Skip to content

Verranno letti i rotoli della Villa dei papiri di Ercolano

gennaio 20, 2015

Il contenuto dei papiri sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. , ancora arrotolati e carbonizzati, potrà essere letto grazie alla tecnica messa a punto da Vito Mocella del CNR-IMM di Napoli in collaborazione con Emmanuel Brun e Claudio Ferrero dell’ESRF (il sincrotrone europeo di Grenoble) e con Daniel Delattre del CNRS-IRHT di Parigi.

Come riferiscono su “Nature Communications”, i quattro sono infatti a riusciti a visualizzare lettere e parole vergate su una superficie nascosta all’interno di uno di questi rotoli.

Letti in modo virtuale i papiri di Ercolano sopravvissuti all'eruzione del Vesuvio (E. Brun)

Letti in modo virtuale i papiri di Ercolano sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio (E. Brun)

Letti in modo virtuale i papiri di Ercolano sopravvissuti all'eruzione del Vesuvio (E. Brun)

(E. Brun)

Nel 1754, una campagna di scavi archeologici a Ercolano voluta da Carlo di Borbone re di Napoli portò alla scoperta di una grande villa, oggi nota come Villa dei papiri, forse appartenuta a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Cesare, e ai suoi discendenti. All’interno della villa vi era una biblioteca contenente centinaia di papiri manoscritti, ormai carbonizzati, ma accuratamente conservati in scaffali. Questa ricca collezione – sottolineano gli autori – è un tesoro culturale unico in quanto è l’unica biblioteca antica giunta a noi con i suoi libri.

Per esaminare i papiri furono escogitati diversi metodi di apertura – da quello ideato dall’abate Antonio Piaggio subito dopo la loro scoperta, fino al “metodo di Oslo” degli anni ottanta del secolo scorso – ma tutti vennero presto abbandonati dopo pochi tentativi. Anche applicandoli ai papiri carbonizzati più robusti e meglio conservati, provocano infatti la perdita irrimediabile di un numero eccessivo di testi; per questo si preferì preservare l’integrità fisica dei reperti, nella speranza di poterli leggere un giorno nella loro interezza grazie ai progressi tecnici.

Uno dei papiri di Ercolano (D. Delattre, Bibliothèque de l'Institut de France)

Uno dei papiri di Ercolano (D. Delattre, Bibliothèque de l’Institut de France)

Le tecniche radiografiche convenzionali, nelle quali il contrasto dell’immagine è legato ai diversi modelli di assorbimento dei raggi X da parte dei vari materiali, non avevano finora dato alcun frutto perché i papiri erano scritti con un inchiostro a base di nerofumo, la cui densità è quasi identica a quella del papiro carbonizzato. E nemmeno la fluorescenza a raggi X, applicata con successo per la mappatura chimica (e quindi alla lettura) di antichi manoscritti e palinsesti coperti da altri scritti più recenti, e la tomografia computerizzata a raggi X avevano dato risultati soddisfacenti.

Ora, Vito Mocella e colleghi hanno adattato a questa applicazione archeologica la tomografia a raggi X in contrasto di fase, che permette non solo di distinguere i differenti livelli di avvolgimento del rotolo, ma anche di ottenere un discreto contrasto fra l’inchiostro e il papiro carbonizzati.

(Mocella et al. Nature Communications)

(Mocella et al. Nature Communications)

(Mocella et al. Nature Communications)

(Mocella et al. Nature Communications)

(Mocella et al. Nature Communications)

(Mocella et al. Nature Communications)

(Mocella et al. Nature Communications)

(Mocella et al. Nature Communications)

(Mocella et al. Nature Communications)

(Mocella et al. Nature Communications)

I ricercatori hanno così esaminato due dei sei rotoli di Ercolano conservati all’Institut de France a Parigi, dove giunsero nel 1802 come omaggio a Napoleone (gli altri sono conservati nell’Officina dei Papiri della Biblioteca Nazionale di Napoli). Uno dei due rotoli era stato aperto in epoca passata ed è servito come campione di riferimento per l’identificazione delle lettere, mentre l’altro era ancora strettamente arrotolato.

I ricercatori sono riusciti a leggere numerose lettere e parole scritte su superfici nascoste di questo secondo papiro, scoprendo, fra l’altro, che lo stile di scrittura è simile a quello di un altro papiro di Ercolano scritto dal filosofo epicureo Filodemo. Forse, ipotizzano gli autori, anche questo testo è di pugno dello stesso Filodemo.

Nei riquadri in rosso due delle parole lette all'interno di un papiro. In alto 'PIPTOIE' ed EIPOI (Mocella et al. Nature Communications)

Nei riquadri in rosso due delle parole lette all’interno di un papiro. In alto ‘PIPTOIE’ ed EIPOI (Mocella et al. Nature Communications)

Vito Mocella, fisico dell’Istituto per la Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Monica Nardone)

Vito Mocella, fisico dell’Istituto per la Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Monica Nardone)

I ricercatori al lavoro sui papiri di Ercolano (J. Delattre)

I ricercatori al lavoro sui papiri di Ercolano (J. Delattre)

(J. Delattre)

(J. Delattre)

Le Scienze

Nature

ANSA

CNR

One Comment leave one →
  1. Vitale Scanu permalink
    gennaio 24, 2015 8:52 am

    Ottima, graditissima notizia. Grande speranza ed enorme curiosità, con un mega augurio ai nostri scienziati. che possano arrivare al recupero completo di questo inestimabile tesoro.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: