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Scoperta forse la città biblica di Betsaida Giulia

agosto 10, 2017
el-Araj

Vista aerea di el-Araj (Zachary Wong)

Una squadra di archeologi pensa di aver individuato la città romana di Giulia, sulle sponde del Mar di Galilea, in Israele. Giulia venne edificata sopra o vicino Betsaida, il villaggio di pescatori menzionato nel Vangelo, città natale degli apostoli Pietro, Andrea e Filippo e dove Gesù stesso compì un miracolo.

La scoperta più importante sono delle terme romane del I-III secolo d.C. Ma c’è di più: sono state trovate tracce di una chiesa del V secolo che, stando a un resoconto medievale, potrebbe essere sorta proprio sopra la casa dell’apostolo Pietro e di suo fratello Andrea.

La squadra di archeologi (Zachary Wong)

Città biblica

Betsaida fu, secondo il Nuovo Testamento, la casa di tre apostoli di Gesù: Pietro, Andrea e Filippo. Qui inoltre Gesù stesso guarì un cieco e non lontano compì il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe scrisse nel I secolo d.C. che Filippo il tetrarca, figlio di Erode il Grande, trasformò Betsaida da semplice villaggio di pescatori a città romana. La ribattezzò Giulia in onore della figlia di Augusto. Finora c’erano tre possibili candidati per l’antica Betsaida/Giulia: et-Tell, el-Araj e el-Mesydiah. I recenti scavi archeologici a el-Araj, sulla sponda settentrionale del mar di Galilea, «indicano che da oggi questo dovrebbe essere considerato il sito più probabile della città perduta degli apostoli di Gesù», dice una dichiarazione del gruppo di scavo di el-Araj, diretto da Mordechai Aviam (Kinneret College in Israele) e Steven Notley (Nyack College di New York).

Le terme

Negli ultimi 30 anni, l’opinione pubblica aveva associato il sito di et-Tell a Betsaida per via degli insediamenti del tardo periodo ellenistico (II secolo a.C.) e del periodo romano (I e II d.C.), tra cui due case private. Tuttavia «non c’è traccia dell’urbanizzazione descritta da Flavio Giuseppe», dice la nota. «A el-Araj, sotto a un edificio di epoca bizantina (già noto), a circa due metri di profondità, abbiamo trovato uno strato archeologico di epoca romana, con resti di ceramica del I-III secolo d.C. e due monete: una di bronzo di fine II secolo e un bellissimo denario dell’imperatore Nerone, del 65 o 66 d.C.», spiega Aviam a National Geographic. «Questo risultato contraddice la convinzione precedente, secondo la quale el-Araj esistette solo in epoca bizantina. Abbiamo scoperto gran parte di un mosaico in bianco e nero, con meandri, mattoni, tubuli e altri elementi tipici delle terme romane. Essi mostrano che, a differenza di et-Tell, ci fu una società urbana a el-Araj, che quindi è il miglior candidato per l’antica Betsaida-Giulia», dice l’archeologo.

Il mosaico delle terme romane (Zachary Wong)

(Zachary Wong)

Il denario con l’effige di Nerone (Joshua Drei)

I frammenti di ceramica (Zachary Wong)

La casa degli apostoli

Oltre alle terme, gli archeologi hanno rinvenuto anche dei resti del V secolo d.C.: pareti con tessere di mosaico di vetro dorato, testimonianza di una chiesa ricca e importante. Notley pensa che possa essere una particolare chiesa descritta nel 725 d.C. da Willibald, vescovo di Eichstätt (Baviera). Durante il suo viaggio in Terra Santa, Willibald parlò di una chiesa a Betsaida costruita sopra la casa dell’apostolo Pietro e di suo fratello Andrea. Può darsi che gli scavi attuali abbiano scoperto le tracce di quella chiesa, dicono gli archeologi. Gli scavi continueranno durante l’estate del prossimo anno.

(Zachary Wong)

Le citazioni su Betsaida nel Vangelo:

Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». (Giovanni, 1:43-46)

Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose: È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo» (Giovanni, 12:20-23)

Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo. Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa. E lo rimandò a casa dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio» (Marco, 8:22-26)

Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra» (Matteo, 11:20-22).

Haaretz

National geographic (1, 2)

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