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3 statue di faraoni neri a Dangeil

gennaio 8, 2010
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La statua di Taharqa (Berber-Abidiya Archaeological Project)

Sono state rilasciate le immagini delle tre statue scoperte lo scorso mese a Dangeil, nel profondo Sudan; appartenevano a tre faraoni della 25′ dinastia – anche nota come quella dei faraoni neri-. Spicca in particolare quella enorme di Taharqa. Non è mai stata trovata una statua di un faraone così a sud.

I faraoni di questa dinastia provenivano dalla Nubia (oggi una regione tra Sudan ed Egitto). Questi faraoni nubiani provarono ad incorporare la cultura egizia nella loro. Costruirono pure piramidi in Sudan (sebbene ciò non venisse più fatto in Egitto da quasi 800 anni).

Taharqa fu un faraone della 25′ dinastia e regnò all’incirca dal 690 al 664 a.C. un territorio che si estendeva dal Sudan fino a Levante.

Alla fine del suo regno un conflitto con gli assiri lo costrinse però a ritirarsi a sud, fino dentro alla Nubia, dove morì nel 664 a.C.

L’Egitto, divenuto provincia degli assiri, riguadagnò poi l’indipendenza durante la 26′ dinastia; i successori di Taharqa non furono più capaci di riprendere l’Egitto.

Oltre alla statua di Taharqa, sono state trovate anche quelle di due suoi successori che controllarono il Sudan (ma, appunto, non l’Egitto): Senkamanisken e Aspelta.

Owen Jarus ha intervistato Julie Anderson, del British Museum, co-direttrice degli scavi a Dangeil.

Dangeil si trova vicino alla quinta cateratta (Mark Dingemanse-wiki)

Dangeil si trova vicino alla 5′ delle 6 cateratte del Nilo (i tratti poco profondi del fiume da Assuan a Khartum, vedi sopra), circa 350 km a nord-est dalla capitale sudanese di Khartum. Secondo Anderson era una “importante città reale”.

La maggior parte dei ritrovamenti finora è da datarsi al Regno di Meroe (III secolo a.C. – III secolo d.C.), ma l’insediamento esisteva anche prima, ai tempi di Taharqa. È possibile peraltro che l’impero di questi si estendesse più a sud di Dangeil.

(Berber-Abidiya Archaeological Project)

La statua di Taharqa è fatta di granito e pesa più di una tonnellata. Si ergeva per 2.6 metri quando aveva la testa.

Questa e le altre due statue vennero successivamente rotte intenzionalmente e non si sa perchè.

Un’ipotesi è perchè ci fu uno scontro dinastico: un gruppo conquistò il potere in Nubia e fu determinato a eliminare i ricordi del regno di Taharqa e dei suoi successori.

Oppure perchè nel 593 a.C. una forza militare egizia, condotta dal faraone Psamtek II, riuscì a raggiungere Dangeil e decise di danneggiare le statue.

In ogni caso, lo sforzo per portarle lì fu enorme: la cava di granito più vicina è alla terza cateratta, a centinaia di chil0metri di distanza.

Secondo Anderson le tre statue sarebbero state poste dentro a un tempio del dio Amon che forse si trova sotto o nelle vicinanze a dove oggi giace un tempio di Meroe del I secolo d.C.

È inoltre sicura che ci siano altre statue reali: “altri re tra Taharqa e Aspelta” (Tanwetamani, Atlanersa e Anlamani).

La testa di Aspelta (Berber-Abidiya Archaeological Project)

Sulla cintura di Taharqa sono iscritte queste parole:

Il dio perfetto Taharqo figlio di Amon-Ra

C’è poi un’altra iscrizione parziale (foto sotto):

‘Il dio perfetto, ‘Signore delle due terre, Signore dell’azione… Re dell’Alto e del Basso Egitto, Nefertum-Khu-Ra’, figlio di Ra’, Taharqo, [beneamato] di Ra’-Harakhty che risiede in Ms (qui l’iscrizione è andata) per sempre

Ms potrebbe essere parte dell’antico nome di Dangeil.

(Berber-Abidiya Archaeological Project)

La statua di Senkamanisken ha un’interessante iscrizione:

‘Il dio perfetto, Signore delle due terre, Signore dell’azione, Re dell’Alto e del Basso Egitto, Se-kheper-en-re, figlio di Ra’, Senkamani[sken …’

Quest’iscrizione è un perfetto esempio del perchè non si dovrebbe credere a tutto ciò che si legge. Infatti dal regno di Senkamanisken i nubiani avevano perso il controllo dell’Egitto.

Anderson dice: “I re kushiti usavano ancora titoli standard. In realtà sono re del Sudan”.

Il busto di Senkamanisken (Berber-Abidiya Archaeological Project)

La grandezza di Dangeil è enorme, e gli archeologi hanno a malapena grattato la superficie. “C’è lavoro per intere generazioni”, conclude Anderson.

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