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Ötzi non venne sepolto sul ghiacciaio

settembre 8, 2010
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Ricostruzione di Ötzi al Museum Bélesta (Ariège)

Nell’articolo “The Iceman as a burial”, pubblicato su Antiquity, l’archeologo Alessandro Vanzetti, docente presso La Sapienza di Roma, e alcuni colleghi hanno avanzato una nuova teoria su Ötzi, la Mummia del Similaun scoperta sul Giogo di Tisa, nell’Alto Adige.

Dalla posizione della mummia e da ricerche botaniche, Vanzetti ha concluso che il decesso di Ötzi non avvenne nel luogo dell’incidente, ma all’interno della sua comunità valligiana durante una primavera. Solo più tardi, a settembre, sarebbe stato trasferito e inumato sul Giogo di Tisa, dove poi è stato scoperto.

Il team che sta attualmente studiando Ötzi ha però diffuso un comunicato in cui nega fermamente la validità di questa “teoria della sepoltura”.

Viene sottolineato che lo scenario proposto da Vanzetti è già stato discusso più volte in passato e presenta alcuni fondamentali punti deboli, tanto che le sue affermazioni non possono essere condivise dalla maggior parte dei ricercatori sull’Iceman (altro soprannome di Ötzi).

Dal punto di vista archeologico bisogna infatti considerare che quel corpo rappresenta una scoperta unica. Sepolture in montagna o in alta quota venivano fatte da culture sudamericane; non se ne conoscono però di analoghe nella regione alpina. Al contrario, durante l’Età del Rame i cimiteri erano ubicati di norma nei pressi degli insediamenti. Anche nel caso di inumazioni molto complesse (tombe singole, collettive, sepolture primarie o secondarie, tumulazioni o cremazioni) non esistono indicazioni su tombe lontane dagli insediamenti.

Il luogo del ritrovamento col Similaun sullo sfondo (Museo Archeologico dell’Alto Adige/Marco Sam)

Per quanto riguarda l’argomentazione etno-storica di Vanzetti secondo cui, in Tirolo, i corpi dei defunti venivano conservati dopo la morte e portati oltre i passi per la sepoltura nei cimiteri solo dopo lo scioglimento delle nevi, ciò è da ricondursi al sistema delle chiese cimiteriali cristiane e alle strutture del dominio feudale medievali.

In quel periodo, infatti, i defunti venivano sepolti il prima possibile, in base al diritto canonico, nel cimitero di competenza, allo scopo di riportarli al villaggio e non dal villaggio alla montagna. L’analogia con l’epoca cristiana si limita dunque alla conservazione dei corpi; l’analogia relativa al trasferimento può invece essere ritenuta solo una speculazione.

Se poi, come propone Vanzetti, Ötzi morì a valle ad aprile e venne sepolto solo a settembre in montagna, esso avrebbe dovuto presentare forti segni di decomposizione e di infestazione da insetti, al di là di qualunque tentativo di mummificazione. Poiché questi elementi sono assenti, si dà per assodato che il cadavere abbia sì perso gran parte dell’umidità corporea, ma che si sia congelato in brevissimo tempo, protetto da una coltre di neve e ghiaccio.

Questa particolare situazione ha indotto una mummificazione unica al mondo , conservando l’umidità all’interno dei tessuti. Tale processo di conservazione dell’umidità si basa sulla liofilizzazione e non può essere spiegato con una mummificazione a secco, come presume Vanzetti.

A dimostrazione che la perdita d’umidità corporea può essere avvenuta solo nel luogo di ritrovamento, la prova forense più importante è la posizione del braccio sinistro e il flusso sanguigno ininterrotto fuoriuscente dall’arteria recisa da una freccia. Ciò comprova, senza alcun dubbio, che il braccio era in tale posizione esattamente al momento del decesso, quando il sangue era ancora in circolo. Con l’affievolirsi della rigidità cadaverica sarebbe infatti stato facile riposizionare il braccio lungo il corpo.

Vanzetti afferma, invece, che il braccio ruotò davanti al petto in seguito allo scivolamento del corpo lungo il pendio durante lo scioglimento dei ghiacci. Questo è impensabile se, come gli stessi autori hanno affermato, Ötzi era mummificato da mesi: il braccio irrigidito, infatti, non sarebbe potuto essere spostato senza provocare notevoli danni all’arto stesso o alla spalla. E tutte le articolazioni dell’uomo sono anatomicamente nella posizione corretta.

La mummia esaminata dal dott. Eduard Egarter (Museo Archeologico dell’Alto Adige)

L’ipotesi dell’inumazione autunnale in montagna è poi sostenuta anche dalle analisi dei pollini di Ötzi effettuate dall’Università di Innsbruck. C’è però da dire che questa non è una prova: se infatti l’area del ritrovamento ha subito un disgelo, i pollini non si trovano più nella stratificazione originaria, ma sono mischiati con il contenuto pollinico di strati più recenti.

Altra ricostruzione di Iceman (Museo Archeologico dell’Alto Adige/Andree Kaiser)

Il gruppo di ricerca sta attualmente riesaminando la mummia e – per la prima volta – il suo DNA. Promettono di pubblicare le loro analisi dei dati nonché le conclusioni raggiunte a partire dal prossimo anno, in tempo per celebrare il 20′ anniversario della scoperta di Ötzi.

Fonti: Museo archeologico dell’Alto Adige, Heritage-Key.

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  1. Castagna Albertoalberto permalink
    ottobre 12, 2010 5:36 pm

    Sono pienamente d’accordo con voi, non ero d’accordo sulla teoria della sepoltura, non c’erano basi serie ed erano del tutto poco corrette.
    Le vostre supposizioni si basano su ragionamenti molto attenti e molto pratici.

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