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Il volto della guerra: le ferite mortali scoperte in una fossa comune della Guerra dei trent’anni

giugno 1, 2017
Lützen fossa comune

La fossa comune di Lützen (J. Lipták, O. Schröder)

Nel novembre del 1632, ai cittadini di Lützen in Germania, spettò un compito davvero macabro: seppellire circa 9.000 soldati morti su un campo di battaglia della sanguinosa Guerra dei trent’anni. Dopo secoli, gli archeologi hanno trovato tracce di quell’evento.

Alcuni anni fa i ricercatori avevano scoperto una fossa comune nel sito della Battaglia di Lützen. Ma ora, analizzando le ossa, hanno imparato di più sulle vite e sulle violenti morti di questi soldati.

La Guerra dei trent’anni è stato uno degli eventi più sanguinosi della storia europea, più mortale della Peste nera e della Seconda Guerra Mondiale, in termini di percentuale della popolazione persa. Combattuta tra il 1618 e il 1648, il conflitto nacque come una lotta tra cattolici e protestanti all’interno del Sacro Romano Impero. I brutali scontri toccarono gran parte dell’Europa centrale, ma la maggior parte delle battaglie furono combattute in quella che oggi è la Germania.

Illustrazione grafica dei resti scheletrici (J. Lipták, O. Schröder)

Oltre alle morti sui campi di battaglia, le carestie e le epidemie devastarono le popolazioni. Entrambe le parti nel conflitto si affidarono fortemente ai mercenari stranieri (le cui lealtà potevano cambiare in base a chi pagava di più), e gli eserciti di occupazione terrorizzavano i civili nelle città e nei villaggi. La svolta nella guerra si ebbe con l’intervento della Svezia nel 1630 e il suo sostegno alle forze protestanti. Il re svedese Gustavo II Adolfo condusse una serie di battaglie vittoriose, fino a quando venne ucciso in un combattimento contro il generale Albrecht von Wallenstein, comandante delle truppe imperiali del Sacro Romano Impero, durante la battaglia di Lützen, il 16 novembre 1632.

Lützen

Il campo di battaglia di Lützen (LDA Halle/Saale)

Ferite di guerra

Gli archeologi hanno individuato il sito della battaglia di Lützen nel 2006, dopo che una ricerca col metal detector aveva rilevato circa 3.000 proiettili, munizioni e altri oggetti. Una trincea scavata nel 2011 aveva poi scoperto una fossa comune. Per impedire i saccheggi dei tombaroli e le erosioni del tempo, gli scienziati non scavarono gli scheletri; sollevarono direttamente il blocco di terra di 55 tonnellate con dentro i resti. Guidati da Nicole Nicklisch, dell’Ufficio di Stato per la gestione del patrimonio e l’archeologia della Sassonia-Anhalt, un gruppo di bioarcheologi ha analizzato i 47 scheletri in questo blocco, cercando le lesioni mortali causate in battaglia. Secondo i loro risultati, pubblicati sulla rivista PLOS ONE, la maggior parte degli uomini non era già più in forma prima della battaglia. Sedici avevano lesioni alla testa; un uomo ne aveva addirittura subite quattro nei conflitti precedenti prima di morire. Ventuno avevano altre ferite ossee guarite o in fase di guarigione, come fratture delle braccia, delle gambe e delle costole. Esaminando le ferite non guarite, i ricercatori hanno scoperto il tipo di lesioni ricevute durante la battaglia di Lützen. Anche se alcuni uomini avevano segni di taglio e squarci sulle ossa, le armi a lame sembravano aver svolto un ruolo minore nelle morti di questi soldati. Invece, più della metà degli uomini era stata colpita da armi da fuoco. Ventuno furono colpiti alla testa, e undici di loro avevano ancora le pallottole nel cranio.

L’attacco della cavalleria

Il numero elevato di ferite da colpi d’arma da fuoco era insolito per l’epoca – almeno in confronto ad altre fosse comuni della Guerra dei trent’anni in siti tedeschi come Wittstock e Alerheim. Spade e pugnali erano ancora “le armi scelte per il combattimento corpo a corpo”, scrivono i ricercatori. Questo insolito scontro a fuoco a Lützen potrebbe corrispondere a un resoconto della battaglia. La documentazione storica suggerisce che un’unità di élite (costituita principalmente da soldati tedeschi) dell’esercito svedese chiamata ‘Brigata Blu’ soffrì una sconfitta mortale nella zona della fossa, dopo essere stati attaccati di sorpresa da un’unità di cavalleria dell’esercito imperiale cattolico. I resti dei proiettili rivelano che i soldati erano stati attaccati con pistole, moschetti e carabine – armi che i cavalieri usavano a breve distanza. Le fonti storiche parlano di soldati coi proiettili in bocca per ricaricare velocemente le armi, e infatti due scheletri avevano ancora in bocca dei proiettili di piombo non sparati. I ricercatori ipotizzano che la maggior parte degli uomini sepolti in questa tomba stesse combattendo per l’esercito svedese, anche se probabilmente nella fossa ci finirono pure i soldati dell’esercito cattolico imperiale. Non c’erano molti vestiti o materiali sui corpi, indice che prima di essere sepolti i soldati vennero spogliati delle loro uniformi e di qualunque cosa stessero portando. E mentre alcuni corpi sembrano essere stati seppelliti con cura, altri sembrano gettati, molto probabilmente dagli abitanti che dovettero ripulire il campo di battaglia pochi giorni dopo. «Si può certamente supporre che la popolazione locale di Lützen non ebbe un atteggiamento positivo nei confronti dei soldati caduti, indipendentemente da qualsiasi affiliazione militare», hanno scritto i ricercatori. «Nella Guerra dei Trent’anni, ogni battaglia portò distruzione e miseria alla popolazione rurale».

(A) Due ferite guarite; (B) ferita con tracce di guarigione; (C) ferita all’avambraccio che ha fatto fondere radio e ulna (A. Hörentrup)

L’individuo più anziano (tra i 40 e i 50 anni di età) aveva fratture a zigomo e mascella (A).
Questa frattura al femore di un altro individuo fu probabilmente dovuta a una caduta causata da un colpo di arma da fuoco alla tibia (B) (N. Nicklisch, J. Lipták)

L’unica grave ferita con arma da taglio (A); distacco completo di un osso del cranio (B); ferita alla vertebra (C); ferita al condilo laterale del femore, avrebbe potuto danneggiare l’entesi e l’arteria poplitea con grave perdita di sangue (D) (K. Bentele, N. Nicklisch, J. Lipták)

Il buco del proiettile (C, freccia) alla testa (A), con rottura delle ossa del cranio (B). Il soldato aveva ancora in bocca un proiettile non esploso (A, freccia) (N. Nicklisch)

Crani forati da colpi di arma da fuoco (N. Nicklisch)

(A, B) Individuo colpito alla testa da un proiettile di piombo di moschetto, finito dall’altra parte del cranio (E) (K. Bentele, N. Nicklisch, S. Brandt)

Due soldati colpiti ai fianchi da colpi di carabina nell’ilio sinistro (A) e nel cotile destro (B) (A. Hörentrup)

Live Science

PLOS ONE

One Comment leave one →
  1. Franco Invernizzi permalink
    giugno 1, 2017 5:33 pm

    Un lavoro ciclopico che certamente rafforzerà le convinzioni circa il quanto possono essere grandi e gravi le tragedie che gli esseri umani sono in grado di realizzare.

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