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Scoperto un santuario romano monumentale in Francia

giugno 2, 2014

A prima vista, quel cumulo di pietre calcaree, a bordo di una strada statale, è qualcosa di indecifrabile. Avvicinandosi, si distinguono delle forme scolpite, animali o vegetali, a volte geometriche. Più lontano, spunta un enorme orecchio umano, un corno, un cavallo mentre nitrisce, delle ali di grifone rotte. Avanziamo ancora tra pozzanghere e suolo sabbioso, fino a questa donna inginocchiata, il cui busto svanisce tra le rocce. A lato, il viso di una signora anziana sembra sussurrare una storia dimenticata.

(Inrap)

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«Questa signora anziana è descritta in due testi antichi» a proposito degli amori di Venere-Afrodite, spiega Véronique Brunet-Gaston, responsabile di questo scavo condotto a Pont-Sainte-Maxence, in Francia, su un sito che dovrebbe accogliere un centro commerciale. La vecchia e la dea, pietrificate, fanno parte di un insieme architetturale eccezionale che la sua squadra ha svelato dopo due mesi. Un santuario della seconda metà del II secolo d.C., il cui pezzo forte era una facciata lunga 90 metri, alta 9.5, e spessa solo 1.

Questo muro, composto da 13 a 17 arcate, crollò poco dopo la sua costruzione. Per quale ragione? Difficile dirlo, ma la natura sabbiosa del suolo avrebbe potuto compromettere l’edificio. «Con una tale altezza, basta un piccolo disordine nelle fondamenta perché tutto si muova», dice Christophe Gaston, architetto archeologo all’Inrap, che ha proceduto a una prima ricostruzione, su carta, dell’edificio. È sorpreso, dice, dalla leggerezza dei suoi antichi predecessori: «Bisognava avere la faccia tosta per costruire una tale facciata senza sostegni».

Ricostruzione provvisoria della facciata (Christophe Gaston, Inrap)

Ricostruzione provvisoria della facciata (Christophe Gaston, Inrap)

(Christophe Gaston, Inrap)

(Christophe Gaston, Inrap)

La gioia degli archeologi di ritrovarsi davanti a un edificio unico nel suo genere in questa regione dell’impero romano è offuscata però da uno scherzo del destino: se il crollo fosse avvenuto nell’altro senso, le statue in alto si sarebbero conservate meglio. Gli antichi avranno certamente recuperato una parte dei blocchi di pietra intagliati, come hanno fatto, per costruire un altro edificio di culto all’interno del santuario. Ma le teste monumentali, la cui parte posteriore è oggi visibile, avrebbero conservato i loro visi nella sabbia, protette nei secoli.

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Qual era la funzione di una tale facciata così decorata? A quale edificio di culto portava? Gli archeologi non hanno ancora le risposte. Delle iscrizioni in bronzo che lo ornavano è rimasta solo la barra di una lettera. Parallela alla via romana che collegava Senlis a Beauvais, il muro si elevava vicino a delle vestigie galliche. Non conosciamo dei grandi agglomerati urbani gallo-romani nelle vicinanze. Ma a Pont-Sainte-Maxence sono stati scoperti dei bacini di scarico antichi che possono indicare l’esistenza di altre costruzioni.

Evergetismo?

«Alla fine del regno di Antonino Pio, siamo all’apogeo dell’impero», ricorda Véronique Brunet-Gaston. In questo periodo particolarmente fausto, può essere che alcuni ricchi proprietari abbiano voluto mostrare la loro devozione verso il Pantheon greco-romano costruendo un monumento in loro onore? È una manifestazione di evergetismo, quella tradizione che induce i potenti a edificare in favore della collettività? «C’è una sorta di hýbris nel vedere, qui, un monumento che potrebbe benissimo essere stato costruito a Roma», spiega l’archeologo.

La qualità delle statue lascia pensare che alcuni artisti della metropoli (Roma), forse venuti addirittura dalla Grecia, abbiano operato qui. Gli attributi divini (il pavone di Giunone, faretra e arco di Diana), i visi o ciò che resta (Vulcano, Ade, Giove-Ammone con le corna di ariete, e anche dei grifoni) rispettano i canoni delle statue ellenistiche, con una tecnica che sembra ancora più notevole di quella osservata nel tempo di Champlieu, distante 40 km.

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Delle tracce di pittura sono ancora visibili: il rosso cinabro accanto a un verde pastello e a dei gialli rivalutano ancora lo stato dell’edificio e delle statue.

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Che fare con tali vestigia? Lo scavo deve terminare a inizio luglio per lasciare posto alla costruzione di un altro tempio, della consumazione. Per allora, il puzzle di pietra dovrà essere risolto, i pezzi più belli sottratti alla cupidigia dei tombaroli – che hanno già rubato delle monete! Una ricostruzione sarà considerata. Ma, per adesso, i lavori continuano per tentare di comprendere la presenza di questo effimero merletto di pietra.

È invece un segreto meglio conosciuto, quello che sussurrava la vecchia donna pietrificata. Omero racconta che la donna aveva detto agli dèi dove si nascondeva Afrodite (Venere per i Romani), che si vergognava di essere stata sorpresa da suo marito Efesto (Vulcano) con Ares (Marte), suo amante. Per punire l’indiscreta, la dea la trasforma in pietra…

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Le Monde

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2 commenti leave one →
  1. giusy67 permalink
    giugno 12, 2014 10:55 am

    Fantastico, i frammenti delle statue sono superbi e imponenti, il volto della vecchia realistico, io spero in una ricostruzione.

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  2. giugno 12, 2014 9:06 pm

    Pensare che tale patrimonio debba essere velocemente studiato per fare spazio alla modernità, è veramente triste. Sarebbe bello immaginare in una proroga che permettesse uno scavo più dettagliato, ma c’è da giurarci che la modernità avrà la meglio!

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