così? L’Homo sapiens iniziò in un luogo: l’Africa. Ci siamo poi distribuiti in tutta la Terra negli ultimi 60000 anni o giù di lì, rimpiazzando le specie arcaiche come gli uomini di Neandertal e l’Homo erectus. E come gli esseri umani si diffusero in tutto il mondo in piccole quantità, i nostri caratteri “razziali” cominciarono a svilupparsi in ogni regione.

Negli ultimi 20 anni questa scuola di pensiero, nota come “Out of Africa“, ha ottenuto una posizione dominante. Un gran numero di prove – archeologiche, genetiche e scoperte di fossili – sostengono questo modello di evoluzione dell’Homo sapiens.

Ma ora, un team di scienziati ha ricostruito la sequenza del genoma di Neandertal per la prima volta, e i risultati hanno prodotto uno sviluppo intrigante per la nostra storia evolutiva. Se sei europeo, asiatico o della Nuova Guinea – ma non se sei africano – la ricerca suggerisce che potresti avere del sangue di Neandertal nelle tue vene. Questi risultati sorprendenti sono probabilmente solo i primi dei molti, dato che l’emergente scienza della genomica dei fossili sta prendendo slancio.

Allora, chi erano questi nostri parenti? Sicuramente i Neandertal hanno avuto un problema d’immagine nel corso degli anni: a loro sono spesso associati comportamenti brutali. Eppure erano uomini evoluti che camminavano in posizione eretta come noi, e il loro cervello erano grande come il nostro. I fossili e le tracce di DNA suggeriscono che la loro linea evolutiva cominciò a divergere dalla nostra circa 400000 anni fa, e per i successivi 370000 anni in Europa e nell’Asia occidentale i Neandertal svilupparono le loro caratteristiche corporee (e senza dubbio anche comportamentali e sociali) fino alla loro scomparsa circa 30000 anni fa. La loro fine è stata spesso spiegata con la competizione con gli uomini moderni, anche se penso che i climi molto instabili tra i 30000 e i 60000 anni fa furono anch’essi un fattore importante.

Poiché, come noi, seppellivano i loro morti, molti dei loro resti nelle grotte si sono salvati dall’erosione e dai danni. Quindi abbiamo una buona idea della loro forma fisica: erano relativamente piccoli, con spalle e fianchi larghi, e con una torace “a barile”. Il loro fisico sembra più adatto a brevi e potenti scatti piuttosto che a corse di resistenza, e si pensa che fossero prevalentemente cacciatori che tendevano imboscate, armati di lance usate per colpi di stocco. La forma tozza del loro corpo può anche riflettere la loro evoluzione attraverso le ere glaciali, sebbene in realtà probabilmente preferivano climi e ambienti temperati.

Il viso dei Neandertal era particolarmente caratteristico: i nasi erano enormi e sporgenti, mentre la scatola cranica era sì grande, ma lunga e bassa, con una grande arcata sopraccigliare invece della fronte bombata degli uomini moderni.

Quanto alla loro intelligenza, non possiamo essere certi su quanto fossero intelligenti, ma i Neandertal erano chiaramente abili cacciatori, raccoglitori e producevano strumenti. Anche se non sembra che siano stati grandi innovatori, durante gli ultimi 30000 anni della loro esistenza iniziarono a creare strumenti più avanzati, mostrarono un crescente utilizzo di pigmenti e svilupparono la produzione di gioielli.

Queste modifiche sono state la fonte di molte discussioni: erano i Neandertal a diventare sempre più inventivi, o ciò fu una conseguenza dell’influenza degli uomini moderni, recentemente emersi dall’Africa?

Nel numero di questa settimana della rivista Science, un team internazionale di oltre 50 ricercatori ha pubblicato i loro risultati sull’analisi di un genoma di Neanderthal. La sequenza completa è pubblicata online, ma solo le descrizioni dei loro metodi, risultati e conclusioni coprono più di 200 pagine. Utilizzando grandi miglioramenti nelle tecniche di recupero del DNA e nella potenza di calcolo, tre piccoli frammenti di osso scavati dalla grotta croata di Vindija hanno fornito la maggior parte della sequenza. Queste tre femmine di Neandertal morte circa 40000 anni fa sono stati immortalate col loro DNA.

Ancora una volta i risultati confermano in gran parte la tesi “Fuori dall’Africa” (o “origine africana dell’uomo”), i caratteri globali distintivi dei Neandertal, e che le nostre stirpi si separarono tra i 270000 e i 440000 anni fa. Ma quando il genoma di Neandertal è stato confrontato con quelli di cinque esseri umani provenienti da diversi continenti, i risultati hanno messo in discussione parte dell’ortodossia, perché il genoma di persone di Europa, Cina e Nuova Guinea è leggermente più vicino alla sequenza dei Neandertal rispetto a quella degli africani.

La spiegazione più semplice è che gli antenati delle popolazioni di Europa e Asia – forse solo poche migliaia di persone – si incrociarono con i Neandertal nel Nord d’Africa, in Arabia o in Medio Oriente, cioè quando lasciarono l’Africa circa 60000 anni fa.

La quantità di apporto genetico Neandertal è stimato in circa il 2 per cento, una percentuale sorprendentemente elevata secondo me e molti altri aderenti alla teoria dell’origine africana dell’uomo. Come uno degli artefici di questo modello, ho considerato i Neandertal come rappresentativi di un lignaggio distinto e molto probabilmente di una specie separata da noi, sebbene non abbia mai escluso la possibilità di ibridazione. Ma anche nel caso di un incrocio, ho ritenuto questo di poca importanza e insignificante nel quadro più ampio della nostra evoluzione – per esempio, i risultati di casi isolati di ibridazione sarebbero potuti andare facilmente perduti nel corso dei millenni.

Ma ora, il genoma dei Neandertal suggerisce fortemente che quei geni non andarono perduti, e molti di noi hanno un patrimonio tangibile dei Neandertal. Ciò che i loro geni fanno per noi rimane ancora da stabilire, ma sarà certamente un punto da approfondire nelle prossime fasi di questa affascinante ricerca. Con l’elaborazione di molti più dati genetici, tra cui quelli sul fossile proveniente dalla Siberia (il nuovo tipo di ominide “scoperto” quest’anno) che deve ancora essere associato a una specie umana, possiamo scoprire ancora nuove sorprese su chi fossero i nostri lontani antenati.

Fonte: The Times.

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