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L’eruzione del Vesuvio avvenne il 24 ottobre del 79 d.C.

ottobre 22, 2018

L’iscrizione che recita “XVI (ante) K(alendas) NOV(embres)” (MiBAC)

Un’iscrizione scoperta nel sito archeologico di Pompei confermerebbe la data dell’eruzione del Vesuvio il 24 ottobre del 79 d.C. L’iscrizione è stata portata alla luce nella “Casa con giardino” e riporta la data del 17 Ottobre, dunque una settimana prima della grande catastrofe. Finora si pensava che fosse avvenuta il 24 agosto, nonostante le prove archeologiche e letterarie a favore della data autunnale.

La Casa con giardino (MiBAC)

La Casa con giardino

L’iscrizione è scritta col carboncino, un materiale fragile ed evanescente. Siccome non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, risale verosimilmente all’anno dell’eruzione. Recita “XVI K Nov”, ovvero “sedici (giorni prima) delle calende di novembre. In altre parole il 17 ottobre, una settimana prima dell’eruzione, che sappiamo essere il 24 ottobre grazie a Plinio il Giovane. La casa era in corso di ristrutturazione: accanto agli stupendi affreschi nel portico e alle vivaci megalografie nelle camere, alcune stanze erano addirittura senza pavimento, come l’atrio dove è stata trovata l’iscrizione. Probabilmente sarebbe stata ricoperta di intonaco poco dopo.

Plinio aveva torto?

La teoria dell’eruzione il 24 agosto deriva dall’unica testimonianza oculare dell’evento, descritta da Plinio il Giovane a Tacito molti anni dopo. Lo scrittore romano, all’epoca 17enne, osservò l’eruzione dall’altra parte del golfo di Napoli. Molti studiosi fanno riferimento alla versione più antica di questa lettera, il codice Laurenziano Mediceo, ma altre come il codice Oratorianus riportano la data di ottobre. Inoltre nelle case sono stati rinvenuti dei bracieri usati per scaldarsi, tracce di vestiti pesanti, segni della conclusione della vendemmia e frutti autunnali (bacche di alloro, castagne, noci, datteri, melegrane, prugne e fichi secchi).

Testo ambiguo

Secondo la prima interpretazione, dopo la data c’è scritto “IN[D]ULSIT / PRO MASUMIS ESURIT[IONI]”, ovvero “[Il 17 ottobre] lui indulse al cibo in modo smodato”. Tuttavia Giulia Ammannati, docente di paleografia latina alla Scuola Normale di Pisa, ha proposto la seguente interpretazione: “IN OLEARIA / PROMA SUMSERUNT”, “hanno preso nella dispensa olearia”. Cosa? Non si sa, visto che «qualcosa è stato cancellato, forse il complemento oggetto», aggiunge Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei. «Ora bisogna scoprire la cella olearia!».

(ANSA/Ciro Fusco)

MiBAC

Repubblica

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  1. Nordlys permalink
    ottobre 23, 2018 12:52 pm

    Ora manca solo la conferma che l’eruzione era VEI-6 come quella di Avellino (come già tanti sospettano), e non VEI-5.

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