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Top ten delle scoperte archeologiche del 2018

dicembre 31, 2018

Nuove scoperte a Pompei: affresco di Leda e il cigno (Cesare Abbate, MiBAC)

La rivista americana Archaeology ha selezionato le dieci scoperte più interessanti del 2018. Dagli enigmatici reperti dell’Età del Bronzo agli ultimi studi sull’evoluzione umana, ecco alcune delle 10 scoperte più interessanti e importanti del 2018.

I primi panettieri

Nel sito archeologico di Shubayqa 1, in Giordania, i ricercatori hanno scoperto i resti carbonizzati di un pane di 14.400 anni fa. Venne cotta da cacciatori-raccoglitori della civiltà dei Natufiani, circa 4000 anni prima dell’inizio dell’agricoltura. Il pane era composto da farina di cereali e tuberi selvatici. All’epoca non era probabilmente un alimento base, ma un raro trattamento riservato alle occasioni speciali.

Uno dei ‘forni’ nel sito Natufiano di Shubayqa 1 (Alexis Pantos)

Primo disegno

Il disegno più antico conosciuto al mondo è stato identificato su una lastra di pietra trovata nel 2011 nella grotta di Blombos, in Sudafrica. Secondo un nuovo studio pubblicato su Nature, risale all’incredibile data di 73.000 anni fa. Il piccolo frammento presenta nove tratti rossi incrociati. Le analisi al microscopio e altri test hanno dimostrato che le linee furono tracciate con un pastello ocra da un essere umano.

Il disegno più antico del mondo, dipinto su una piccola roccia di silcrete (Craig Foster)

Eccentrico manufatto

Gli archeologi svizzeri erano rimasti perplessi quando videro per la prima volta questa mano di bronzo con un bracciale in lamina d’oro. L’insolito artefatto venne prodotto tra il 1500 e il 1400 a.C., un reperto unico per l’epoca. Nel luogo del ritrovamento, vicino al lago di Bienne, è stato poi scoperto lo scheletro di un uomo, insieme a un dito mancante della mano di bronzo, una spilla, una spirale e scaglie d’oro. L’enigmatica mano potrebbe essere stata usata come protesi o durante rituali.

(Service archéologique du canton de Berne, Philippe Joner)

Peste dell’Età del Bronzo

Il batterio che causa la peste bubbonica, lo Yersinia pestis, è stato responsabile di alcune delle pandemie più devastanti della storia. La peste nera uccise almeno un terzo della popolazione europea nel XIV secolo, mentre il primo focolaio registrato fu la cosiddetta peste di Giustiniano nel VI secolo d.C. Ora gli scienziati hanno scoperto le prove che una forma virulenta del batterio circolava almeno già nel 1800 a.C. I genomi di Yersinia pestis sono stati sequenziati in due scheletri dell’Età del Bronzo sepolti insieme nella Russia sudoccidentale.

(V.V. Kondrashin and V.A. Tsybin/Nature Communications)

Primi americani

Chi furono le prime persone nelle Americhe? Gli studiosi hanno a lungo pensato alla cultura Clovis, i cui antenati arrivarono in Nord America passando dalla Siberia circa 13.000 anni fa. Una nuova scoperta nel sito di Gault, in Texas, offre però prove di una popolazione molto più antica. Gli archeologi hanno trovato utensili di pietra tra cui punte di proiettili e lame, risalenti fino a 20.000-16.000 anni fa. La datazione rimane comunque da verificare, visto che è stata utilizzata solo la luminescenza otticamente stimolata (OSL).

Le punte di lancia sono lunghe fino a 10 centimetri (Center for the Study of the First Americans/Texas A&M University)

Ritrovamento epico

Una tavoletta incisa scavata vicino alle rovine del santuario di Zeus ad Olimpia, non sembrava essere niente di speciale. Con grande sorpresa dei ricercatori, conteneva invece un estratto dell’Odissea, il poema epico che narra il viaggio dell’eroe greco Odisseo dopo la guerra di Troia. L’iscrizione è composta dai primi 13 versi del XIV libro, nel quale Odisseo torna ad Itaca e ritrova il suo fidato porcaro, Eumeo. La tavoletta risale al III secolo d.C. o prima.

(Ministero Greco della Cultura)

Ritorno a Pompei

Nonostante più di 250 anni di esplorazione quasi continua, un terzo dell’antica città di Pompei non è mai stato scavato. Nel 2018, tutto è cambiato. L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. lasciò la città sepolta sotto il materiale vulcanico, creando una registrazione quasi perfetta delle attività quotidiane: la cottura del pane nei forni, le case in ristrutturazione, i giardini curati. La serie di affreschi portati alla luce durante i primi scavi su larga scala, nell’area precedentemente non scavata chiamata Regio V, una delle nove regioni in cui gli archeologi dividono la città, è stata davvero straordinaria.

Affresco e strada nella Regio V (Pasquale Sorrentino, Jason Urbanus)

Laboratorio di mummie

Nella vasta necropoli egizia di Saqqara, archeologi tedeschi ed egiziani hanno portato alla luce una sala funeraria, unica nel suo genere. Forniva servizi di mummificazione e camere di sepoltura comuni per i defunti durante il periodo saita-persiano (664-404 a.C.). Nella camera di imbalsamazione erano ancora conservate centinaia di ciotole e vasi di ceramica. Le etichette elencano oli, sostanze specifiche, e le istruzioni su come effettuare la mummificazione.

Ushabti in faience (Ramadan Hussein, Saqqara Saite Tombs Project)

Hominine ibrido

I test genetici di un frammento di osso di 90.000 anni di una ragazza di circa 13 anni hanno confermato un sospetto: due distinti gruppi di antichi esseri umani si incrociarono. Un’analisi del DNA mitocondriale aveva già dimostrato che sua madre era di origine neandertaliana. La nuova ricerca, guidata dai paleogenetisti del Max Planck Institute di Lipsia, ha esaminato il suo intero genoma, scoprendo che il DNA della ragazza combinava in egual misura i genomi di Neanderthal e di Denisova. Aveva una madre di Neanderthal e un padre di Denisova.

Frammento osseo (“Denisova 11”) scoperto nel 2012 nella grotta di Denisova, in Russia. Madre Neandertal, padre Denisova (T. Higham, University of Oxford)

Il relitto più antico

Una nave mercantile greca scoperta a oltre 2 km di profondità nel Mar Nero, è stata datata al radiocarbonio a 2.400 anni fa, il che la rende il più antico relitto intatto del mondo. La nave, scoperta nel 2017 al largo della Bulgaria, è lunga 23 metri e conserva ancora il suo albero, i timoni e i banchi per i rematori. Scoprire una nave del mondo classico, a una tale profondità, è qualcosa di eccezionale.

La nave mercantile greca risale al 400 a.C. (Black Sea Maritime Archeology Project/EPA-EFE/Shutterstock)

Archaeology

One Comment leave one →
  1. Marco Bacchi permalink
    gennaio 3, 2019 11:13 am

    Grazie a il fatto storico che rende queste scoperte ancor più luminose per il gran lavoro di esporre e rilevarne l’elevata impronta nel tessuto culturale dei popoli conferma quando più importante per far assumere sempre più nelle genti che ogni opera d’arte del passato appartiene al genere umano e alla sua intima storia.

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