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Lo studio di Vlochós rivela un’importante città greca

dicembre 14, 2016
Porte della città, mura e torri sono ancora visibili in superficie (SIA/EFAK/YPPOA)

Porte della città, mura e torri sono ancora visibili in superficie (SIA/EFAK/YPPOA)

Un nuovo scavo ha rivelato che un antico insediamento greco, ritenuto essere un piccolo villaggio, fosse in realtà una città importante.

Le rovine a Vlochós, nella Tessaglia occidentale, erano note da 200 anni (gli annunci di città “perduta” o “scoperta” sono dunque infondati, ndr). Finora, tuttavia, il sito non era stato studiato in modo sistematico, e gli archeologi l’avevano considerato una sorta di “luogo isolato”, dice Robin Rönnlund, dottorando in archeologia presso l’Università di Goteborg (Svezia) e a capo della ricerca.

«Il nostro progetto copre un buco importante nella conoscenza dell’area, e mostra che rimane molto da scoprire sul suolo greco», dice.

L'acropoli di Vlochos (SIA/EFAK/YPPOA)

L’acropoli di Vlochos (SIA/EFAK/YPPOA)

Le ricerche, frutto di una collaborazione tra Eforato delle Antichità di Karditsa e l’Istituto Svedese ad Atene, erano cominciate nel settembre 2016. Invece di scavare, gli archeologi hanno indagato il terreno utilizzando un georadar. La squadra ha trovato tracce della piazza della città (l’agorà) e della griglia di strade. Hanno inoltre rinvenuto ceramiche antiche e monete. L’area dentro le mura misura 40 ettari.

«I ritrovamenti più anichi risalgono a circa il 500 a.C.», dice Rönnlund, «ma la città sembra essere fiorita principalmente dal IV al III secolo a.C., prima di essere abbandonata per qualche motivo, forse in connessione con la conquista romana dell’area».

Poche tracce della città sono visibili in superficie, a parte le rovine delle porte della città, delle torri e delle mura. I ricercatori hanno voluto specificare che non saranno portati via dal sito i reperti archeologici. Alcuni piccoli ritrovamenti, come le monete, potrebbero essere portati al Museo Archeologico di Karditsa, ma l’obiettivo è l’esplorazione non invasiva della città. Tra i manufatti scoperti c’è un piccolo frammento di ceramica rossa e nera, datata al tardo VI secolo a.C.

Vlochós si trova a circa 560 km a nord di Atene, nella Tessaglia occidentale, un’area che gli archeologi hanno a lungo ritenuto largamente rurale e non molto sviluppata durante l’antichità. Le rovine giacciono su una collina alta 215 metri chiamata Strongilovoúni.

«Quelli che si pensava essere un insediamento irrilevante su una collina può ora essere considerata una città più importante di quanto si credesse», dice Rönnlund.

I ricercatori torneranno nel sito nel 2017 per ulteriori studi.

Il frammento di ceramica a figure rosse (SIA/EFAK/YPPOA)

Il frammento di ceramica a figure rosse (SIA/EFAK/YPPOA)

Le fortificazioni di epoca classica-ellenistica (SIA/EFAK/YPPOA)

Le fortificazioni di epoca classica-ellenistica (SIA/EFAK/YPPOA)

Gli archeologi: Rich Potter, Derek Pitman, Robin Rönnlund, Fotini Tsiouka, Ellen Siljedahl, Matilda Forssén, Johan Klange (SIA/EFAK/YPPOA)

Gli archeologi: Rich Potter, Derek Pitman, Robin Rönnlund, Fotini Tsiouka, Ellen Siljedahl, Matilda Forssén, Johan Klange (SIA/EFAK/YPPOA)

Live Science

Università di Göteborg

Vlochos Archaeological Project

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