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Trovati a Pompei decine di vasi in argilla cruda

novembre 4, 2014

A Pompei, per la prima volta, sono stati ritrovati alcuni vasi in argilla cruda, pronti per essere infornati nella fornace della bottega di un vasaio e bloccati dalla furia dell’eruzione. Un’istantanea di quella fatale eruzione del 79 d.C. che interruppe bruscamente la vita dei pompeiani, intenti alle più svariate attività quotidiane.

E quanto è stato scoperto nel corso delle recenti indagini di studio condotte dalla Soprintendenza con la collaborazione del Centre Jean Bérard e dell’École Française de Rome in un’area nei pressi della necropoli Porta Ercolano, immediatamente fuori le mura della città.

(MiBACT)

(MiBACT)

Gli obiettivi di questa ricerca sono diretti a documentare l’attività artigianale dei ceramisti dell’epoca. Lo studio di una fornace (già esplorata nel 1838) ha permesso di approfondire la tipologia della produzione e la data di inizio dell’attività, oltre a identificare gli spazi di lavoro della bottega (tornio del vasaio, bacini di decantazione).

Le scoperte sono state sorprendenti. A pochi metri dalla fornace è stato rilevato un livello di lapilli del 79 d.c. che rinchiudeva, proteggendoli, una decina di vasi non ancora cotti. Una prova diretta che la bottega era in piena attività in quel giorno.

Si tratta di boccalini a parete sottile, usati per bere o contenere alimenti, decorati con piccole incisioni e ingobbiati. I cosidetti “pignattini” descritti dagli scavatori dell’800 nei giornali di scavo dell’epoca.

(MiBACT)

(MiBACT)

Nello spazio adiacente alla fornace è stata identificata una sala di lavoro per la tornitura dei vasi con quattro torni di vasai, anfore contenenti resti di argilla cruda, vasi crudi caduti da una mensola e una serie di attrezzi.  Elementi finora mai documentati e fondamentali per la conoscenza della lavorazione della ceramica e delle tecniche usate degli antichi nell’ars figulina (della ceramica) durante il I sec d.C.

In una seconda bottega sono state ritrovate altre due fornaci, anch’esse utilizzate per la produzione di ceramica a pareti sottili. Una di più piccola dimensione, di cui rimangono soprattutto i livelli inferiori della camera di combustione e dove tra le cenere sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica scoperti. L’altra, e dunque la terza nel quartiere, sembra essere leggermente più antica e anche qui vi si cuocevano boccalini e ciotoline a pareti sottili.

(MiBACT)

(MiBACT)

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

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  1. Luigi Rossi permalink
    dicembre 12, 2014 3:10 pm

    “…Vasi in argilla cruda, pronti per essere infornati nella fornace della bottega di un vasaio e bloccati dalla furia dell’eruzione”. Ultimi istanti della vita della città congelati per sempre. “Rischiarò un poco: non riappariva la luce del giorno, ma era un indizio che il fuoco stava per avventarsi sopra di noi. Ma il fuoco, a dire il vero, si fermò abbastanza lontano, Fu tenebra di nuovo: fu cenere di nuovo, fitta e pesante. Noi ci alzavamo ripetutamente e ci scrollavamo di dosso la cenere. Altrimenti ne saremmo stati coperti e il suo peso ci avrebbe anche soffocato […] Alla fine quella tenebra diventò quasi fumo o nebbia e subito ritornò la luce del giorno, rifulse anche il sole: un sole livido come suole essere quando si eclissa. Dinanzi ai miei occhi spauriti tutto appariva mutato: c’era un manto di cenere alta come di neve” (Plinio il Giovane, 61 d.C. – 114 d.C. circa ); http://www.ov.ingv.it/ov/it/fonti-storiche-eruzione-vesuvio-pompei.html , http://www.youtube.com/watch?v=AzezCiypeIg .

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