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Può l’Egitto proteggere i suoi monumenti?

maggio 13, 2011

Tra nuove scoperte, restituzioni di oggetti antichi e una rivoluzione in corso, l’Egitto si trova oggi in una fase delicata della sua storia. Le notizie su questo paese decisamente non mancano. Qui ne raggruppo tre.

Quattro statuette di bronzo del periodo tardo dell’Egitto (688 – 332 a.C. circa) sono state recuperate dalle autorità egiziane, che hanno anche arrestato i ladri.

Due di loro – una di Osiride e una di Arpocrate (ovvero Horo fanciullo) – erano state rubate dal Museo Egizio durante la rivoluzione. Questo ritrovamento porta a 31 gli oggetti ancora mancanti.

L’identificazione delle altre due statuette – anche loro di Osiride e di Arpocrate – non è invece ancora stata completata.

I quattro oggetti recuperati (english.ahram.org.eg)

Le due statuette del Museo Egizio (talkingpyramids.com)

Entro questa settimana, dalla Svizzera tornerà in Egitto una stele di pietra calcarea della V dinastia (2465 – 2323 a.C. circa), raffigurante una scena di caccia della vita quotidiana del suo proprietario.

Il rimpatrio fa parte della campagna di restituzioni di Zahi Hawass, il quale, nel 2002, aveva minacciato di tagliare i legami con qualunque museo, università o altra istituzione che si fosse tenuta oggetti antichi rubati all’Egitto.

Nel 2008 il Museo di antichità di Basilea aveva già restituito l’occhio di una statua colossale di quarzite di Amenhotep III (1390 – 1352 a.C. circa) trovata nel 1970 nel suo tempio funerario a Luxor.

La stele (MSA)

L’occhio di Amenhotep III (Museo di antichità di Basilea e collezione Ludwig)

Fonte: Ministero egiziano delle Antichità (MSA) (qui e qui).

C’è poi un interessante articolo dell’egittologo Kent R. Weeks (Università Americana del Cairo) su Newsweek che parla dello stato dell’archeologia nell’Egitto post-rivoluzionario. Ne riporto una parte.

Il compito dell’SCA (Consiglio supremo delle antichità egizie, ora Ministero delle Antichità, ndr) è di proteggere i siti storici dell’Egitto, ma questa è un’impresa difficile che si combatte con [strumenti] limitati e superati.

L’SCA è una gigantesca burocrazia. Impiega 58.000 persone: circa due terzi sono guardie della sicurezza locale, mal pagate, non addestrate, e disarmate. Ci sono poi tra le 20.000 e le 30.000 persone impiegate nella Polizia del Turismo e delle Antichità (che fanno parte del Ministero dell’Interno, non dell’SCA) e sono assegnate ai siti e musei molto visitati dai turisti stranieri. Sebbene sia una presenza pervasiva, è inaffidabile, come dimostrato dalla loro scomparsa immediata e totale all’inizio della rivoluzione. Molti non sono ancora tornati al lavoro.

Gli ispettori dell’SCA sul posto, che dovrebbero amministrare e preservare il patrimonio del paese, sono sottopagati e demotivati. La maggior parte sono giovani e, per i primi anni almeno, sono entusiasti del proprio lavoro. Ma il salario basso e la riluttanza quasi universale dei loro superiori a delegare l’autorità porta alla frustrazione. Un gran numero se ne va per diventare guida turistica. Invece di prendere 300 lire egiziane al mese dall’SCA (circa 35 euro), possono guadagnare sei o sette volte di più come guide.

Oltre a problemi di personale, l’SCA è perennemente sottofinanziata, anche se il turismo archeologico genera delle entrate considerevoli. Nel dicembre 2010 con le sole vendite di biglietti per i siti di Luxor, l’Egitto ha guadagnato 30 milioni di dollari. Ma molto di questo denaro va alla tesoreria dello Stato, e l’SCA sistematicamente posticipa o ignora conservazione, manutenzione, documentazione e gestione del turismo a causa della mancanza di fondi.

Nel frattempo, il numero di visitatori dei siti archeologici aumenta ogni anno. La Valle dei Re, che aveva forse 100 visitatori al giorno nel 1970, ne ha avuti 8.000 al giorno nel mese di dicembre dello scorso anno, e il Ministero del Turismo spera di raggiungerne 15.000 al giorno nel 2015. Le pressioni che tali numeri infliggono su tombe e templi sono enormi. Ma nessun piano di gestione globale a lungo termine per proteggerli è stato ancora concordato.

Il turismo è uno dei principali pilastri dell’economia egiziana, e date le entrate che i siti archeologici generano, si potrebbe pensare che la loro protezione sia un obiettivo primario. Dopo tutto: niente siti, niente soldi. Ma quasi ogni ramo del governo vuole un certo controllo su quelle entrate, e ne vuole il più possibile per se stesso, concentrandosi solo sul guadagno a breve termine. A partire dalla rivoluzione, il numero di turisti è diminuito drasticamente, e si può immaginare che ora l’SCA sentirà ancora di più la pressione finanziaria.

Fonte: Newsweek.

Aggiornamento: Sono stati recuperati altri manufatti rubati nella necropoli di Saqqara.

Altri recuperi.

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