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Decifrato il ‘Vangelo dei Destini di Maria’

febbraio 19, 2015

È stato decifrato un libro di 1500 anni che contiene un ‘vangelo’ precedentemente sconosciuto (e da non confondere col Vangelo gnostico di Maria). L’antico manoscritto potrebbe essere stato usato per fornire una guida o un incoraggiamento alle persone che cercavano aiuto per i loro problemi.

Scritto in copto, antica lingua egiziana, l’introduzione recita: “Il Vangelo dei destini di Maria, la madre del Signore Gesù Cristo, lei alla quale l’Arcangelo Gabriele ha portato le buone notizie. Colui che andrà avanti con tutto il suo cuore otterrà ciò che cerca. Solo non siate indecisi”.

Il Vangelo dei destini di Maria (Harvard Art Museums/Arthur M. Sackler Museum, Gift of Mrs. Beatrice Kelekian in memory of her husband, Charles Dikran Kelekian, 1984.669)

Il Vangelo dei destini di Maria (Harvard Art Museums/Arthur M. Sackler Museum, Gift of Mrs. Beatrice Kelekian in memory of her husband, Charles Dikran Kelekian, 1984.669)

Anne Marie Luijendijk, docente all’Università di Princeton, ha scoperto l’unicità di questo nuovo vangelo. “Quando ho cominciato a decifrare il manoscritto e ho incontrato la parola ‘vangelo’ nella prima riga, mi aspettavo di leggere una narrazione della vita e della morte di Gesù come nei canonici vangeli, o una collezione di detti come il Vangelo di Tommaso (un testo non canonico)”, scrive nel suo libro “Forbidden Oracles? The Gospel of the Lots of Mary” (Mohr Siebeck, 2014).

Quello che invece ha trovato è stata una serie di 37 oracoli, scritti vagamente e con solo alcune menzioni di Gesù.

Il testo sarebbe stato utilizzato per la divinazione, dice Luijendijk. Chi cercava una risposta avrebbe potuto andare dal proprietario di questo libro, porgli una domanda, e attraversare un processo che avrebbe scelto a caso uno dei 37 oracoli per trovare una soluzione al problema. Il proprietario del libro avrebbe agito come divinatore, aiutando a interpretare gli oracoli scritti. In alternativa, il testo sarebbe stato posseduto da qualcuno che, di fronte a un dilemma, apriva semplicemente un oracolo a caso per cercare una risposta.

I 37 oracoli sono tutti scritti in modo vago. Per esempio, l’oracolo 7 dice, “Sai, oh essere umano, che hai fatto ancora tutto il possibile. Non hai guadagnato niente tranne perdita, controversia, e guerra. Ma se pazienti ancora un po’, la questione fiorirà attraverso il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe”.

Un altro esempio è l’oracolo 34, che recita: “Vai avanti immediatamente. Questa è una cosa proveniente da Dio. Guarda, sai che da molti giorni stai soffrendo moltissimo. Ma ciò non ti riguarda, perché sei venuto nel rifugio della vittoria”.

In tutto il libro “il testo riferisce a difficoltà, sofferenze e violenza, e occasionalmente minacce. In generale, prevale una conclusione positiva”, scrive Luijendijk.

Un altro interessante esempio, che illustra la prospettiva positiva del libro, è l’oracolo 24, che recita: “Smetti di essere indeciso, oh essere umano, sia che questa cosa accada oppure no. Sì, accadrà. Sii coraggioso e non essere indeciso. Poiché resterà con te per molto tempo e riceverai gioia e felicità”.

Un'immagine del 25' oracolo (Harvard Art Museums/Arthur M. Sackler Museum, Gift of Mrs. Beatrice Kelekian in memory of her husband, Charles Dikran Kelekian, 1984.669)

Un’immagine del 25′ oracolo (Harvard Art Museums/Arthur M. Sackler Museum, Gift of Mrs. Beatrice Kelekian in memory of her husband, Charles Dikran Kelekian, 1984.669)

Un ‘vangelo’ come nessun altro

Nell’antichità, uno speciale tipo di libro, a volte chiamato “un libro del destino”, veniva usato per predire il futuro di una persona. Luijendijk dice che questo è l’unico libro del destino finora trovato che chiama se stesso ‘vangelo’ – una parola che letteralmente significa “buona notizia”.

“Il fatto che questo libro sia chiamato in questo modo è molto significativo”, spiega Luijendijk. “Per me, questo spiega in che modo le persone lo consultassero e come lo vedessero come un libro di buone notizie. Nessuno che voglia conoscere il futuro vuole sentire cattive notizie in un certo senso”.

Sebbene oggi le persone associno la parola ‘vangelo’ ai testi sulla vita di Gesù, nell’antichità forse c’era una diversa prospettiva. “Il fatto che non sia un vangelo nel senso tradizionale ci fa riflettere sul significato e sull’uso del termine ‘vangelo’ nella Tarda Antichità”, scrive Luijendijk.

Da dove proviene?

Il testo è ora posseduto dal Sackler Museum dell’Università di Harvard. Gli venne dato nel 1984 da Beatrice Kelekian, che lo donò in memoria di suo marito, Charles Dikran Kelekian. Il padre di Charles, Dikran Kelekian (1868-1951), era “un importante commerciante di antichità copte, considerato il ‘decano delle antichità’ tra i commercianti d’arte di New York”, scrive Luijendijk. Non si sa da dove i Kelekian abbiano preso il libro. Luijendijk ha cercato nell’archivio di famiglia ma non ha trovato informazioni al riguardo.

È possibile che, in epoca antica, il libro fosse usato da un divinatore nel Santuario di Santo Colluto in Egitto, un “sito cristiano di pellegrinaggio e guarigione”, spiega Luijendijk. In questo santuario, gli archeologi hanno trovato testi con domande scritte, indicanti che il sito era usato per varie forme di divinazione. “Tra i servizi offerti ai visitatori del santuario vi erano l’incubazione dei sogni, bagni rituali e divinazione”.

La copertina del libro

La copertina del libro

Testo in miniatura

Una cosa interessante del libro è la sua piccola taglia. Le pagine misurano 7,5 centimetri di altezza e 6,9 di larghezza. Il codice è “grande quanto il mio palmo”, scrive Luijendijk. “Data la piccola taglia del libro, la scrittura è sorprendentemente leggibile e piuttosto elegante”. Ciò lo rendeva portabile e, se necessario, facile da nascondere. Luijendijk fa notare che alcuni dei primi capi della chiesa avevano una visione negativa della divinazione, e misero in campo delle regole per scoraggiarne la pratica.

Al di là del perché venne prodotto così piccolo, il libro fu usato molto, con le impronte digitali antiche ancora visibili ai margini.

Live Science

Mohr Siebeck

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