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Le ultime ricerche su Ötzi: una morte inaspettata, i contatti con la Toscana e una voce profonda

settembre 25, 2016
La mummia nel luogo di ritrovamento (Paul Hanny)

La mummia nel luogo di ritrovamento (Paul Hanny)

In occasione dei 25 anni dal suo ritrovamento, a Bolzano è stato dedicato un congresso internazionale – dal 19 al 21 settembre – a Ötzi, la famosa Mummia del Similaun, durante il quale sono stati presentati delle nuove ricerche a lui dedicate.

Tra i principali risultati scientifici, è stato scoperto che il rame con cui è stata costruita l’ascia che portava con se potrebbe non provenire dalle Alpi, come ritenuto finora, ma dai giacimenti della Toscana meridionale. Ötzi inoltre non si dedicava alla lavorazione del rame, come invece avevano fatto pensare le tracce di arsenico e rame trovate nei suoi capelli. E il suo assassinio potrebbe essere legato ad una situazione di conflitto accaduta qualche giorno prima della sua morte.

Il ghiacciaio del Similaun (Museo Archeologico dell’Alto Adige)

Il ghiacciaio del Similaun (Museo Archeologico dell’Alto Adige)

Da quando l’Uomo venuto dal ghiaccio è stato ritrovato, il 19 settembre 1991, il suo studio ha catalizzato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Nessuna mummia è stata studiata così nel dettaglio. «Per gli scienziati il ritrovamento di Ötzi non è paragonabile a nessuna altra scoperta di un corpo antico: l’Iceman è un tipico europeo, vissuto oltre 5000 anni fa. Il suo studio fornisce risposte continue ed entusiasmanti», spiega l’antropologo Albert Zink di EURAC Research, direttore scientifico del congresso. «La conservazione ottimale della mummia, grazie al ghiaccio, rende Ötzi un modello unico per noi ricercatori: possiamo sviluppare metodi scientifici da applicare anche per lo studio di altre mummie», continua Zink.

«Oggi ci concentriamo in particolare su chi fosse, sul suo ruolo nella società e su ciò che successe nei giorni precedenti alla sua morte. I metodi innovativi a disposizione degli esperti fanno sì che si ottengano sempre nuovi risultati», afferma Angelika Fleckinger, direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige, che ha organizzato il congresso insieme a EURAC Research.

Contatti con il centro Italia

Una scoperta sorprendente viene dall’elemento più particolare dell’attrezzatura di Ötzi, l’ascia di rame. Diversamente da quanto ritenuto finora dagli esperti, il rame della lama non viene dalle Alpi – Tirolo dell’est o del nord sembravano i luoghi di provenienza più probabili – ma dal centro Italia. Un gruppo di ricercatori, guidato da Gilberto Artioli, esperto di geoscienze e docente all’Università di Padova, ha scoperto che il rame proviene da giacimenti di minerale nel sud della Toscana. Gli esperti veneti hanno prelevato un minuscolo campione della lama e svolto un’indagine basata sugli isotopi del piombo. Questo esame fornisce un’indicazione precisa del luogo d’origine del minerale, permette infatti di collegare una materia prima, e gli oggetti realizzati con questa, a un determinato giacimento. Mettendo in relazione il campione di rame con i dati relativi ai giacimenti di rame dell’Europa e del Mediterraneo, gli esperti hanno scoperto che la scure di Ötzi è stata fatta con il rame della Toscana meridionale.

«Questo risultato è del tutto inaspettato. Incaricheremo altri esperti di svolgere ulteriori analisi per confermare questi primi risultati», afferma Angelika Fleckinger, sottolineando i nuovi interrogativi aperti da questa scoperta: Ötzi era un commerciante che si spinse fino ai dintorni dell’odierna Firenze? Come erano a quell’epoca i rapporti commerciali e i contatti culturali con il sud? Lo scambio di merci poteva influenzare anche lo spostamento di popolazioni, portando uomini del sud verso le Alpi e viceversa? «Le scoperte che fanno luce sullo sviluppo delle popolazioni sono sempre entusiasmanti», conclude Albert Zink.

L'ascia di Ötzi (Museo Archeologico dell’Alto Adige)

L’ascia di Ötzi (Museo Archeologico dell’Alto Adige)

Ötzi non lavorava il rame?

Altro interrogativo molto dibattuto tra gli studiosi è se Ötzi fosse in qualche modo attivo nella lavorazione del rame. La domanda nasce dalle tracce di arsenico e rame rinvenute nei suoi capelli, elementi che potrebbero derivare dall’inalazione di fumo durante il processo di estrazione e colatura del metallo. Su questo aspetto ha lavorato il geochimico Wolfgang Müller, ricercatore della Royal Holloway University di Londra. Lo scienziato aveva già dimostrato l’origine altoatesina di Ötzi mediante analisi basate sugli isotopi. Grazie a nuove metodiche, come la spettrometria di massa con il laser e l’analisi di speciazione, il team di Müller ha esaminato non solo i capelli, ma anche la presenza di metalli pesanti in campioni di unghie, pelle e organi.

I suoi risultati – sebbene ancora preliminari – fanno pensare che sia prematuro ritenere Ötzi attivo nella lavorazione del rame. La ricerca di Müller ha evidenziato valori leggermente alti di arsenico nelle unghie, ma non negli altri tessuti. Date queste constatazioni, rimane incerta la possibilità di individuare con precisione sul corpo di Ötzi gli effetti dell’esposizione ai metalli pesanti quando era ancora in vita. Alcuni valori elevati potrebbero essere infatti riconducibili a condizioni ambientali sopravvenute nel corso dei 5000 anni successivi alla sua morte.

(Museo Archeologico dell’Alto Adige)

(Museo Archeologico dell’Alto Adige)

Esame radiologico con il nuovo apparecchio per la tomografia computerizzata (CT)

Nel 2013 i radiologi altoatesini Paul Gostner e Patrizia Pernter hanno realizzato una nuova tomografia computerizzata dell’Uomo venuto dal ghiaccio all’ospedale di Bolzano. Per questo esame hanno utilizzato un apparecchio CT di nuova generazione che, grazie a un’ampia apertura, ha permesso ai medici di scannerizzare Ötzi completamente dalla testa ai piedi, nonostante la posizione delle sue braccia. Oltre alla già nota arteriosclerosi, che interessava le arterie dell’addome e delle gambe, grazie alla migliore qualità delle immagini i due medici hanno evidenziato per la prima volta tre piccole calcificazioni in prossimità del tratto di efflusso cardiaco. Questa scoperta conferma la validità dei risultati ottenuti dai microbiologi di EURAC Research ovvero la presenza di una forte predisposizione genetica allo sviluppo di malattie cardiocircolatorie, da identificare come principale causa della sua arteriosclerosi.

Raggi x del torace (Museo Archeologico dell’Alto Adige/Ospedale Regionale di Bolzano)

Raggi x del torace (Museo Archeologico dell’Alto Adige/Ospedale Regionale di Bolzano)

TAC in 3D del torace (Museo Archeologico dell’Alto Adige/Ospedale Regionale di Bolzano)

TAC in 3D del torace (Museo Archeologico dell’Alto Adige/Ospedale Regionale di Bolzano)

L’indagine di un “profiler”

Ötzi è stato assassinato. Lo dimostra la punta della freccia scoperta nel 2001 nella sua spalla sinistra. Ma in quali circostanze? Il Museo Archeologico dell’Alto Adige ha incaricato nel 2014 il commissario della polizia criminale di Monaco Alexander Horn di indagare sul caso con i più avanzati metodi criminologici. Horn ha interrogato “conoscenti” della vittima, per esempio archeologi del museo che da anni si occupano della mummia, esperti di medicina legale, radiologi e antropologi. Il team investigativo ha perlustrato il luogo del delitto in val Senales. Questo il risultato dell’indagine: con buona probabilità Ötzi non si sentiva minacciato poco prima della sua morte. La situazione sul luogo del ritrovamento, il giogo di Tisa, fa pensare infatti a una pausa con un ricco pasto. Nei giorni precedenti, però, Ötzi si era procurato una ferita da difesa alla mano destra, probabilmente in un corpo a corpo. La mummia non mostra altre ferite, quindi è possibile supporre che sia stato lui il vincitore di questo scontro. La freccia che lo ha colpito a morte è venuta da lontano e in modo inaspettato, quindi potrebbe far pensare a un gesto vile. Altre analisi mediche hanno mostrato come dopo la caduta di Ötzi, non ci furono altri interventi violenti da parte dell’assassino. L’omicida avrebbe dunque scelto un agguato a distanza per evitare lo scontro diretto. Il ritrovamento di alcuni oggetti di valore, come l’ascia di rame, sul luogo del delitto, fa pensare che il furto non possa essere un valido movente. A scatenare l’agguato, sembra dunque sia stata una situazione di conflitto personale, “uno scontro precedente, una dinamica che del resto si evidenzia anche oggi nella grande maggioranza dei delitti” spiega Alexander Horn.

Ferita causata dalla freccia (Museo Archeologico dell’Alto Adige)

Ferita causata dalla freccia (Museo Archeologico dell’Alto Adige)

Ferita alla mano (Museo Archeologico dell’Alto Adige)

Ferita alla mano (Museo Archeologico dell’Alto Adige)

Ricostruita la voce

Gli studiosi dell’ospedale di Bolzano e del CNR sono riusciti a ottenere quella che loro stessi chiamano un’approssimazione del suo timbro vocale, al quale hanno affidato l’emissione di cinque semplici suoni: le vocali italiane. Qualcuno forse si aspettava di più ed è rimasto deluso da questi ‘vagiti’ senza senso. Si tratta però della miglior approssimazione possibile al momento: far parlare Ötzi, infatti, è un processo complicato. L’idea di provare a immaginare la sua voce è del foniatra dell’ospedale di Bolzano, Francesco Avanzini: «La mummia è sottoposta periodicamente a delle Tac, sulla base di queste immagini abbiamo ricavato il profilo del condotto vocale, cioè tutte le cavità che stanno al di sopra delle corde vocali e costituiscono un po’ la cassa armonica della voce». Impossibile non notare che le vocali di Ötzi hanno un marcato accento altoatesino: «Non siamo sicuri quale lingua parlasse Ötzi – spiega Avanzini – probabilmente il retico, vista la provenienza geografica. Diciamo che è un omaggio alla popolazione locale».

Un’operazione comunque non semplice perché la mummia ha una postura piuttosto ‘scomoda’: «Tutto quello che c’era è stato schiacciato dal braccio sinistro che ha spostato tutte le strutture del collo, compromettendo tutto il cavo sopraglottide – spiega Rolando Füstös, ex primario di Otorinolaringoiatria dell’ospedale regionale di Bolzano – ma abbiamo ‘rimesso virtualmente insieme i pezzi’». Questi risultati sono solo un primo passo. Un giorno, gli studiosi ne sono sicuri, lo sentiremo articolare anche parole di senso compiuto, ma servirà del tempo: «Certo può apparire sgradevole, non è proprio una voce – ammette Rolando Füstös, ex primario di Otorinolaringoiatria dell’ospedale regionale di Bolzano – ma è comunque verosimile e fatta su misure giuste, senza autopsia. Si tratta di un inizio promettente che ha generato molto entusiasmo. In futuro procederemo con ulteriori misurazioni per arrivare a una voce più vicina e quella reale».

Museo Archeologico dell’Alto Adige

La Repubblica

3 commenti leave one →
  1. settembre 25, 2016 9:11 pm

    E’ molto tempo che mi chiedo se i responsabili del Museo/Istituto di Bolzano sono all’altezza di gestire questo ritrovamento….

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    • Antonio Pantano permalink
      settembre 30, 2016 9:11 pm

      basta visitare il museo di Bolzano per rendersi conto che la gestione è PERFETTA !

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      • ottobre 2, 2016 9:24 pm

        Naturalmente l’ho visitato più volte e siamo assolutamente lontani dalla perfezione. Il corpo si sta scurendo in diversi punti. E’ perennemente esposto alla luce per esser visto dai visitatori. Basterebbe mettere un filmato, certo si incasserebbero meno soldi.

        L’allestimento è da museo di provincia. L’illuminazione è difettosa. Le prime ricostruzioni grafiche dell’abbigliamento erano così inaccettabili che hanno dovuto mascherarle dietro un ridicolo pannnello traforato.

        La sudditanza culturale della direzione alla madre patria tedesca è totale.

        Perfezione? Bricolage!

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