Misteriosa iscrizione a Jamestown/2

(Preservation Virginia)

Con l’aiuto delle immagini digitali e di un esperto di testi elisabettiani, gli archeologi stanno cominciando a svelare il significato delle misteriose iscrizioni incise su una tavoletta d’ardesia del 16′ secolo trovata nella scorsa estate (vedi qui) a Jamestown (Virginia) – il primo insediamento permanente inglese in America.

I caratteri potrebbero esser stati creati dagli inglesi per aiutare gli esploratori a parlare la lingua degli indiani presenti in Virginia.

L’alfabeto sarebbe infatti basato su una lingua indiana algonchiana – una sottofamiglia delle lingue algiche, le lingue parlate dai nativi americani del Nordamerica.

Entrambi i lati della tavoletta, grande 13 x 20 cm, sono coperti con parole, simboli, numeri e disegni di persone, piante e uccelli che si incontravano nel Nuovo Mondo.

Viste le differenze nello stile della calligrafia, più persone la avrebbero usata.

Ad aiutare i decifratori sono arrivate le immagini digitali elaborate con la tecnica reflectance transformation imaging, fornite dal Museum Conservation Institute, un centro di ricerca dello Smithsonian Institution.

In sostanza, producendo centinaia di immagini ad alta definizione usando diverse luci, sono riusciti a vedere strati di iscrizioni difficili da vedere ad occhio nudo.

(AP Photo/Preservation Virginia)

Heather Wolfe, esperto di testi elisabettiani al Folger Shakespeare Library, pensa che molta della scrittura in corsivo sia in secretary hand, uno stile comunemente insegnato in Inghilterra nel 16′ e 17′ secolo.

Per adesso appaiono visibili le parole ‘Abraham’ e ‘book’.

La Wolfe spiega che la pratica di usare tavolette cancellabili per preparare bozze e insegnare l’alfabeto e la pronuncia risalgono al 16′ e al 17′ secolo; e trovarne una quasi intatta come questa è “molto raro”.

Inoltre due simboli sono simili a caratteri dell’alfabetico fonetico algonchiano, inventato nel 1585 dallo scienziato inglese Thomas Hariot – membro di una spedizione per fondare una colonia sull’isola di Roanoke, nella Carolina del Nord.

Pare che Hariot avesse addirittura sviluppato un vocabolario di quella lingua, ma andò perduto in un incendio nel 1666. Ciò rende comunque plausibile l’idea che gli esploratori europei fossero arrivati a Jamestown con dizionari bilingue, pronti a comunicare con gli indiani.

Le analisi chimiche riveleranno inoltre da quale parte d’Europa arrivasse l’ardesia utilizzata.

(Michael Lavin/Preservation Virginia)

La tavoletta venne trovata in fondo a un pozzo di James Fort, scavato nel 1609 sotto la direzione del capitano John Smith. Durante l’inverno del 1609-10, l’acqua diventò inquinata e il pozzo si trasformò in una fossa per la spazzatura dove buttare la tavoletta e altre migliaia di manufatti.

In particolare, delle ossa macellate di cani e cavalli potrebbero essere datate allo stesso periodo della tavoletta, ovvero quando il forte era sotto assedio e i coloni ricorsero a mangiare i loro animali domestici.

Secondo il direttore archeologico del sito, Bill Kelso, il prezioso reperto potrebbe esser appartenuto a William Strachey, il primo segretario della colonia di Jamestown.

Protagonista di un incredibile viaggio sulla nave Sea Venture, venne bloccato nelle Bermuda per dieci mesi a causa di una tempesta e dopo aver riscostruito due nuove navi arrivò a Jamestown nella primavera del 1610, giusto in tempo per aiutare i sopravvissuti di quell’inverno.

Sulla tavoletta sarebbe inciso il disegno di una procellaria delle Bermuda (cahow), un raro volatile delle Bermuda.

Kelso conclude: “Abbiamo solo cominciato a [scoprire] i segreti di questo straordinario oggetto”.

Fonte: National Geographic

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