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Tre navi Romane in una miniera in Serbia?

aprile 30, 2020

(Parco archeologico di Viminacium)

I minatori di carbone in Serbia hanno fatto una scoperta inaspettata: tre navi probabilmente romane, sepolte nel fango di un antico letto del Danubio da almeno 1.300 anni. La più grande è una nave fluviale a fondo piatto lunga 15 metri. Due barche più piccole, ciascuna ricavata scavando un unico tronco d’albero, potrebbero anche essere state delle piroghe (monossili) usate dagli invasori per attraversare il fiume e attaccare la frontiera romana. La miniera di superficie di Kostolac si trova vicino all’antica città romana di Viminacium, un tempo capitale della Mesia superiore e base di un distaccamento della flotta Romana sul Danubio.

(Parco archeologico di Viminacium)

All’epoca dell’Impero romano, il Danubio o uno dei suoi rami più grandi scorrevano nella terra ora occupata dalla miniera. Le tre navi giacevano sepolte sotto 7 metri di limo e argilla che le hanno conservate per secoli in buone condizioni. Sono state portate alla luce dagli escavatori dei minatori, che le hanno però rovinate: «Circa il 35-40% della nave grande è stato danneggiato», ha dichiarato ad Ars Technica l’archeologo Miomir Korac, direttore dell’Istituto archeologico e capo del Viminacium Science Project. «Tuttavia abbiamo raccolto tutti i pezzi e dovremmo essere in grado di ricostruirla quasi per intero». La nave grande aveva un ponte, almeno sei paia di remi e montava la vela latina triangolare. L’equipaggio consisteva di 30-35 marinai e lo scafo mostra segni di riparazione. Al contrario, le due piroghe scoperte erano molto più rudimentali, sebbene una avesse decorazioni scolpite sullo scafo. Venivano chiamate monossili ed erano una sorta di mezzi da sbarco. «Un monossile non è una nave da combattimento. È solo un modo per attraversare il fiume e invadere a terra», ha detto Korac. «Di fronte a navi più grandi, i monossiloni venivano facilmente sconfitti, come testimoniano fonti del VI secolo: menzionano una flotta romana di Singidunum (Belgrado) che respinge attacchi barbarici».

La nave più grande sembra di origine romana, ma non è da escludere che fosse più antica o più tarda. Per avere una risposta certa, Korac ha inviato campioni di legno a un laboratorio per l’analisi al radiocarbonio, ma la pandemia COVID-19 sta tenendo tutto in sospeso. Ad ogni modo, le fonti non menzionano alcun porto dopo che Viminacium venne distrutta degli Avari nel 584 d.C. Le tre navi potrebbero dunque testimoniare il commercio o il conflitto lungo la frontiera romana. Qui vicino vi era la base navale romana di Viminacium, e si può immaginare una battaglia sul Danubio tra una nave da guerra romana e invasori nelle piroghe. Non sono note battaglie fluviali vicino a Kostolac, ma un paio ebbero luogo più a monte, vicino ai porti romani di Singidunum e Sirmium (Sremska Mitrovica). La mancanza di segni di combattimento e di manufatti sulle barche, impedisce al momento di identificarne lo scopo. «Le navi furono abbandonate o evacuate. Non affondarono improvvisamente col carico», ha detto Korac. «Se ciò accadde durante l’invasione barbarica e il ritiro delle truppe romane, la nave grande potrebbe essere abbandonata e affondata per non cadere nelle mani del nemico». Al momento, scavi e analisi sono in sospeso, ma i tre relitti sono stati trasferiti nel vicino parco archeologico.

(Archeo Serbia)

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4 commenti leave one →
  1. vale_cattaneo@hotmail.it permalink
    maggio 1, 2020 9:44 am

    Gent.mi,Grazie per i Vostri articoli. Mi permetto una osservazione di carattere ortografico: credo che l’aggettivo di nazionalità, nella lingua italiana, si scriva c

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  2. maggio 2, 2020 9:35 am

    Che dolore le immagini del ciglio di cava!
    Mi pare di sentire il crac nelle orecchie, mmh.

    D’altra parte un manufatto ligneo relativamente piccolo ed isolato dentro ad un enorme deposito sedimentario così su due piedi -anche ci fosse stato un assiduo controllo in corso d’opera- non mi viene in mente come avrebbero potuto fare per individuarlo prima di sventrarlo.
    Anzi, bravi ad essere riusciti a fare un cosa che da noi rarissimamente si riesce a fare: convincere gli esercenti di una cava a lasciar modificare significativamente il perimetro della “coltivazione” (con tutti i problemi conseguenti di tenuta della parete e di gestione delle acque meteoriche) per favorire un intervento archeologico su qualcosa che si trovi casualmente a cavallo.

    Attendiamo impazienti ulteriori dati sui ritrovamenti.

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  3. maggio 7, 2020 12:00 pm

    Peccato che non si può ancora stabilire se si tratti di nave romana (almeno quella grande). Più che altro mi auguro che una volta fatte le dovute verifiche qualcuno si ricordi di divulgarne il risultato e che non resti tutto nel dimenticatoio a beneficio esclusivo del museo di Viminacium…

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  4. LEONARDO BARTOLUCCI permalink
    giugno 6, 2020 5:42 pm

    ottima scoperta…bello!!!
    …da riscoprire il periodo dal 476 dc al 1100
    è tutto un falso periodo buio…. piceni, etruschi, troiani emigrati, romani, franchi salii, lo tsunami di creta, poi i longobardi ed i carolingi…. bisogna fare un pò d’ordine…ma tutto fila
    vi segnalo gli studi e le pubblicazioni di medardo arduino

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