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Scoperti oltre 1.000 sigilli romani a Dolico

dicembre 20, 2017

(Asia Minor Research Centre)

Più di 1.000 sigilli di ceramica romani sono stati scoperti nell’antica Dolico, nel sud della Turchia, da una squadra di ricercatori dell’Università di Münster (Germania). Questi reperti provenienti dall’archivio municipale «gettano luce sul pantheon greco-romano locale, da Zeus ed Era a Giove Dolicheno, che da questo sito è diventato una delle più importanti divinità romane», dice Engelbert Winter, direttore del scavi. «Il fatto che le autorità amministrative abbiano sigillato centinaia di documenti con le immagini di divinità, dimostra la forza delle credenze religiose nella vita quotidiana».

Giove Dolicheno (un dio romano con tratti orientali e occidentali), il cui culto era praticato in un tempio vicino, fu strettamente legato all’Impero romano nel corso del II e del III secolo d.C. «Molti sigilli mostrano una stretta di mano tra il dio e diversi imperatori romani», osserva il ricercatore tedesco. «Simboleggiava l’affinità tra la divinità e lo stato romano». Oltre ai busti di Giove e di sua moglie Giunone, ci sono anche rappresentazioni di Castore e Polluce, i Diòscuri o figli di Zeus.

Inoltre, al di là delle immagini della “dea delle città” Tiche (la dea romana Fortuna), le raffigurazioni di Augusto e della dea Roma sui sigilli meritano un’attenzione particolare, poiché indicano l’importanza dell’imperatore romano e della divinità che personificava lo Stato romano, in una città ai confini orientali dell’impero (oggi Dülük, vicino a Gaziantep).

Castore e Polluce (Asia Minor Research Centre)

(Peter Jülich)

La squadra di archeologi ha esplorato il tempio di Giove Dolicheno, dio venerato da molti soldati, per 17 anni. «Sotto un mosaico datato al 400 d.C., situato in un complesso di edifici, siamo riusciti a scoprire un mosaico della stessa alta qualità ma più antico», afferma Winter. Stando ai ritrovamenti fatti finora, ci sono molte prove dell’esistenza di una chiesa tardoantica. Potrebbe rivelarsi un contributo importante alla comprensione della storia del paleocristianesimo in questa regione».

Mosaico di una chiesa tardoantica a Dolico (Asia Minor Research Centre)

I ricercatori hanno poi scoperto il centro di Dolico, localizzato per la prima volta nella parte orientale della città grazie a una prospezione geofisica. «Questa ipotesi è stata confermata», spiega ancora Winter. «Siamo stati in grado di scoprire parti di un edificio molto grande: è un bagno pubblico con mosaici ben conservati. Dal momento che quasi non si conoscono altri bagni termali romani nella regione, si tratta di una scoperta di grande importanza accademica».

Gli archeologi di Münster hanno infine acquisito nuove conoscenze sull’estensione dell’area urbana e sulla cronologia della città: un’indagine intensiva svolta quest’anno, sulla collina dove si trovava l’insediamento originale chiamato Keber Tepe, ha portato a risultati abbastanza sorprendenti: «Numerosi reperti dell’Età della pietra indicano che Keber Tepe fosse un luogo estremamente importante già in tempi antichi. Dolico raggiunse la sua massima estensione successivamente, durante i periodi romano e bizantino».

Pavimento a mosaico delle terme (Peter Jülich)

(Asia Minor Research Centre)

Università di Münster

National Geographic

3 commenti leave one →
  1. Marco permalink
    dicembre 26, 2017 9:16 pm

    Straordinario ritrovamento grazie per l’informazione ,e sempre più sorprendente come questi ritrovamenti chiudano in una maniera ho nel altra il cerchio della storia.

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  2. Luigi Di Noia permalink
    dicembre 30, 2017 9:48 am

    Si, splendido ritrovamento ma non capisco una cosa: come possono essere di ceramica?

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  3. Archinto permalink
    febbraio 18, 2018 10:14 am

    Credo che quella che nell’articolo è definita “stretta di mano” fra il Dio e l’Imperatore, sia la riproposizione sincretista delle stesse deità che da millenni erano presenti in questa area, assorbite nel grande pantheon romano. La deità che tiene accanto a sé o incontra il re o principe, la si trova anche negli antichi bassorilievi Hittiti. Del resto Augusto stesso era fautore delle intelligenti fusioni. Ciò svela come per poter risalire alle deità più remote occorra valutare le stesse deità romanizzate recuperando gli antichi caratteri singolari.

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