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Il DNA dei cavalli dimostra l’abilità di addomesticamento degli Sciti

maggio 14, 2017

Un allevatore di cavalli mongolo (Ludovic Orlando/Natural History Museum of Denmark/Centre National de la Recherche Scientifique)

I cavalli sacrificati dalle popolazioni nomadi dell’Asia centrale più di 2.000 anni fa hanno fornito nuovi dettagli sul loro addomesticamento e sull’allevamento in base alle loro esigenze.

Gli Sciti abitarono in parte di questa enorme regione, dalla Siberia al Mar Nero, per circa 800 anni a partire dal IX secolo a.C. Erano noti per l’abilità nel combattimento equestre, tra cui il tiro di frecce cavalcando, e per il brutale trattamento degli sconfitti. Lo storico greco Erodoto scrisse che gli Sciti accecavano i loro schiavi e che i guerrieri bevevano il sangue del primo nemico ucciso in battaglia.

In uno studio pubblicato sulla rivista Science, un team internazionale di ricercatori ha impiegato le ultime tecnologie genetiche su 13 stalloni sepolti in un tumulo funerario (kurgan) in Kazakistan, ben conservati nel permafrost. Apparentemente gli Sciti sacrificavano solo cavalli maschi.

Disegno di un cavallo scita sacrificato in Kazakistan circa 2.300 anni fa (Carla Schaffer/Zainolla Samashev/AAAS)

Il DNA recuperato fornisce non solo informazioni sui cavalli antichi, ma suggerisce anche che gli Sciti erano più che guerrieri. «Qui li vediamo come allevatori», ha detto Ludovic Orlando, professore di archeologia molecolare presso l’Università di Copenhagen in Danimarca, che ha diretto la ricerca. «Riveliamo parte della loro strategia di gestione e parte della loro conoscenza di 2.300 anni fa».

I risultati combaciano anche con l’emergente teoria di come in generale gli animali cambino dopo l’addomesticamento degli esseri umani. «È una cosa fantastica», ha commentato Greger Larson, direttore della rete di ricerca di paleogenomica e bioarcheologica presso l’Università di Oxford, non coinvolto nella ricerca. «Dimostra quanto i genomi antichi interi possano far comprendere il modello e il processo di addomesticamento».

Tra i vari animali da allevamento, i cavalli arrivarono tardi. I cani furono i primi animali amici dell’uomo, già 15.000 anni fa o forse molto prima. Bovini, polli e suini furono addomesticati dall’uomo in diverse parti del mondo tra gli 8.000 e gli 11.000 anni fa. Solo circa 5.500 anni fa, i popoli dell’Asia centrale cominciarono a catturare e a tenere i cavalli selvatici per la carne e il latte. I cavalli per l’equitazione arrivarono dopo ancora.

Il sito di un kurgan reale scita (Arzhan 2, VII secolo a.C., tomba 16) dove ci sono 14 scheletri e gli scienziati hanno studiato due stalloni (Michael Hochmuth/German Archaeological Institute, Berlin)

Nella nuova ricerca, gli scienziati hanno utilizzato un po’ delle ossa dei cavalli – meno di mezzo grammo nella maggior parte dei casi – per estrarre il DNA. Sono stati in grado di decifrare i genomi per 11 dei 13 cavalli del tumulo. Hanno anche analizzato il DNA di due stalloni da una tomba reale scita di 400 anni prima, e un’altra, risalente a 4.100 anni fa, appartenuta a un popolo vicino e più antico ancora, i Sintashta, che avevano già capito come usare i cavalli per trainare i carri a due ruote. Dal DNA, gli scienziati hanno scoperto che gli Sciti allevavano in modo da generare alcune caratteristiche: zampe anteriori più forti e robuste. I cavalli avevano anche dei geni per la conservazione dell’acqua, forse indice che le giumente venivano munte per il consumo umano. Molti dei cavalli, anche se non tutti, possedevano geni associati alla velocità di corsa che si trovano nei purosangue di oggi. I geni hanno anche mostrato una varietà di colori del mantello – crema, nero, maculato, baio e sauro.

Molti dei cambiamenti genetici sono stati correlati alla “cresta neurale” – una striscia di cellule lungo quello che diventa il midollo spinale durante lo sviluppo embrionale, ma che migra poi in varie parti del corpo. Ciò combacia con una teoria del 2014 secondo cui l’obiettivo iniziale dell’allevamento degli animali più addomesticabili portò anche ad una serie di altri tratti comunemente osservati tra gli animali domestici: maggior docilità, cervelli più piccoli, riduzione dei denti, alterazione della forma di orecchie e code, cambiamento dei colori.

Cavalli kazaki (Ludovic Orlando, Natural History Museum of Denmark & CNRS)

(Ludovic Orlando, Natural History Museum of Denmark & CNRS)

Università di Copenhagen

New York Times

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