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Analizzato del DNA di 30000 anni fa

gennaio 7, 2010

(BBC)

Lo studio del DNA di antichi esseri umani è stato spesso ostacolato dall’incapacità degli scienziati di distinguere l’antico DNA umano dalle contaminazioni moderne.

In uno studio pubblicato su Current Biology, un team russo-tedesco ora dimostra come sia possibile superare quest’ostacolo.

Svante Paabo, del Max Planck Institute, e colleghi hanno usato le ultime tecnologie di sequenziamento del DNA per studiare le informazioni genetiche dei resti di un uomo morto all’età di 20-25 anni e sepolto in una buca ovale circa 30000 anni fa.

Venne dissotterrato nel 1954 a Kostenki (Russia) in un sito Paleolitico, con manufatti datati all’incirca dai 40000 ai 10000 anni fa.

Lo scheletro (sotto), conosciuto come Markina Gora, era coperto con un pigmento chiamato ocra rossa – ritenuto essere stato utilizzato nei riti funebri preistorici.

(Vladimir Gorodnyanskiy)

Il tipo di DNA estratto e analizzato è l’intero genoma mitocondriale (mtDNA) – ovvero quello caratterizzato da un limitato tasso di mutazione -, che, passando di madre in figli, permette di tracciare all’indietro l’intera eredità materna.

Usando una tecnologia sperimentata sulle ossa di uomini di Neandertal (Svante Paabo aveva recentemente annunciato di aver analizzato l’intero genoma dei Neandertal, vedi qui), i ricercatori sono stati in grado di distinguere il materiale genetico dell’uomo di Kostenki da contaminazioni successive. Il nuovo approccio sfrutta tre caratteristiche del DNA antico:

  • la dimensione: spesso i suoi frammenti sono più corti del DNA moderno.
  • la tendenza a mostrare particolari cambiamenti, o mutazioni, nella sequenza genetica alle estremità delle molecole di DNA.
  • una caratteristica rottura di molecole in particolari posizioni nel filamento di DNA.

L’apparente facilità con cui il DNA moderno riesce a infiltrarsi in quello antico ha portato però molti ricercatori a dubitare dell’efficacia di queste metodi.

“La cosa ironica è che il nostro gruppo è stato uno di quelli che sollevarono questo problema”, risponde Paabo.

(BBC)

Futuri studi potranno aiutare a capire se gli esseri umani vissuti in Europa 30000 anni fa siano i nostri diretti antenati o se vennero rimpiazzati da “immigranti” che introdussero l’agricoltura nel continente.

Gli scienziati cercano delle “firme genetiche” riconosciute al fine di classificare il DNA mitocondriale di un individuo in differenti tipi, o “aplogruppi” – dei rami principali dell’albero genealogico dell’Homo Sapiens.

All’uomo di Kostenki è stato assegnato l’aplogruppo “U2”, sparso a basse frequenze nelle popolazioni dell’Asia occidentale e meridionale, Europa e Nord Africa.

Nonostante la sua rarità, la presenza di questo aplogruppo negli europei d’oggi suggerisce una qualche continuità tra i cacciatori paleolitici e gli abitanti odierni nel continente – sostengono gli autori dello studio.

U2, insieme ad aplogruppi strettamente imparentati come U5, sono fra quelli che potrebbero plausibilmente essere arrivati in Europa durante il Paleolitico.

I genetisti riescono anche a “datare” particolari eventi genetici, per esempio quando un aplogruppo ha cominciato a diversificarsi. Il ramo “U” (comprendente gli aplogruppi U1, U2, U3, ecc.) sembra essere più antico di molti altri lignaggi genetici trovati in Europa.

Un recente studio ha trovato una percentuale molto alta di tipi U nei resti scheletrici di antichi cacciatori-raccoglitori dell’Europa centrale in confronto a successivi immigranti agricoltori e alla moderna popolazione della regione.

Riassumendo: questi cacciatori paleolitici di 30000 anni fa dell’aplogruppo U sarebbero i primi abitanti d’Europa, soppiantati poi da popolazioni praticanti l’agricoltura di altri aplogruppi (questa è solo una generalizzazione per rendere l’idea).

Kostenki (BBC)

Un’analisi di DNA mitocondriale eseguita l’anno scorso sui resti di un individuo vissuto 28000 anni fa nella Grotta Paglicci, in provincia di Foggia, ha mostrato che questi appartenesse all’aplogruppo “H”, il tipo più comune fra i moderni europei.

Tutti questi studi cercano anche di gettare luce sulle interazioni tra antichi esseri umani e Neandertal, alla ricerca di eventuali tracce del DNA di questi ultimi nel nostro.

2 commenti leave one →
  1. Scampolo permalink
    gennaio 8, 2010 12:13 pm

    Queste scoperte generano sempre più domande che risposte.
    Personalmente l’origine della specie umana è uno di quei misteri che se venisse realmente portato alla luce getterebbe un nuovo modo di pensare nell’intera razza umana. La teoria che a mio parere ha più punti a suo favore e più prove è quella della scimmia Acquatica, proposta da Elaine Morgan.

    http://cittadinideimari.net/oceanografia-biologica/33-mammiferi-marini/70-la-teoria-della-scimmia-acquatica.html

    Detto questo la possibilità che i Neanderthal non si siano estinti ma “fusi” con una razza più geneticamente forte, direi che è ampiamente possibile.

    Mi piace

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  1. L’origine degli europei « Il Fatto Storico

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