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6 cose che dobbiamo ai Vichinghi

marzo 15, 2016
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Ospiti da oltremare. Nikolaj Roerich, 1901 (Wikimedia)

Ospiti da oltremare. Nikolaj Roerich, 1901 (Wikimedia)

Dal tardo VIII secolo fino al tardo XI, i vichinghi dominarono l’Europa e viaggiarono nel mondo, dalle lontane sponde della Russia alla costa orientale del Nord America. Sebbene le loro incursioni (spesso dirette contro obiettivi religiosi) furono indubbiamente brutali, molti vichinghi erano commercianti, contadini, e si insediarono pacificamente, lasciando il segno su quasi ogni regione e civiltà toccata.

Esplorate alcune delle cose che dobbiamo a questi antichi norreni, dalle parole che pronunciamo ai pettini che usiamo per i capelli.

The Viking Ship Oseberg, Viking Ship Museum (Mark Harris/Getty Images)

The Viking Ship Oseberg, Viking Ship Museum (Mark Harris/Getty Images)

Progressi nella costruzione navale e nella navigazione

Forse la conquista più sorprendente dei Vichinghi fu la loro tecnologia all’avanguardia nella costruzione navale, che permise loro di viaggiare per distanze più grandi di chiunque altro. Le loro lunghe navi – imbarcazioni di legno slanciate con degli scafi poco profondi e file di remi lungo i lati – erano più veloci, più leggere, più flessibili e più facili da manovrare rispetto alle altre navi dell’epoca. Ma le prodezze dei vichinghi dovevano molto anche alla loro abilità di navigatori. Si basavano su semplici ma sofisticati strumenti come la bussola solare, che utilizzava cristalli di calcite noti come “pietre del Sole”, per identificare la posizione del Sole anche dopo il tramonto e durante i giorni nuvolosi (vedi anche: I Vichinghi navigavano con la pietra del Sole?). Tali innovazioni diedero ai Vichinghi un netto vantaggio nei viaggi sulle lunghe distanze verso le terre straniere. Nel loro periodo d’oro, i vichinghi furono contemporaneamente attivi su quattro continenti, rendendoli i primi veri cittadini globali.

Lingua

Nei secoli dopo la prima incursione su terra inglese nel 793 d.C., i vichinghi compirono una serie di attacchi, iniziarono guerre e si insediarono sulle isole britanniche, lasciando un impatto permanente su terra, cultura e lingua. Come i vichinghi interagivano coi loro vicini inglesi, prima attraverso attività agricole e commerciali e poi tramite matrimoni, le due lingue (norreno antico e inglese antico) si mischiarono. Questo processo è evidente nei nomi di luoghi come Grimsby, Thornby e Derby (il suffisso -by era la parola scandinava per “fattoria” o “villaggio”), o Lothwaite (-thwaite significa “prato” o “pezzo di terra”). “Give”, “window” e “dream”, altre parole comune inglesi, devono il loro moderno significato all’influenza vichinga. Un altro esempio famoso: la parola “berserk” viene dal norreno antico “berserker”, che significa “pelle d’orso”. Qusti guerrieri vichinghi veneravano Odino, ed entravano in uno stato di furia prima e durante la battaglia.

Dublino

Dobbiamo la capitale dell’isola di smeraldo ai vichinghi, che fondarono il primo insediamento registrato sulla sponda sud del fiume Liffey nell’841 d.C. Chiamata Dubh Linn (“stagno nero”) per via del lago dove gli antichi norreni ormeggiavano le loro navi, l’insediamento vichingo si concentrava intorno a un forte di legno chiamato longphort. Costruito nell’odierno cuore di Dublino, divenne il centro di uno dei più grandi mercati di schiavi d’Europa. I vichinghi mantennero un fermo controllo su Dublino per quasi tre secoli, fino a quando il re supremo d’Irlanda Brian Boru li sconfisse nella Battaglia di Clontarf nel 1014. Diversamente che in Inghilterra, i vichinghi lasciarono pochi nomi norreni ai luoghi in Irlanda, o parole nella lingua irlandese, ma lasciarono comunque il segno. Oltre a Dublino, le città irlandesi di Wexford, Waterford, Cork e Limerick cominciarono anch’esse come insediamenti vichinghi.

Il pub Temple Bar a Dublino (Chris Jackson/Getty Images)

Il pub Temple Bar a Dublino (Chris Jackson/Getty Images)

Sci

Sebbene gli sci più antichi conosciuti, risalenti tra l’8.000 e il 7.000 a.C. furono scoperti in Russia, e il primo riferimento scritto allo sciare provenga dalla dinastia Han cinese (206 a.C. – 220 d.C.), dobbiamo ringraziare i vichinghi per aver inaugurato la tradizione occidentale degli sci. Persino la parola “sci” arriva dal norreno antico “skío”. Gli antichi norreni sciavano nella loro nevosa patria sia per divertimento sia per motivi di trasporto, e la dea norrena Skaoi e il dio Ullr erano spesso raffigurati sugli sci o sulle racchette da neve.

Pettini

Sebbene i loro nemici li considerassero dei barbari trasandati, i vichinghi in verità si facevano il bagno più frequentemente degli altri europei dell’epoca, facendosi almeno una nuotata a settimana – preferibilmente in una calda primavera. I pettini, spesso fatti coi palchi di cervo rosso o altri animali che uccidevano, sono uno degli oggetti più frequentemente rinvenuti nelle tombe vichinghe. En effetti, sebbene degli oggetti simili esistessero in altre civiltà in tutto il mondo, i vichinghi sono spesso considerati gli inventori dei pettini come li conosciamo oggi in Occidente. Pinzette, rasoi e cucchiai per le orecchie (per togliere il cerume) sono tra gli altri oggetti per la pulizia scoperti negli scavi nei siti funerari vichinghi, provando che persino i guerrieri vichinghi, barbuti e dai capelli lunghi, prendevano la pulizia personale molto sul serio.

Saghe

Oltre alle prove archeologiche, molte delle informazioni sui vichinghi provengono da una fonte in qualche modo discutibile ma infinitamente interessante. Le sage islandesi, scritte da autori sconosciuti nel XII, XIII e XIV secolo, raccontano la vita nell’epoca vichinga intorno all’anno 1000 d.C., quando gli antichi norreni abbandonarono i loro dèi pagani e si convertirono al cristianesimo. Gli studiosi di epoca vittoriana avevano accettato le saghe – con le loro rappresentazioni grafiche delle azioni sia dei potenti sovrani sia delle persone comuni – come dei fatti. Oggi, la maggior parte degli storici concordano che sono fonti non affidabili – ma comunque preziose – sui vichinghi, legate moltissimo alla mitologia e alle storie di fantasia. In ogni caso, possiamo ringraziare i vichinghi e i loro exploit per aver alimentato una delle prime forme di soap opera.

Il manoscritto islandese Flateyjarbók (Werner Forman/Universal Images Group/Getty Images)

Il manoscritto islandese Flateyjarbók (Werner Forman/Universal Images Group/Getty Images)

History

5 commenti leave one →
  1. marzo 15, 2016 2:31 pm

    La saga Norrena non è esattamente una “soap opera”; è questa, una definizione sminuente nei contenuti e nella forma.
    Le saghe vichingo – islandesi costituiscono le uniche opere storico-letterarie in lingua antico-norvegese.
    Esse erano dei racconti, canzoni e poemi epici, storie d’avventura, a volte di grande valore stilistico, sature di eventi, spesso sconvolgenti e misteriosi, che nelle lunghe e buie giornate invernali, il “sagamadhr”, il cantore o narratore di professione, raccontava a un pubblico assorto di adulti e bimbi.
    Come le favole, questi racconti avevano un loro insegnamento, e non erano solamente un modo ludico per impegnare la lunga pausa dell’inverno, ma, anche, un modo per istruire quei rudi coloni.
    I racconti erano lezioni sul linguaggio appropriato, e sulle concezioni religiose; riferivano sui principi della navigazione e fornivano dati geografici e misurazioni nautiche. Erano anche un compendio del codice etico dell’onore Norvegese.
    Il coraggio, lo sprezzo per il pericolo che dimostravano i protagonisti di queste storie, alimentando l’orgoglio di appartenere a uno stesso popolo, rafforzava la coesione del gruppo e il sentimento nazionale.
    Tutti i popoli del mondo hanno prodotto racconti epici, inizialmente trasferiti oralmente per poi essere tramandati per iscritto.
    Da un punto di vista storico non sempre le saghe Vichinghe, come tutti gli altri racconti epici dell’umanità, sono affidabili; che è diverso, però, dal dire che sono poco affidabili, perché questa definizione coinvolge tutta l’opera letteraria Norrena, cosa che non è vera. Esistono delle vistose discrepanze storiche tra alcune saghe e non siamo in grado di dire oggi se esse sono nate così, o sono state modificate dal cantore o dagli scrivani attraverso un’interpretazione semplicemente personale o dettata da motivi politici del momento che volevano privilegiare un personaggio oppure l’altro.

    In seguito, in tempi moderni si sono susseguiti tanti falsi e interpretazioni fantasiose di cui i Norreni hanno nessuna colpa.

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    • Matteo permalink
      marzo 16, 2016 10:24 am

      Non ha senso pensare alle saghe come ‘affidabili’ o ‘poco affidabili’. Nessuno penserebbe di leggerle e di ricavarne immediatamente un quadro preciso della società islandese medievale. Sarebbe come leggere le agiografie di santi e chiedersi: Sarà vero questo episodio? Certo sono testi che conservano la memoria del passato, ma, come qualsiasi fonte, abbisognano dell’analisi critica degli studiosi per potervi cogliere informazioni sulla cultura che li ha prodotti.

      P.S.: Giusto una piccola correzione grammaticale: “i Norreni non hanno nessuna colpa”. La doppia negazione in italiano non produce un’affermazione, ma rafforza la negazione.

      Liked by 1 persona

  2. marzo 17, 2016 11:14 pm

    Ti ringrazio per la correzione grammaticale … presunta.
    Per quanto riguarda le mie affermazioni ripeto che le saghe non sono delle “soap opere” e l’affermazione che esse non sono affidabili è dell’articolista e non mia.

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    • Matteo permalink
      marzo 18, 2016 9:57 am

      (Per la verità non è presunta: http://www.linkuaggio.com/2015/06/la-doppia-negazione-in-italiano-afferma.html)
      Condivido in pieno che non siano delle soap, però tu hai detto: “anche se non sono sempre affidabili, non sono poco affidabili”. Il che, da quello che capisco, vuole intendere che, essenzialmente, sono affidabili il più delle volte. E qui si inserisce il mio commento sull’insensatezza dell’attribuire certe caratteristiche a fonti di questo tipo.

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      • marzo 18, 2016 11:20 am

        In due saghe esistono delle discrepanze di eventi e personaggi; non si sa come si è arrivati a queste differenze; invece, in altre saghe, ad esempio, le informazioni nautiche sono precise, tanto da avere portato l’esploratore Norvegese Helge Ingstad a scoprire l’insediamento di Terranova.
        E’ ovvio che la veridicità di uno scritto antico deve essere sempre verificata, ma le saghe Islandesi costituiscono in ogni caso un ottimo punto d’inizio per un’indagine.
        Ingstad non si avvalse solamente delle saghe, ma fece un’ampia ricerca. Qui, per brevità, riporto tra virgolette un mio vecchio scritto: “Ingstad, dopo un’accurata ricerca bibliografica, tra cui le Saghe groenlandesi, la Storia ecclesiastica di Adamo, e gli Annali islandesi, studiò le antiche mappe, i dati nautici, e la topografia del Canada orientale; quindi, noleggiò un cutter e perlustrò sistematicamente e a lungo i siti della costa, possibili soggiorni dei Vichinghi. Parlò con gli eschimesi e gli indiani; infine, soffermatosi in una baia della penisola dell’Anse aux Meadows, scoprì i primi resti di edifici e oggetti riconducibili a un insediamento vichingo“.
        Senza la saga, cioè il racconto, nessuno avrebbe cercato un insediamento in Canada.
        I Norreni non sono in assoluto privi di colpe sulla confusione che nacque nei secoli passati sulla loro epopea; la scoperta del Vinland, ad esempio, sembrò una fanfaronata, solo perché non lasciarono dati nautici precisi sulla sua localizzazione. La qualcosa è, però, comprensibile, e la maggiore parte della confusione nacque dai numerosi falsi, mappe, scritti e reperti, che furono fatti in antico e in tempi moderni per dimostrare che i Vichinghi erano sbarcati in America. Il risultato, come nella favola “a lupo a lupo” fu che non si credette più alle saghe. Invece la saga costituisce un’importante tessera, anche se a volte è inaffidabile, per risolvere la Storia dei Vichinghi.
        A parte la tua correzione che è presunta, e anche un po’ scortese, perché tu non sapevi quello che volevo dire e in breve non sempre ciò è possibile, mi fa piacere di discutere di quest’argomento con te, perché sinceramente non trovo spesso notizie o appassionati di queste storie.

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