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I Vichinghi navigavano con la pietra del Sole?

aprile 19, 2011

Una leggenda vichinga narra di una brillante ‘pietra del Sole’ (l’eliolite) che, quando puntata verso il cielo, rivelava la posizione del Sole anche in giornate nuvolose. Sembra magia, ma gli scienziati, misurando le proprietà della luce nel cielo, hanno scoperto che i cristalli polarizzanti – che funzionano nello stesso modo della mitica pietra del Sole – potrebbero aver aiutato gli antichi marinai ad attraversare l’Atlantico settentrionale.

(BRYNA PRODS/UNITED ARTISTS / THE KOBAL COLLECTION)

I Vichinghi furono grandi navigatori capaci di attraversare migliaia di chilometri in mare aperto tra Norvegia, Islanda e Groenlandia. Ma nell’estremo Nord, in estate, la luce del giorno perpetua avrebbe impedito di usare le stelle come guida, e la bussola doveva ancora essere introdotta in Europa (e comunque, essendo così vicini al Polo Nord, il suo uso sarebbe stato limitato).

Le leggende vichinghe, tra cui una saga islandese incentrata sull’eroe Sigurd, suggeriscono però che questi marinai avessero un altro strumento per navigare: un sólarsteinn, o pietra del Sole.

La saga descrive come, durante nevicate o giorni nuvolosi, il re Olaf consultasse Sigurd per conoscere la posizione del Sole. Per verificare la risposta di Sigurd, Olaf “prese una pietra del Sole, guardò in cielo e vide da dove proveniva la luce, così da risalire alla posizione dell’invisibile Sole”. Nel 1967, l’archeologo danese Thorkild Ramskou suggerì che tale pietra potesse essere un cristallo polarizzante come lo spato d’Islanda, una varietà trasparente della calcite, comune in Scandinavia.

La luce consiste di onde elettromagnetiche che oscillano perpendicolari alla direzione del viaggio della luce. Quando le oscillazioni puntano tutte nella stessa direzione, la luce è polarizzata. Un cristallo polarizzante come la calcite permette solo alla luce polarizzata in certe direzioni di attraversarla e può apparire luminosa o scura a seconda di come è orientata rispetto alla luce. In questo modo, è possibile dedurre la posizione del Sole (una tecnica peraltro usata anche da alcuni insetti, tra cui le api domestiche, per orientarsi).

Gli storici hanno a lungo dibattuto su tale possibilità, alcuni però sostenendo che la tecnica sarebbe stata inutile poiché avrebbe solo funzionato se il cristallo veniva puntato verso gli squarci di cielo limpido, condizioni tali per cui sarebbe possibile individuare la posizione del Sole pure ad occhio nudo.

Gábor Horváth, ricercatore ungherese della Eötvös University, e Susanne Åkesson, studiosa svedese della Lund University, testano queste ipotesi dal 2005. Il loro studio è stato pubblicato su un numero speciale del Philosophical Transactions of the Royal Society B dedicato alla ricerca biologica sulla luce polarizzata.

In un primo esperimento effettuato nel nord della Finlandia, i ricercatori hanno dimostrato che i Vichinghi non potevano determinare ad occhio nudo la posizione del Sole durante giornate parzialmente nuvolose o al tramonto.

Riuscivano però forse a farlo utilizzando le pietre del Sole. Con grande sorpresa dei ricercatori, anche navigando nel mare glaciale artico col cielo completamente coperto da nuvole, il tipo di polarizzazione della luce è simile a quando il cieli è sereno. La polarizzazione non è egualmente potente, ma poteva comunque fornire utili informazioni. I prossimi esperimenti verificheranno se sia possibile determinare accuratamente la posizione del Sole con i cristalli nelle varie condizioni climatiche.

Sean McGrail, studioso dell’antica navigazione marittima all’Università di Oxford, ritiene gli studi sì interessanti, ma aggiunge che mancano vere prove che indichino l’utilizzo di tali cristalli presso i Vichinghi. “Puoi mostrare come potevano usarli, ma questa non è una prova”, dice. “Le persone avevano navigato a lungo, molto prima di questa pietra, senza alcuno strumento”.

Le documentazioni scritte pervenuteci suggeriscono che i Vichinghi e i primi marinai medievali attraversavano il nord Atlantico usando la posizione del Sole come guida nelle giornate limpide, in combinazione con le posizioni delle coste, le rotte dei voli degli uccelli, i percorsi di migrazione delle balene e le nuvole lontane sulle isole, spiega Christian Keller, uno specialista di archeologia del nord Atlantico presso l’Università di Oslo. “Non c’è bisogno di essere un mago”, dice. “Ma c’è bisogno di mettere insieme un sacco di diversi tipi di osservazioni”.

Keller si dice “completamente aperto” all’idea che i Vichinghi usasero anche le pietre del Sole, ma aspetta testimonianze archeologiche. “Se troviamo un relitto con un cristallo a bordo, allora sarei felice”.

Fonti: Philosophical Transactions of the Royal Society B, Nature.

Aggiornamento: In seguito a un nuovo esperimento, l’ipotesi è che i vichinghi usassero il cristallo in un giorno di sole, marcando sulla sua superficie la posizione dell’astro. Nei giorni nuvolosi, poi, il navigatore avrebbe potuto orientarsi osservando la differenza di luminosità dei due raggi.

I risultati confermano che “lo spato islandese è un cristallo ideale, che può essere usato con grande precisione” per localizzare il sole, sostiene Susanne Akeson, ecologa dell’Università di Lund, in Svezia. Nel 2010 un’équipe guidata da Akesson ha dimostrato che le condizioni meteorologiche influenzano la polarizzazione della luce alle latitudini artiche: un fenomeno di cui i Vichinghi avrebbero dovuto tenere conto. Rimane da stabilire, prosegue la studiosa, “se e quanto fosse usato lo spato islandese” ai tempi dei vichinghi. Su questo punto la fisica non può avere risposte.

Lo spato islandese (The Natural History Museum/Ala)

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