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I denti sani degli abitanti di Pompei

ottobre 8, 2015
Alcune immagini della Tac (Tomograia assiale computerizzata) eseguita su una trentina di calchi delle vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. a Pompei, alla quale sta lavorando un'equipe di studiosi incaricati dalla Soprintendentza archeologica di Pompei, 29 Settembre 2015 (ANSA/ CESARE ABBATE)

Alcune immagini della Tac (Tomograia assiale computerizzata) eseguita sui calchi (ANSA / Cesare Abbate)

Dentatura perfetta, almeno a un primo esame, al netto di carie o altre patologie che possono emergere solo con altri esami, ed ossa del cranio fratturate.

La sofisticata Tac multistrato eseguita a Pompei su 16 calchi di uomini e donne e di un bambino, restaurati ad agosto scorso, già sfata due opinioni comuni sugli antichi romani. Questi abitanti della città mercantile alle pendici del vulcano campano non avevano molti motivi per ricorrere al dentista, sembra, e morirono probabilmente per le ferite alla testa provocate da calcinacci o pezzi di tetto crollati durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e non per asfissia.

(ANSA / Cesare Abbate)

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(ANSA / Cesare Abbate)

(ANSA / Cesare Abbate)

La macchina da 16 strati prestata da Philips spa Healthcare alla sovrintendenza speciale ha anche acquisito i dati dei calchi di due animali, un cane e un cinghiale presumibilmente. «Questo progetto – spiega all’Agi Giovanni Babino, il radiologo responsabile dell’indagini radiologiche e della radioproiezione – apre una serie infinita di possibilità di approccio agli studiosi, dall’analisi su gli stili di vita a quella odontoiatrica o di altri aspetti medici, fino alla ricostruzione della storia del calco stesso e degli interventi di restauro che ha subito».

(ANSA / Cesare Abbate)

(ANSA / Cesare Abbate)

Le scansioni multistrato effettuate con la Tac modello MX16 dal tubo radiogeno da 5.0 MHU hanno permesso l’acquisizione di volumi tridimensionali che ora vengono gestiti in post processing da una consolle dedicata e da un software specifico, voluti da Babino, che permetteranno la ricostruzione in 3D dello scheletro degli individui e degli animali, quello delle arcate dentarie.

Prevista anche la formazione di un data base a disposizione di ricercatori, che costuirà tra l’altro una sorta di ‘impronta digitale’ del calco stesso, di cui ora sono evidenti gli interventi con legno e metallo (anche tondini di ferro per il calcestruzzo) fatti nel corso dei secoli per rinforzare la densità del gesso utilizzato. Molti dei calchi infatti sono stati eseguiti nel XIX secolo.

(ANSA / Cesare Abbate)

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(ANSA / Cesare Abbate)

L’esame dei denti, affidato alla supervisione della odontoiatra specialista Elisa Vanacore, è fondamentale anche in campo archeologico per rintracciare abitudini di vita, come pure per ottenere elementi utili a determinare sesso ed età.

«Abbiamo capito che [i pompeiani] avevano dentature sane – spiega Vanacore – Mangiavano molte verdure, ortaggi, anche carne certo, ma la carie era quasi sconosciuta, ci sono solo pochissimi accenni. La carie distrugge i tessuti duri, non si sarebbe potuta curare. Quindi facevano uso di pochissimi zuccheri».

(ANSA / Cesare Abbate)

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(ANSA / Cesare Abbate)

(ANSA / Cesare Abbate)

I 18 calchi passati attraverso la Tac erano stati selezionati tra gli 86 oggetto di interventi di restauro questa estate (20 dei quali poi esposti in una mostra allestita negli scavi di Pompei) e su cui si stanno eseguendo rilievi scanner/laser anche per ottenerne in scala 1:1 repliche in polimeri derivati da amido di mais. I dati raccolti con questa ricerca verranno pubblicati nel 2016, con scritti anche di Alberto Angela.

AGI

La Repubblica

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