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La top ten delle scoperte archeologiche del 2009/2

dicembre 27, 2009

Dopo quelle segnalate da National Geographic, ecco le dieci scoperte più importanti del 2009 scelte da Archaeology:

Una tomba Moche ricchissima

Non è chiaro quale fosse la forma di governo della civiltà Moche, ma la scoperta della tomba di un signore locale di Úcupe (Perù), piena di maschere di rame dorate, scudi e diademi, suggerisce che l’autorità centrale fosse forte.

Visto che tombe simili sono state trovate in valli diverse, si pensa ad un ordine politico unificato. Il direttore degli scavi Steve Bourget dice: “Questa gente non era indipendente. Sono totalmente convinto che ci fosse uno stato Moche che diffondeva la sua ideologia e cultura da Sud a Nord”.

Bourget pensa che Úcupe fosse una città satellite di Sipán (20 km a Nord), dove sono state dissotterrate delle tombe incredibilmente simili. Nei due insediamenti le sepolture sono datate verso il 450 d.C.

Maschera funebre dorata con parti in rame e conchiglie (Dr. Steve Bourget)

I primi cavalli addomesticati

Nuove analisi di ossa, denti e frammenti di ceramiche indicano che i primi cavalli addomesticati si trovassero nelle steppe dell’Asia centrale, nell’odierno villaggio di Botai (Kazakistan settentrionale) abitato dal 3700 al 3100 a.C. Dagli anni ’90, qui, sono state recuperate ossa di cavallo.

Le ossa degli arti inferiori sono robuste ed evidentemente portavano carichi. Anche la forma dei loro denti suggerisce che indossassero il morso. Sulle ceramiche, poi,  è stato trovato grasso di latte di cavalla.

(Alan Outram)

Il più antico sistema di irrigazione del Nord America

Come fecero gli antichi contadini a coltivare grano nel deserto di Sonora (Arizona) 4000 anni fa?

Nel sito di Las Capas è stata trovata un’enorme rete di canali e campi grande più di 40 ettari e datato al 1200 a.C.

Il team dell’archeologo James Vint ha trovato un antico flusso che andava dal fiume Santa Cruz ad una serie di almeno otto canali, e uno schema regolare di campi – ognuno della dimensione di 70 m² circa.

(Desert Archaeology Inc.)

Il più grande tesoro anglosassone

Un archeologo dilettante armato di metal detector ha scoperto il più grande tesoro anglosassone: un bottino d’oro ricco di pietre preziose e armamentario da guerra finemente lavorato.

Si tratta di più di 1500 pezzi di cui almeno 650 in oro (per un totale di 5 kg) e 530 in argento (più di un chilo) datati al VII secolo.

Alcuni ritrovamenti suggeriscono che alcune spade vennero tolte dall’impugnatura a elsa e nascoste velocemente. L’archeologo Ian Wykes dice: “Sembra un bottino di guerra, forse tolto dalle truppe di un re anglosassone”.

(Dave Rowan and Daniel Buxton-Birmingham Museums and Art Gallery)

Un rilievo del Popol Vuh

Investigando nella città di El Mirador, nella foresta pluviale di Petén (Guatemala), la squadra dell’archeologo Richard Hansen ha scoperto un pannello scultoreo con una delle più antiche rappresentazioni del mito della creazione Maya, il Popol Vuh.

È datato all’incirca al 200 a.C. e raffigura i mitici eroi gemelli Hunaphu e Xbalanque nell’oltretomba.

(Richard Hansen)

Il primo “zoo” del mondo

Gli scavi condotti quest’estate nell’antica capitale dell’Alto Egitto Hierakompolis (o Nekhen) hanno portato alla luce i resti di dieci cani, un piccolo ippopotamo, un alcelafo, una mucca, un vitello e un elefante.

In totale sono stati dissotterrati i resti di 112 creature, inclusi 2 elefanti, 3 ippopotami, 11 babbuini e 6 gatti selvatici.

Le sepolture sono datate al 3500 a.C. circa e si trovano nel cimitero riservato alle élite.

(Hierakonpolis Expedition)

Sacerdotesse dell’Età del Ferro

La scoperta di una potente “stirpe” femminile ininterrotta per quasi 200 anni nella necropoli dell’Età del Ferro di Orthi Petra a Eleutherna (o Apollonia), nell’isola di Creta, getta luce sul ruolo delle donne nel cosiddetto Medioevo ellenico.

I resti di quattro femmine, dai sette ai settant’anni di età, sono stati trovati in un ricco edificio funebre monumentale dell’VIII secolo a.C.

Secondo il direttore degli scavi, Nicholas Stampolidis, la donna più anziana era la sacerdotessa più importante e venne seppellita con le sue protette.

L’antropologo Anagnostis Agelarakis ha trovato che le quattro condividevano una caratteristica genetica dentale. Altre ricerche dovranno confermare se siano collegate ad una dozzina di donne dissotterrate l’anno scorso, anch’esse con quella caratteristica.

(Prof. N. Ch. Stampolidis)

Un’antica guerra chimica

Nel 256 d.C., in uno stretto tunnel sotto alla fortezza di Dura (ora Dura-Europos) nel deserto della Siria orientale, venti soldati Romani morirono difendendo la città dai sasanidi.

Quando vennero trovati negli anni ’30 si pensò che la causa della morte fosse stato il crollo del tunnel, ma oggi l’archeologo Simon James crede che fossero state vittime di una guerra chimica.

Le analisi chimiche condotte nel tunnel porterebbero infatti alla conclusione che i sasanidi prepararono bracieri con pece e zolfo, pronti per essere accesi all’arrivo dei Romani. La seguente nuvola di diossido di zolfo sarebbe stata letale per i nemici.

E forse non solo per loro: c’è anche un corpo di un sasanide nel tunnel; secondo James, era quello che aveva acceso il fuoco che non aveva fatto in tempo a scappare.

(Yale University Art Gallery, Dura-Europos Excavation Archive)

Il palazzo di Mitridate

L’archeologo della Russian Academy of Sciences, Vladimir Kuznetsov, ha lavorato per quarant’anni nella città dove abitava il re del Ponto Mitridate VI: Phanagoria, sul Mar Nero.

Ora, grazie al ritrovamento di più di 300 monete, è riuscito a datare i resti di un grande edificio incenerito nell’acropoli di Phanagoria al 60 a.C.

Lo storico Appiano di Alessandria menziona una sommossa in questa città nel 63 a.C. che culminò con l’incendio di una grande struttura pubblica. Kuznetsov dice: “Non lo sappiamo per certo, ma questa costruzione potrebbe esser stata la residenza di Mitridate”.

(Vladimir Kuznetsov/RAN)

Una Rubʿayyāt a Gerusalemme

Nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme è stata scoperta una ceramica verniciata di turchese con motivi floreali e una linea di testo scritta.

La linea è risultata essere parte di una quartina poetica scritta in persiano (una rubʿayyāt) da Omar Khayyam (1048-1131 d.C.) – poeta, matematico e astronomo medievale.

Recipienti con versi persiani sono stati trovati un po’ ovunque nelle zone d’influenza della Persia, ma questo è il primo ad essere rinvenuto in Israele.

(Israel Antiquities Authority)

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