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La top 10 delle più grandi scoperte archeologiche del 2019

dicembre 30, 2019

(Mohamed Megahed)

È difficile stilare un elenco delle dieci scoperte più importanti dell’anno. Dalle ricche tombe in Egitto all’incredibile storia della donna scriba, dai nuovi affreschi romani ai sacrifici e alle misteriose offerte precolombiane, ecco una selezione dell’anno 2019.

La tomba di Saqqara, Egitto

(Mohamed el-Shahed, AFP)

Durante le indagini sul complesso funerario del faraone della V dinastia Djedkara Isesi (2381-2353 a.C.), una squadra dell’Istituto Ceco di Egittologia ha scoperto la tomba dipinta di un alto dignitario egizio del Vecchio Regno. Scesi in uno stretto tunnel sotterraneo che si apriva in una serie di stanze, gli archeologi, guidati da Mohamed Megahed, hanno trovato geroglifici sui muri che parlavano di un uomo di nome Khuwy sepolto all’interno della camera. Le scritte elencano i molti titoli di Khuwy, tra cui “Segretario del Re” e “Compagno della Casa Reale”. Accanto ai geroglifici vi sono scene dipinte con colori vibranti anche dopo 4.300 anni. Uno dei pannelli principali raffigura lo stesso Khuwy, seduto davanti a un tavolo pieno di cibo, bevande e altre offerte destinate a sostenerlo nell’aldilà. «Le scene del proprietario della tomba sono molto insolite nelle tombe del Vecchio Regno», afferma Megahed. I dipinti di alta qualità, la vicinanza alla piramide di Djedkara e la sua progettazione – simile alle tombe dei faraoni della V dinastia – suggeriscono per Khuwy un ruolo di primo piano nella corte reale.

La grotta Maya del dio giaguaro, Messico

(Karla Ortega, Proyecto Gran Acuífero Maya)

Dopo aver percorso 400 metri sottoterra, passando per gallerie e cunicoli di 40 cm, una squadra diretta dagli archeologi Guillermo de Anda (INAH) e James Brady (California State University) si è inaspettatamente imbattuta in camere alte fino a 3,80 metri piene di oggetti rituali. La scoperta è avvenuta vicino alla città Maya di Chichen Itza, forse fondata proprio in relazione a questo regno sotterraneo considerato sacro. Il sistema di caverne è stato soprannominato Balamku come il “dio giaguaro”, che poteva entrare o uscire dagli inferi. Era stato scoperto per caso nel 1966 dalla popolazione locale, tuttavia Victor Segovia Pinto, l’archeologo inviato sul posto, ne fece sigillare l’ingresso senza registrare la posizione. Con loro c’era però Luis Un, all’epoca un bambino e oggi 68enne, che oggi ha finalmente riportato gli archeologi in questo santuario sotterraneo. C’erano almeno sette camere rituali con circa 170 manufatti in ceramica: piatti, vasi e soprattutto bruciatori d’incenso dedicati a Tlaloc, il dio dell’acqua mesoamericano. È possibile che i Maya stessero cercando il favore degli dèi per far fronte a una grave siccità. Ecco il motivo dell’enorme sforzo fatto per depositare le offerte nella grotta Balamkú, “uno dei luoghi più sacri di Chichén Itzá”. Non si faceva una scoperta simile dal 1959, quando era stata trovata la grotta di Balankanche.

Donna scriba, Germania

(Christina Warinner)

Il blu oltremare, un brillante pigmento blu, era così amato nel Medioevo europeo che a volte costava più dell’oro. La colorazione veniva preparata con la pietra di lapislazzuli, estratta in una singola località remota in Afghanistan. Una squadra multidisciplinare è rimasta dunque molto sorpresa nel rilevare un’abbondanza di particelle di blu oltremare nella placca dentale di una donna deceduta tra il 997 e il 1162 d.C. La donna aveva probabilmente 45-60 anni e venne sepolta anonimamente in un monastero femminile, a Dalheim. «Ci siamo chiesti come mai una donna di quel periodo, in una zona isolata, fosse venuta a contatto con un minerale incredibilmente costoso», afferma Christina Warinner, archeologa molecolare dell’Università di Harvard e dell’Istituto Max Planck di Scienza della Storia Umana. La spiegazione più probabile è che la donna fosse una scriba che illustrava manoscritti sacri usando tale pigmento, che le finiva in bocca perché doveva leccare il pennello durante la pittura. L’analisi dei denti potrebbe identificare altri scribi donne del primo Medioevo, che non sono note perché raramente firmavano il loro lavoro. «Di quell’epoca ci sono manoscritti di donne», afferma Warinner. «Ma quante artiste aspettano di essere scoperte se solo guardassimo i loro denti?».

La Sala della Sfinge nella Domus Aurea, Italia

(Parco archeologico del Colosseo)

Una piccola crepa nel soffitto a volta ha condotto gli archeologi in una nuova stanza della Domus Aurea, l’immenso palazzo costruito dall’imperatore Nerone dopo il devastante incendio di Roma nel 64 d.C. Dopo la morte di Nerone, la Domus Aurea fu vista come la follia dell’imperatore. L’interno della struttura venne completamente riempito, e sopra furono costruito edifici e un parco pubblico. Fu solo nel XV secolo che, per caso, la vasta proprietà fu riscoperta. Da allora, la Domus Aurea è un sito di esplorazione e di scavo. Lo scorso maggio, durante il restauro di un ambiente contiguo, gli archeologi hanno annunciato il ritrovamento di una nuova stanza coperta di affreschi. Soprannominata “Sala della Sfinge”, contiene una volta interamente decorata con pitture murali di pantere, centauri rampanti e persino una sfinge solitaria. «Ci siamo imbattuti in una grande apertura posta proprio all’imposta nord della copertura della stanza», scrive nella sua relazione Alessandro D’Alessio, archeologo responsabile della Domus Aurea. Le lampade che i tecnici avevano a portata di mano per illuminare i ponteggi hanno fatto il resto: «Rischiarata dalle luci artificiali, è apparsa d’un tratto l’intera volta a botte di una sala adiacente completamente affrescata».

Il più grande sacrificio di massa di bambini, Perù

(Gabriel Prieto)

Nel sito costiero di Pampa la Cruz sono stati scoperti tre distinti sacrifici di massa di oltre 230 bambini e quasi 400 lama. Il primo di questi eventi risale al 1250 d.C. circa ed è quindi il primo sacrificio di massa di bambini e animali nella regione. Simili sacrifici di massa sono stati trovati in date successive nella stessa area e sono stati interpretati come offerte agli dèi da parte del popolo Chimu, in risposta alla distruzione provocata dagli eventi di El Niño. Ma l’archeologo Gabriel Prieto dell’Università della Florida ritiene che il primo sacrificio di Pampa la Cruz possa aver avuto uno scopo politico: «È interessante che questo primo evento sacrificale si sia verificato proprio quando i Chimu stavano conquistando popolazioni come i Lambayeque, che viveva nelle valli a nord», afferma Prieto. «È affascinante immaginare che le vittime possano essere state cittadini Lambayeque portati qui per celebrare quelle vittorie». Un’altra possibile interpretazione è che il sacrificio dovesse onorare Taycanamo, il leggendario fondatore dei Chimu, che si dice venisse dal mare e camminò verso sud per fondare Chan Chan, la capitale dei Chimu, intorno al 1000 d.C. Pampa la Cruz si affaccia esattamente sul punto in cui si ritiene fosse sbarcato.

Denisova in altitudine, Cina

La grotta di Baishiya Karst (Dongju Zhang)

Circa 40 anni fa, un monaco buddista scoprì una mandibola nella grotta di Baishiya Karst, a un’altezza di 3.280 metri sull’altopiano tibetano. Il campione è stato datato a 160.000 anni fa e l’analisi delle proteine ​​dei suoi denti indica l’appartenenza alla specie di hominine conosciuta come Uomini di Denisova. Questi antichi umani erano finora conosciuti solo attraverso i resti frammentari di diversi individui, tutti rinvenuti nella grotta di Denisova in Siberia, che si trova a soli 700 metri sul livello del mare e a quasi 3.000 km della grotta di Baishiya. «Questa mandibola rivela che gli Uomini di Denisova fossero geograficamente distribuiti in modo molto più ampio e a un’altitudine più elevata di quanto pensassimo in precedenza», afferma l’archeologo Dongju Zhang dell’Università di Lanzhou. Precedenti studi sul materiale genetico dei Denisova avevano rilevato una mutazione che favorisce la sopravvivenza in ambienti a basso contenuto di ossigeno, come per esempio le altissime altitudini dell’altopiano tibetano. Questa stessa mutazione è stata identificata negli attuali tibetani e la scoperta che un tempo i Denisovani abitavano nella regione potrebbe spiegare come ottennero questo adattamento.

La tomba dei dragoni d’argento, Mongolia

(Ren Xiao)

Nella Mongolia centro-settentrionale, gli archeologi hanno scoperto due sontuose tombe costruite per i nobili dell’impero nomade Xiongnu. Un popolo nomade che ha dominato le steppe eurasiatiche orientali dal III secolo a.C. fino al I secolo d.C., la confederazione degli Xiongnu intraprese frequenti guerre contro la dinastia Han cinese (206 a.C. – 220 d.C.). Per difendersi da queste incursioni, gli Han costruirono fortificazioni che alla fine entrarono a far parte della Grande Muraglia. Entrambe le tombe Xiongnu – scavate da una squadra dell’Università di Ulan Bator e dall’Istituto provinciale per l’archeologia e il patrimonio culturale dell’Henan – contenevano ricche tombe. In quella più grande, i ricercatori hanno trovato scatole di legno con dentro anelli d’argento, ganci per cinture di giada e un paio di draghi d’argento dorati, forse dei manici di una nave. La tomba più piccola conteneva i resti di un uomo sepolto con una carrozza trainata da cavalli, 15 teste di cavallo e 19 ornamenti equestri d’argento, ciascuno raffigurante una divinità unicorno. La squadra ha anche recuperato parte di una spada decorata con giada, la prima mai trovata in una tomba Xiongnu.

Un tesoro di monete medievali, Inghilterra

(Pippa Pearce, The Trustees of the British Museum)

Il 14 ottobre 1066, Guglielmo il Conquistatore sconfisse l’ultimo re anglosassone d’Inghilterra, Aroldo II d’Inghilterra, nella Battaglia di Hastings, inaugurando il dominio normanno. Secondo i ricercatori del British Museum, la scoperta nella Chew Valley dell’Inghilterra sud-occidentale di un deposito di oltre 2.500 penny d’argento dai regni di entrambi i re, sottolinea l’incertezza politica di quegli anni. La maggior parte delle 1.236 monete col viso di Aroldo furono coniate nel sud-est dell’Inghilterra, il che indica una solida fedeltà a lui nella regione nonostante la minaccia imminente dell’invasione di Guglielmo. Al contrario, tutte le 1.310 monete raffiguranti Guglielmo furono coniate dopo l’incoronazione del giorno di Natale, suggerendo che a quel punto la sua pretesa al trono era generalmente riconosciuta. Il coniatore di monete sembra aver approfittato del tumultuoso periodo successivo alla morte di Aroldo. Due monete “ibride”, incise col volto di Aroldo su un lato e di Guglielmo sull’altro, rappresentano il subdolo tentativo di evitare le spese per l’acquisto di stampi freschi per produrre nuovi conii. Tutte insieme, le monete del tesoro – alcune tagliate in quarti o a metà per fare tagli più piccoli – sarebbero state più che sufficienti per acquistare almeno 500 pecore.

Il più grosso ritrovamento di bare Egizie, Egitto

(Ministero delle Antichità d’Egitto)

Trenta bare intatte, sigillate e dipinte, appartenute a un gruppo di sacerdoti e sacerdotesse della XXII dinastia, sono state rinvenute nella necropoli di el-Assasif, presso l’antica città di Tebe, oggi Luxor. «È il primo grande deposito di bare umane mai scoperto dalla fine del XIX secolo», ha dichiarato il ministro delle antichità egiziano Khaled El-Enany. A distanza di 3000 anni, le bare mostrano ancora i loro eccezionali colori e le iscrizioni geroglifiche. Ventritré maschi adulti – alcuni dei quali sacerdoti – cinque femmine adulte e due bambini. Le bare sarebbero state raggruppate e nascoste verso la fine della XXII dinastia da un sacerdote per proteggerle dai disordini e dai predatori di tombe dell’epoca. Gli archeologi hanno aperto due bare, che sono sembrate ben conservate: gli involucri esterni erano ancora intatti e coprivano completamente i volti e i corpi. Non c’era alcun manufatto, ma è possibile che fossero stati avvolti negli involucri. Lo scavo è ancora in corso e gli archeologi stanno decifrando i geroglifici: i dipinti sul legno sono così ben conservati che si possono distinguere le divinità e le scritture, le scene dal Libro dei Morti e i titoli dei defunti. Ora si trovano al Cairo per essere restaurate e infine esposte presso il Grande Museo Egizio, che dovrebbe aprire l’anno prossimo vicino alle piramidi di Giza.

Affreschi pompeiani, Italia

(Parco Archeologico di Pompei)

(MiBACT)

Le rovine della città Romana di Pompei hanno portato alla luce nuovi eccezionali affreschi. Quest’anno sono due ad aver impressionato gli studiosi per la qualità e l’ottimo stato di conservazione. Nella stessa lussuosa domus dove l’anno scorso era stato trovato il quadretto di Leda e il cigno, è stato rinvenuto uno splendido affresco del mito di Narciso. Si trovava nell’atrio, a fianco delle figure di menadi e satiri. Narciso è raffigurato secondo l’iconografia classica, nell’atto di specchiarsi nell’acqua, rapito dalla sua immagine. Il secondo affresco mostra un combattimento tra un mirmillone e un trace, due tipologie di gladiatori che nell’antichità spesso si fronteggiavano. L’affresco si trovava nel sottoscala di una taverna, probabilmente frequentata dai gladiatori. Entrambe le scoperte sono state effettuate nella Regio V, un’area a nord del parco archeologico. I ritrovamenti non sono certamente finiti, visto che gli attuali scavi hanno solo il principale obiettivo di mettere in sicurezza l’intero cantiere. Sono infatti già visibili porzioni di nuovi affreschi da scavare in futuro.

Archaeology

Live Science

3 commenti leave one →
  1. Giovanna Pedranghelu permalink
    dicembre 31, 2019 4:03 am

    Tutto abbastanza interessante, non vedo tuttavia citata Göbekli Tepe nella Turchia sud-orientale con la scoperta importantissima del più antico tempio mai rinvenuto, risalente a 10.000 anni fa mi pare. È un complesso archeologico di infinita bellezza e di primaria importanza per l’intera umanità.

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    • Il Fatto Storico permalink*
      gennaio 1, 2020 9:37 pm

      Buongiorno Giovanna, sono state considerate solo le scoperte effettuate nel 2019. Per quanto riguarda Göbekli Tepe, l’anno scorso l’Istituto Archeologico Germanico ha pubblicato uno studio sui resti di cereali e sugli utensili. Maggiori informazioni qui.

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  2. Massimiliano permalink
    gennaio 4, 2020 1:31 pm

    Tutti ritrovamenti straordinari che arricchiscono di materiali e prove, ma nessuna che apre a novità di popoli mai scoperti prima.
    Nessun cenno invece per esempio ai Giganti di Mont’e Prama, che mette alla luce una Nuova popolazione mai scoperta prima, nessun cenno al più Grande Nuraghe mai ritrovato come quello di Barumini…

    Cmq come premesso nell’articolo che dice: “è difficile”

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