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Le scoperte attese per il 2016

gennaio 6, 2016
Sul lato di un vulcano in Arabia Saudita sono state trovate quattro "porte" (Google Earth)

Sul lato di un vulcano in Arabia Saudita sono state trovate quattro “porte” (Google Earth)

Scheletri di antichi reali, misteriosi manufatti e persino indizi di città e manoscritti biblici continuano a intrigare gli archeologi e appassionati.

Sebbene l’archeologia scavi nel passato degli uomini, Live Science ha deciso di guardare avanti a quali misteri storici possano essere rivelati quest’anno. Ecco sei storie da tenere d’occhio nel 2016.

Le opere dei “vecchi uomini”

Sul lato di un vulcano in Arabia Saudita sono state trovate quattro "porte" (Google Earth)

(Google Earth)

Nel 2015, gli archeologi hanno fatto diverse scoperte che gettano luce su migliaia di strutture di pietra nel Medio Oriente che formano una serie di forme geometriche. I piloti le avevano notate durante la Prima Guerra Mondiale e i beduini, negli anni ’20, le chiamavano “le opere dei vecchi uomini”.

Nel 2016, ci aspettiamo di sentirne ancora parlare. Gli scienziati stanno lavorando su un tipo di queste strutture, chiamate “porte”, scoperte in Arabia Saudita. Lo scopo originale di queste “porte” è sconosciuto; centinaia di porte sono state scoperte in Arabia Saudita, tra cui alcune sul pendio di un vulcano.

Inoltre, un prossimo studio rivelerà altre informazioni su un enigmatico, lungo muro noto come “Khatt Shebib”. Scopo, datazione ed estensione del muro (è lungo almeno diversi chilometri) sono ancora al centro del dibattito.

Il boom dell’archeologia in Sudan

Piramidi a Gebel Barkal (Enrico Montanari, Shutterstock.com)

Piramidi a Gebel Barkal (Enrico Montanari, Shutterstock.com)

Nel 2014, il governo del Qatar ha annunciato che spenderà 135 milioni di dollari per aiutare il Sudan a scavare e conservare i suoi siti archeologici. Un tale ‘regalo’ non ha precedenti nell’archeologia, e sta permettendo numerosi scavi e progetti di preservazione.

Per esempio, il finanziamento ha consentito di intraprendere un progetto di più anni nell’antica città di Gematon, in Sudan, riguardo la città, il cimitero, le piramidi e il paesaggio locale.

Nel 2016, secondo Live Science, un tale finanziamento permetterà ulteriori scoperte.

La camera segreta della tomba di Tutankhamon

Howard Carter apre la tomba di Tutankhamon nel 1922 (Wikipedia)

Howard Carter apre la tomba di Tutankhamon nel 1922 (Wikipedia)

Nel 2015, l’egittologo Nicholas Reeves aveva pubblicato un’audace teoria. Aveva annunciato che c’erano due porte nascoste nella tomba di Tutankhamon; le porte, presumeva Reeves, conducevano alla tomba di Nefertiti. La sua teoria ha fatto il giro del mondo, e il governo egiziano alla fine ha permesso agli scienziati di cercare queste camere col radar.

L’analisi delle immagini è ancora in corso, tuttavia secondo il ministero della antichità è probabile che ci sia una camera segreta.

Presto però potrebbe sorgere un problema: se veramente quella camera esiste, gli scienziati tenteranno di entrarci? Il pericolo di danneggiare una tomba di 3.300 anni sarà tenuto molto in considerazione.

Gli archeologi tornano nel nord dell’Iraq

La cittadella di Erbil (padchas, Shutterstock.com)

La cittadella di Erbil (padchas, Shutterstock.com)

Una buona notizia – passata molto inosservata nel 2015 – è la nuova situazione nel nord dell’Iraq. Nell’estate del 2014, la situazione militare era sfavorevole. L’ISIS aveva cominciato un’offensiva lampo, conquistando Mosul, impossessandosi di grandi quantità di armi e soldi, e spingendosi fino a pochi chilometri da Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno.

Nell’ultimo anno le forze curde, appoggiate dall’aeronautica alleata, hanno respinto l’ISIS dalla regione. Ciò ha comportato dei miglioramenti nella sicurezza a nord. Recentemente, una squadra di archeologi dell’Università di Cambridge è tornata nella grotta di Shanidar (un importante sito funerario Neandertal) per continuare la loro ricerca. Come la situazione migliora, altri archeologi e scienziati potrebbero seguirli.

A seconda della situazione militare, gli archeologi potrebbero tornare nei siti che l’ISIS ha danneggiato o distrutto. In questo caso, potrebbero essere in grado di salvare alcuni reperti e riparare o restaurare i siti colpiti.

Misure restrittive sul commercio illegale

(Mark Van Scyoc, Shutterstock.com)

(Mark Van Scyoc, Shutterstock.com)

La vendita di antichità illegali dal Medio Oriente preoccupa sempre di più i governi in guerra contro l’ISIS e altri gruppi terroristici nella regione. A febbraio le Nazioni Unite hanno approvato all’unanimità la risoluzione 2199 che obbligava i membri a prevenire la vendita delle antichità rimosse illegalmente da Siria o Iraq.

Secondo il Dipartimento di Stato degli USA, tale vendita ha fatto guadagnare all’ISIS milioni di dollari – soldi spesi per armi e munizioni.

L’FBI ha avvisato i collezionisti a fare attenzione ai nuovi reperti di Siria e Iraq che stanno entrando nel mercato. «Abbiamo dei rapporti credibili secondo i quali, a degli statunitensi, sono stati offerti dei beni culturali che sembrano provenire illegalmente da Siria e Iraq», ha detto lo scorso agosto Bonnie Magness-Gardiner, manager dell’Art Theft Program dell’FBI.

Ad ottobre è stato annunciato che la Green Collection – la più grande collezione privata di manufatti e testi biblici rari, appartenente all’imprenditore Steve Green – è sotto indagine da parte dell’FBI perché alcuni dei 40.000 reperti sarebbero stati rubati.

Green è un importante finanziatore del Museo della Bibbia, che aprirà a Washington nel 2017. Secondo funzionari del museo, “Hobby Lobby (la catena di negozi di bricolage creata da Green) sta cooperando con gli investigatori per alcuni manufatti biblici. Il Museo della Bibbia è un ente, separato, non profit reso possibile grazie alle contribuzioni generose di beneficenza della famiglia Green e altri”.

Il vangelo della moglie di Gesù

(Harvard University)

(Harvard University)

Nel settembre 2012, la professoressa di Harvard Karen King aveva dichiarato la scoperta di un papiro con un testo che suggeriva che Gesù avesse una moglie. Scritto in copto (una lingua egiziana che usa caratteri greci), il papiro recita: «Gesù disse loro, ‘Mia moglie…’ » e si riferisce anche a “Maria”, forse Maria Maddalena.

King è stata cauta, dichiarando che il papiro non dice che Gesù fosse sposato. Dice invece che qualcuno, nell’antichità, credeva che fosse sposato. Il papiro ha ricevuto una grande attenzione da parte dei media.

Il test scientifico pubblicato nel 2014 sulla rivista Harvard Theological Review suggerisce che il testo sia autentico e risalga a 1.200 anni, quasi un millennio dopo la vita di Gesù. King pensa che il papiro sia probabilmente una copia di un testo precedente. Da allora una serie di studi hanno sostenuto che questo vangelo sia in verità un falso moderno.

Negli ultimi due mesi, sono stati scoperti nuovi documenti che chiariscono la provenienza del papiro. I documenti descrivono la vita di Hans-Ulrich Laukamp, presunto ex-proprietario del papiro. Inoltre, anche una nuova serie di esami dell’inchiostro, condotti da scienziati alla Columbia University, sarà pubblicata nel 2016.

Tutti questi elementi potrebbero determinare quando il vangelo della moglie di Gesù venne scritto, se è autentico, e chi lo fece e perché.

Live Science

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