Un’indagine effettuata dai Carabinieri ha portato al ritrovamento di 209 reperti archeologici, risalenti tra la preistoria e il periodo paleocristiano.
Tra essi spiccano, per qualità e per bellezza, 108 gemme romane incise, alcune ancora incastonate nei loro gioielli.
Attraverso una tecnica fotografica non invasiva, i ricercatori dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman dell’EURAC hanno identificato tutti i tatuaggi dell’Uomo venuto dal ghiaccio, scoprendo sul torace un tatuaggio mai notato prima.
Il colore scuro della pelle della mummia rende infatti difficile l’osservazione a occhio nudo, ma attraverso l’utilizzo di tecniche fotografiche sofisticate è stato possibile individuare e classificare anche tatuaggi presenti negli strati più profondi della cute.
Al termine di una lunghissima e complessa attività investigativa, i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale sono riusciti a recuperare oltre 5.000 eccezionali reperti archeologici, rimpatriati da Basilea, in Svizzera. Provenivano da scavi clandestini perpetrati in Puglia, Sicilia, Sardegna e Calabria, e risalivano tra l’VIII secolo a.C. e il III secolo d.C.
“Si tratta del più grande quantitativo di reperti archeologici mai recuperati in un’unica operazione, grazie al lungo e meticoloso lavoro svolto dai Carabinieri Tpc”, ha commentato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini.
Un nuovo studio mostra che il forte romano di Hardknott fu allineato seguendo i solstizi d’estate e d’inverno.
Il forte, ora in rovine, potrebbe essere stato disegnato per rendere omaggio al dio del Sole oppure a Mitra. La costruzione si trova ai bordi dell’impero romano, nel nord dell’Inghilterra.
Il forte di Hardknott (PHB.cz (Richard Semik) Shutterstock.com)
Il contenuto dei papiri sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. , ancora arrotolati e carbonizzati, potrà essere letto grazie alla tecnica messa a punto da Vito Mocella del CNR-IMM di Napoli in collaborazione con Emmanuel Brun e Claudio Ferrero dell’ESRF (il sincrotrone europeo di Grenoble) e con Daniel Delattre del CNRS-IRHT di Parigi.
Come riferiscono su “Nature Communications”, i quattro sono infatti a riusciti a visualizzare lettere e parole vergate su una superficie nascosta all’interno di uno di questi rotoli.
Letti in modo virtuale i papiri di Ercolano sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio (E. Brun)
Un antico amuleto a due facce, scoperto sull’isola di Cipro, contiene un’iscrizione palindroma di 59 lettere: ovvero, letta a rovescio, rimane identica.
L’amuleto risale a circa 1.500 anni fa, ed è stato trovato nella città di Nea Paphos.
(Marcin Iwan, artifact from the excavations of Jagiellonian University in Krakow at Paphos Agora)
Un team di archeologi del Czech Institute of Egyptology ha recentemente scoperto la tomba di una regina dell’Antico Regno ad Abu Sir, a sud ovest de Il Cairo.
Gli esperti attribuiscono il complesso funerario a una nobile della V dinastia vissuta circa 4.500 anni fa. Il sepolcro è infatti parte di una vasta necropoli situata a nord di Saqqara, in cui si trovano numerose piramidi di faraoni della V dinastia che, durante l’Antico Regno, risiedevano nella capitale di Menfi.
Secondo una nuova ricerca, un terremoto potrebbe la causa principale della misteriosa scomparsa di una delle antiche civiltà della Cina, avvenuta quasi 3.000 anni fa.
Il grande terremoto potrebbe aver causato delle catastrofiche frane, ostruendo il corso della principale fonte d’acqua della città di Sanxingdui e deviandola verso un nuovo sito.
Ciò potrebbe aver spinto gli abitanti ad avvicinarsi al nuovo corso d’acqua, ha detto il co-autore dello studio Niannian Fan, scienziato presso l’Università di Tsinghua, in Cina.
Una delle maschere di bronzo di Sanxingdui (Bill Perry, Shutterstock.com)
Sono rimasti sepolti negli strati di sabbia per 2600 anni, nelle profondità del mare di Gela, a poche decine di metri dal litorale di contrada «Bulala». Una zona chiave che in passato ha restituito i relitti di ben tre navi arcaiche. Ma le correnti e le mareggiate degli ultimi giorni hanno “risvegliato” il tesoro dormiente.
La bellezza di 39 lingotti intatti di un metallo pregiato, l’oricalco, risalenti al VI secolo prima di Cristo, che nell’era arcaica era al terzo posto per valore commerciale, dopo oro e argento. Non a caso l’oricalco è simile al moderno ottone, noto come metallo prezioso per la sua somiglianza all’oro nell’antichità.
Secondo le analisi con “fluorescenza a raggi X” (eseguite da Dario Panetta) ciascun esemplare è frutto di una lega di metalli composta per l’80% di rame e per il 20% di zinco e realizzata con tecniche avanzate, la cui lavorazione, i coloni geloi di origine rodio-cretese avevano appreso dai fenici.
I lingotti di oricalco del VI sec. a.C. recuperati nel mare di Gela (ANSA)
Gli archeologi tedeschi hanno scoperto la più grande pietra mai tagliata dall’uomo nell’antichità. Risale forse a oltre 2.000 anni fa.
Ancora parzialmente coperto, il monolite misura 19,6 metri di lunghezza, 6 metri di larghezza e almeno 5,5 metri di altezza. Il suo peso è stimato in 1.650 tonnellate, il che lo rende il più grande blocco di pietra dell’antichità.
Era stato trovato da una squadra dell’Istituto archeologico tedesco in una cava di pietra a Baalbek, in Libano. Conosciuta in epoca romana come Heliopolis, “la città del Sole”, Baalbek ospitava uno dei più grandiosi santuari dell’impero.
Il primo studio biogeochimico condotto sui resti scheletrici di alcuni “vampiri”, seppelliti con grandi pietre conficcate in bocca o falci sul collo, ha rivelato che erano abitanti del luogo, probabilmente affetti dal colera.
Lo studio ha investigato 285 scheletri umani scavati tra il 2008 e il 2012 in un cimitero post-medievale a Drawsko, un insediamento rurale nell’odierna Polonia. Datato tra il XVII e il XVIII secolo, i resti rappresentavano individui di tutte le età ed entrambi i sessi.
Sei delle inumazioni appartenevano a dei cosiddetti vampiri: un uomo, una ragazza, tre donne e un giovane di sesso incerto.
Donna di 30 – 39 anni con una falce sulla gola (PLOS ONE)
Gli archeologi in Danimarca hanno effettuato una rara scoperta: un’ascia dell’Età della pietra con ancora il suo manico di legno intatto.
L’ascia neolitica di 5.500 anni è stata trovata durante gli scavi archeologici precedenti alla costruzione di un grande tunnel: il Collegamento Fisso Fehmarn Belt, che costerà miliardi di euro e unirà l’isola danese di Lolland con l’isola tedesca di Fehmarn.