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Gli astronomi babilonesi seguivano l’orbita di Giove

febbraio 5, 2016
(Justin Lane/epa/Corbis)

(Justin Lane/epa/Corbis)

Gli antichi astronomi babilonesi seguivano l’orbita di Giove usando una tecnica che gli storici credevano fosse stata inventata circa 1.400 anni dopo, in Europa.

Questo secondo uno studio pubblicato su Science da Mathieu Ossendrijver dell’Università Humboldt di Berlino. Ossendrijver ha un dottorato in astrofisica, ma invece di studiare le stelle, ha speso i suoi giorni sulle fragili tavolette d’argilla, ricoperte dai caratteri cuneiformi lasciati dai sacerdoti babilonesi.

E fra tutte quelle studiate, quattro misteriose tavolette erano diverse da tutte le altre.

I babilonesi vissero prima della nascita di Cristo nell’odierno Iraq. Ed erano ossessionati dal provare a predire il futuro guardando le stelle e i pianeti. In effetti, arrivarono all’idea dell’astrologia come la conosciamo oggi, «con oroscopi e i 12 segni zodiacali», dice Ossendrijver. «Tutto ciò fu inventato a Babilonia».

Ossendrijver ha effettuato un esame accurato di alcune centinaia di tavolette cuneiformi che trattano la matematica nell’astronomia babilonese. Risalgono dal 400 a.C. al 50 a.C., e sono piene di numeri e aritmetica – a parte quattro misteriose tavolette che sono diverse. «Nessuno aveva capito di cosa parlassero, me incluso», dice Ossendrijver. «Non l’ho saputo fino a poco tempo fa».

Queste tavolette parlano di una forma: un trapezio rettangolo. Le tavolette non hanno disegni, parlano solo dei suoi lati e della sua area, e dividono l’area in parti. Cosa stavano facendo gli astronomi?

(Trustees of the British Museum/Mathieu Ossendrijver)

Una delle tavolette decifrate (Trustees of the British Museum/Mathieu Ossendrijver)

L’anno scorso, Ossendrijver ha fatto un passo avanti. «Ho scoperto, si fa per dire, la chiave della comprensione di questi strani testi che parlano dei trapezi», dice. La chiave era un’altra tavoletta d’argilla che descrive come il pianeta Giove si muova nel cielo. Aveva notato che i numeri su questa tavoletta combaciavano coi numeri su quelle strane tavolette dei trapezi. «È stato quello il momento in cui mi sono detto ‘Ah!’».

Ossendrijver ha realizzato che gli astronomi babilonesi stavano usando gli strumenti della geometria per affrontare un concetto molto astratto – come la velocità di Giove cambia nel tempo. Ora, gli storici sapevano che i babilonesi usavano la geometria per lavorare con gli oggetti fisici – un appezzamento di terreno o un edificio. Ma questo è qualcosa di molto più sofisticato e moderno. In effetti, gli storici pensavano che questo metodo non fosse stato inventato che nel XIV secolo in Europa.

(Trustees of the British Museum/Mathieu Ossendrijver)

A sinistra un’altra tavoletta astronomica. A destra, il diagramma mostra come la distanza percorsa da Giove dopo 60 giorni, 10º45′, sia calcolata come l’area del trapezio. I babilonesi sapevano che potevano dividere questo trapezio in due più piccoli di area uguale, al fine di trovare il tempo in cui Giove copre metà della distanza che fa in 60 giorni (Trustees of the British Museum/Mathieu Ossendrijver)

La scoperta ha entusiasmato gli studiosi come Alexander Jones dell’Istituto per lo studio del mondo antico presso l’Università di New York. «Ha colto il significato da tali fonti», dice Jones, «e quello che ha scoperto è veramente notevole». La persona che legge la tavoletta per fare i calcoli astronomici dovrebbe immaginare una figura nella quale una dimensione è la distanza percorsa ogni giorno, e l’altra dimensione è il tempo, spiega Jones. Che aggiunge: «Sono piuttosto sorpreso, ma non sono sorpreso che questo arrivi da Babilonia, poiché tali astronomi-scribi degli ultimi cinque secoli prima di Cristo erano davvero straordinari».

Noel Swerdlow, un ricercatore alla California Institute of Technology (Caltech) che studia la storia dell’astronomia, dice che l’analisi di queste tavolette sembra essere corretta. Ma anche lui non era per niente sorpreso di sapere che siano stati i babilonesi a farlo. «Erano molto, molto intelligenti, e più conosciamo quello che hanno fatto, più ci sembra impressionante, rimarchevole», ha detto.

Ovviamente questi sacerdoti volevano seguire Giove per conoscere la volontà del loro dio Marduk, per essere in grado di fare cose come predire le future mietiture di grano. Ciononostante, dice Jones, ebbero l’intuizione di capire che la stessa matematica usata per le cose ordinarie (tipo la terra) poteva essere applicata ai moti dei corpi celesti. «Sono in un certo senso come i moderni scienziati, e in un altro senso sono molto diversi», dice Jones. «Ma scoprirono comunque delle cose che noi oggi riconosciamo come matematica e scienza».

NPR

Science

3 commenti leave one →
  1. febbraio 5, 2016 1:30 pm

    Magnifico!

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  2. bruno permalink
    febbraio 6, 2016 10:55 am

    interessante…….sargonprimo

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  3. Luigi Rossi permalink
    febbraio 23, 2016 10:31 am

    Nibiru, che significa punto di transizione o di attraversamento, nella maggior parte dei testi babilonesi è identificato con il pianeta Giove: http://it.wikipedia.org/wiki/Neberu, http://en.wikipedia.org/wiki/Nibiru.

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