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Un’ossidiana paleolitica trasportata per 700 km

maggio 25, 2017

(E. Frahm)

L’analisi di una scheggia di ossidiana scavata in Siria, risalente tra i 41.000 e i 32.000 anni fa, dimostra che proviene da un lontano vulcano in Turchia, distante oltre 700 km.

Gli archeologi Ellery Frahm (Università di Yale) e Thomas Hauck (Università Di Colonia) hanno usato la tecnica della fluorescenza a raggi X per studiare la composizione chimica di 230 campioni di ossidiana in tutto il Vicino Oriente e trovare la fonte della scheggia.

Finora il primo trasporto su lunga distanza di ossidiana nella regione risaliva al periodo natufiano, tra i 14.500 e gli 11.500 anni fa.

I giacimenti di ossidiana (triangoli) e i siti della Tarda Età della Pietra (quadrati) (E. Frahm and T. Hauck/Journal of Archaeological Science: Reports 2017)

L’archeologo tedesco Alfred Rust scoprì la scheggia di ossidiana negli anni ’30, in una grotta vicino alla città di Yabroud, nel sud della Siria. Si trovava nello stesso strato archeologico di centinaia di altri utensili di pietra datati tra i 30.000 e i 40.000 anni fa, e fu l’unico reperto di ossidiana (un tipo di vetro vulcanico) ed essere scavato.

I ricercatori ne hanno trovato il corrispondente chimico in un vulcano della Turchia centrale. Ciò dimostra che venne trasportato per almeno 700 km prima di raggiungere la grotta. È un periodo nel quale si pensa che l’Homo sapiens avesse già soppiantato i Neanderthal in Medio Oriente. «L’assunto generale è che gli utensili di pietra di questo periodo venissero prodotti localmente, suggerendo che le persone non si muovessero lontano. È un materiale esotico come l’ossidiana a rivelare che non fu necessariamente così», ha detto Ellery Frahm, direttore del programma Yale Initiative for the Study of Ancient Pyrotechnology e co-autore dello studio. «La nostra analisi mostra che l’ossidiana della Turchia centrale viaggiò fino alla Siria meridionale. Non si registra un movimento di questa portata nella documentazione archeologica fino a 20.0000 anni dopo». In precedenza, la prima apparizione dell’ossidiana nel Levante (la regione comprendente Siria meridionale, Libano, Israele e Giordania) era stata datata tra i 10.000 e i 15.000 anni fa, poco tempo prima che gli uomini iniziassero ad allevare animali, a coltivare e a produrre ceramiche, dice Frahm.

La composizione chimica della scheggia è stata rilevata grazie alla fluorescenza a raggi X, ed è stata poi confrontata con i campioni di ossidiana recuperati dai vulcani di tutta l’Asia sud-occidentale, inclusi Armenia, Georgia e Turchia. Si è scoperto così che il corrispondente chimico proveniva dal vulcano Göllü Dağ, nel centro della Turchia.

Non è chiaro quanto tempo ci sia voluto perché l’ossidiana percorresse 700 km dalla Turchia alla Siria, o quante volte passò di mano durante il viaggio. «Dovette muoversi abbastanza velocemente per essere ancora utile dopo quella lunga distanza», ha detto Frahm, notando che l’ossidiana era molto consumata. «Venne affilata tante volte. Si è consumata ed è stata buttata». I risultati dimostrano che i primi esseri umani si spostavano su distanze significative e che certi manufatti, inclusi gli utensili di pietra raccolti nel sito di Yarbroud, probabilmente viaggiavano lungo analoghe distanze.

L’ossidiana era stata trascurata dai ricercatori o scartata come un oggetto erroneamente mescolatosi con reperti molto più antichi. I ricercatori ne hanno però confermato la provenienza grazie alla Yale Babylonian Collection, che conserva una copia originale del rapporto di scavo di Rust. Il rapporto, pubblicato nel 1950, include una descrizione della scheggia di ossidiana e una sua illustrazione; ciò dimostra che venne trovato nello stesso strato di centinaia di altri manufatti di pietra datati dai 40.000 ai 30.000 anni fa.

«Avere accesso a una copia della relazione originale di Rust è inestimabile», afferma Frahm. «Ha confermato che questa ossidiana non venne messa nel cassetto sbagliato decenni fa». Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Archaeological Science.

Università di Yale

Science News

Journal of Archaeological Science

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