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Il DNA di 90 mummie svela la storia degli antichi Egizi

maggio 31, 2017
sarcofago Abusir el-Meleq

Un sarcofago da Abusir el-Meleq (bpk/Aegyptisches Museum und Papyrussammlung, SMB/Sandra Steiss)

Le mummie egizie conservano molti dettagli dei defunti: tratti del viso, segni di malattia e persino tatuaggi. Ma il DNA era così difficile da estrarre che molti scienziati si erano convinti che il clima caldo del deserto, l’umidità delle tombe e le sostanze chimiche usate nella mummificazione, avessero distrutto il materiale genetico da tanto tempo.

Ora una squadra di specialisti di DNA antico ha sequenziato con successo i genomi di 90 mummie egizie risalenti tra il 1.388 a.C. e il 426 d.C. È la prima volta che gli scienziati possono esaminare degli Egizi comuni, che sorprendentemente sarebbero cambiati poco nonostante secoli di conquiste.

Secondo i risultati, questi individui assomigliavano alle popolazioni antiche del Vicino Oriente e a quelle neolitiche di Anatolia e Europa. Tuttavia, negli ultimi 1.500 anni, negli egiziani moderni c’è stato un incremento di DNA dall’Africa subsahariana.

Mappa con Abusir-el Meleq (X arancione) e i luoghi per i campionamenti degli egiziani moderni (cerchi arancioni) (Annette Guenzel/Nature Communications)

Il successo nel sequenziamento, pubblicato sulla rivista Nature Communications, «dimostra finalmente a tutti che il DNA si conserva nelle mummie egizie», afferma Albert Zink, antropologo biologico presso l’Istituto per le Mummie dell’EURAC di Bolzano. Zink aveva partecipato allo studio del 2010 che aveva identificato sequenze di DNA in 16 antiche mummie reali egizie, tra cui Tutankhamon. Ma quello studio usava la reazione a catena della polimerasi, un metodo che trova ed estrae in modo efficiente frammenti di DNA, ma che non può sempre distinguere in modo affidabile il DNA antico dalla contaminazione moderna.

Il nuovo studio, diretto da Johannes Krause, genetista presso l’Istituto Max Planck di Scienza della Storia Umana di Jena (Germania) ha usato dei metodi di sequenziamento di nuova generazione per leggere i tratti di qualsiasi DNA presente in un campione e prendere quelli che assomigliano al DNA umano. Gli scienziati hanno così potuto concentrarsi solo sul DNA antico. Questo rende la nuova analisi molto più affidabile, dice Hannes Schroeder, ricercatore di DNA antico presso l’Università di Copenaghen: «Riesce dove i precedenti studi sulle mummie egizie hanno fallito o non sono stati all’altezza».

Krause, che ha studiato il DNA dei Neanderthal, dei Denisoviani e dei migranti preistorici in Europa, recentemente si è occupato delle mummie egizie a causa della tumultuosa storia politica dell’impero. In vari momenti venne conquistato dagli Assiri del Vicino Oriente, dai Nubiani a sud, ma anche dai Persiani, dai Greci e dai Romani. «Ci siamo chiesti: Le conquiste straniere ebbero un impatto genetico?», ha detto Krause, che si è concentrato su una raccolta di 151 teste di mummie dell’antico insediamento di Abusir el-Meleq, a circa 100 chilometri a sud del Cairo lungo il Nilo. L’insediamento era dedicato a Osiride, ‘il dio dei morti’, il che lo rese un luogo di sepoltura popolare per molti secoli. Le teste furono scavate (e rimosse dai loro corpi) all’inizio del XX secolo, e ora si trovano in due collezioni in Germania, all’Università di Tubinga e al Museo della Preistoria e Storia Antica di Berlino. La datazione con il radiocarbonio mostra che le mummie spaziano per 1.300 anni di storia, durante le quali si ebbero molte delle conquiste straniere fino all’arrivo dei Greci e poi dei Romani.

Verena Schuenemann

La scienziata Verena Schuenemann nel laboratorio dell’Università di Tubinga (Johannes Krause)

Mentre i tessuti molli della mummia non contenevano quasi nessun DNA, le ossa e i denti erano pieni di materiale genetico. Gli scienziati sono riusciti ad ottenere il DNA mitocondriale da 90 delle 151 mummie. Nei mitocondri si trovano solo pochi geni, ma sono così abbondanti che spesso è più facile trovare il DNA lì che dentro il nucleo della cellula. Il problema è che il DNA mitocondriale è passato dalla madre, mentre il DNA nucleare da entrambi i genitori e quindi fornisce molte più informazioni. Purtroppo, dice Krause, solo alcuni dei genomi nucleari delle mummie erano ben conservati e ancora meno hanno passato i rigorosi test di contaminazione. Alla fine hanno recuperato il genoma nucleare da sole 3 mummie, ognuna di un’epoca diversa.

Il team di Krause ha confrontato il DNA mitocondriale e nucleare delle mummie con le popolazioni antiche e moderne del Vicino Oriente e dell’Africa. Hanno scoperto che gli Egizi assomigliavano molto alle popolazioni antiche e moderne del Vicino Oriente, in particolare a quelle del Levante. Inoltre, sorprendentemente, il DNA degli Egizi non è cambiato molto dopo la conquista da parte delle potenze straniere. È possibile che i genomi mitocondriali non registrino semplicemente i contributi genetici dei padri stranieri, dice Yehia Gad, genetista molecolare presso il Centro di Ricerca Nazionale del Cairo e uno dei fondatori del laboratorio del DNA antico del Museo Egizio che ha lavorato con Zink negli studi passati. Tuttavia anche il DNA nucleare delle tre mummie mostra una stretta continuità genetica, sottolinea Krause.

Più tardi, però, qualcosa ha alterato i genomi degli Egizi. Sebbene le mummie antiche non contengano quasi nessun DNA dell’Africa subsahariana, negli egiziani moderni circa il 15 – ​​20% del DNA mitocondriale riflette l’origine subsahariana. «È davvero inaspettato vedere un cambiamento così tardivo», dice Krause. È possibile che l’aumento del commercio lungo il Nilo – compreso il commercio degli schiavi – o la diffusione dell’Islam nel Medioevo potrebbero aver intensificato i contatti tra l’Africa settentrionale e quella subsahariana. Il genetista Iosif Lazaridis della Harvard Medical School di Boston, esperto di incroci tra le popolazioni antiche, definisce i nuovi risultati “un grande successo”. Ma si chiede quanto possa essere rappresentativa Abusir el-Meleq. «L’Egitto è un grande paese», dice. Altre regioni potrebbero aver subito le conquiste in modi diversi, forse con più mescolamento genetico. Lazaridis spera in futuri altri studi: «Ora che è possibile esaminare le mummie – beh, ci sono letteralmente migliaia di mummie».

Classificazione genetica di 3 antichi Egizi (Nature Communications)

Science

Nature

Wired

Università di Tubinga

Istituto Max Planck

One Comment leave one →
  1. Liutprand permalink
    giugno 2, 2017 12:20 pm

    Le mummie prese in esame provengono da una singola località (Abusir el Malek), ma i risultati sono di alto interesse: il DNA rivela perfino dei collegamenti con i neolitici anatolici ed europei,

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