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Una testa di Medusa ad Antiochia ad Cragum

ottobre 23, 2015
Michael Hoff insieme agli studenti archeologi turchi (Michael Hoff, Hixson-Lied professor of art history, University of Nebraska-Lincoln)

Michael Hoff insieme agli studenti archeologi turchi (Michael Hoff, Hixson-Lied professor of art history, University of Nebraska-Lincoln)

Nelle rovine dell’antica città di Antiochia ad Cragum, in Turchia, gli archeologi hanno scoperto una testa di marmo di Medusa, risparmiata in qualche modo durante una campagna, all’inizio della cristianità, contro l’arte pagana.

Antiochia ad Cragum era stata fondata in epoca ellenistica, ma fiorì sotto l’impero romano di cui conserva ancora i segni: terme, colonnati, mosaici, negozi e una basilica.

Con serpenti come capelli, occhi grandi e bocca aperta, Medusa era un mostro mitologico in grado di pietrificare una persona con il solo sguardo. Ad Antiochia ad Cragum, la scultura di Medusa avrebbe avuto una funzione apotropaica, intesa ad allontanare il male. Più tardi però, il suo aspetto sarebbe considerato idolatra dai cristiani venuti ad abitare nel sito.

(Michael Hoff, Hixson-Lied professor of art history, University of Nebraska-Lincoln)

(Michael Hoff, Hixson-Lied professor of art history, University of Nebraska-Lincoln)

«Più tardi, gli abitanti di Antiochia furono degli zelanti cristiani che distrussero l’arte in modo simile all’ISIS», dice Michael Hoff, direttore degli scavi e storico presso l’Università del Nebraska. «Queste cose dovevano essere distrutte, messe nella fornace e trasformate in malta».

Antiochia ad Cragum si trova vicino all’odierna Güneyköy. Le fonti dicono poco sulla città antica, e sebbene il sito archeologico sia stato identificato all’inizio del XIX secolo, non gli si era data molta attenzione da parte degli studiosi fino a poco fa, dice Hoff.

«Il fatto che sia una città abbastanza sconosciuta la rende affascinante per noi archeologi», ha aggiunto. Le testimonianze che Hoff e i suoi colleghi hanno scavato finora suggeriscono che Antiochia potrebbe essere stata in realtà un protagonista durante l’impero romano, un centro per il commercio e la produzione di vino, vetro e agricoltura. «Il risultato di tutta questa attività economica ha prodotto un livello culturale piuttosto alto», dice Hoff. Nel 2012, avevano scoperto un enorme mosaico di 150 metri quadrati, con intricati motivi geometrici. Nel 2013 avevano anche trovato la testa di marmo di una scultura di Afrodite.

Molto dell’apparato iconografico romano del sito è andato perduto. Qualche tempo dopo che il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’impero romano, nel IV secolo, diverse chiese furono costruite ad Antiochia. Hoff dice che il suo team ha rinvenuto molte parti di sculture rotte e resti di statue che furono fatte a pezzi; hanno anche trovato tracce delle fornaci dove le opere di marmo diventavano malta.

Un gruppo di studenti turchi ha scoperto la testa di Medusa vicino alle fondazioni di un edificio, forse un piccolo tempio. Hoff e i suoi colleghi hanno ricostruito la testa e altri frammenti di marmo trovati nelle vicinanze, mostrando che la testa di Medusa non faceva parte di una statua, ma era incorporata nel frontone di un edificio.

(Philip Sapirstein, assistant professor of art history at the University of Nebraska-Lincoln)

(Philip Sapirstein, assistant professor of art history at the University of Nebraska-Lincoln)

(Philip Sapirstein, University of Nebraska-Lincoln)

(Philip Sapirstein, University of Nebraska-Lincoln)

Gli scavi del prossimo anno si concentreranno sul bouleuterion della città, sede della magistratura locale, e sulla fila di negozi lungo una strada romana per scoprire cosa veniva venduto sul mercato.

(Michael Hoff, Hixson-Lied professor of art history, University of Nebraska-Lincoln)

(Michael Hoff, Hixson-Lied professor of art history, University of Nebraska-Lincoln)

(Michael Hoff, Hixson-Lied professor of art history, University of Nebraska-Lincoln)

Il bouletarian (Michael Hoff, Hixson-Lied professor of art history, University of Nebraska-Lincoln)

(antiochia.unl.edu)

(antiochia.unl.edu)

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