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I casi di tumore e di cancro più antichi del mondo

agosto 2, 2016
Il cancro rilevato su un osso del piede (University of Witwatersrand)

Il cancro rilevato su un osso del piede (University of Witwatersrand)

In due diverse ricerche pubblicate sulla rivista scientifica The South African Journal of Science, due gruppi di scienziati hanno annunciato la scoperta delle tracce più antiche di cancro e di tumore alle ossa mai trovate sui fossili umani.

Un osso del piede, datato tra gli 1,8 e 1,6 milioni di anni fa, contiene una traccia incontrovertibile di cancro (un tumore maligno), e dunque spinge indietro nel tempo la data più antica di questa malattia. L’osso proviene dal sito sudafricano di Swartkrans, all’interno dell’area nota come la Culla dell’umanità. Sebbene non si sappia esattamente quale fosse la specie di questo individuo, era chiaramente un hominine, ovvero faceva parte della tribù che raggruppa uomo, scimpanzé e altri antichi parenti quali Australopithecus.

Nel secondo studio, un team di scienziati ha identificato il più antico tumore benigno mai scoperto nei fossili umani nella vertebra di un giovane Australopithecus sediba, noto come Karabo. Si trovava nel sito di Malapa, a pochi chilometri da Swartkrans, ed è stato datato a 1,98 milioni di anni fa. Finora, il più antico possibile tumore in un hominine era stato scoperto in Croazia nella costola di un Neanderthal datato a circa 120.000 anni fa.

Il cancro di un hominine

Edward Odes, scienziato dell’Università di Witwatersrand e autore a capo dello studio sul cancro e co-autore dell’altro, ha dichiarato: «La medicina moderna tende ad assumere che cancri e tumori negli esseri umani siano malattie causate dallo stile di vita moderno e dall’ambiente attuale. I nostri studi mostrano che le origini di queste malattie si manifestarono nei nostri antichi parenti, milioni di anni prima della moderna civiltà industriale».

Il cancro in un osso del metatarso del piede (SK 7923) è stato identificato come un osteosarcoma, una forma aggressiva di cancro che di solito colpisce gli individui più giovani e, se non trattata, porta solitamente a una morte precoce. «A causa della sua conservazione, non sappiamo se quel piede appartenga a un adulto o a un bambino, né se il cancro portò alla morte dell’individuo. Possiamo però dire che ciò avrebbe colpito l’abilità di camminare o correre», dice Bernhard Zipfel, scienziato specializzato nella locomozione degli antichi parenti dell’uomo. «In breve, sarebbe stato doloroso».

Altra visuale dell'osso SK7923 (University of Witwatersrand)

Altra visuale dell’osso SK7923 (University of Witwatersrand)

SK7923 (University of Witwatersrand)

SK7923 (University of Witwatersrand)

Il tumore dell’australopiteco

L’autore capo dello studio sul tumore, Patrick Randolph-Quinney, suggerisce: «La presenza di un tumore benigno nell’Australopithecus sediba è affascinante non solo perché è stato trovato nella schiena, un posto estremamente raro per una tale malattia negli uomini moderni, ma anche perché si tratta di un ragazzino (di 12-13 anni, ndr). In effetti è la prima prova di questa malattia in un giovane individuo nell’intera documentazione fossile umana».

Il professore Lee Berger, autore di entrambi gli studi e a capo del progetto Malapa (il sito del ritrovamento delle vertebre dell’Australopithecus sediba), ha aggiunto: «Non solo si supponeva che questi tipi di cancro e di tumore fossero malattie della modernità, cosa che questi fossili smentiscono chiaramente, ma si credeva che tali malattie fossero la conseguenza di una vita più lunga, mentre questo raro tumore è stato trovato in un ragazzino. La storia di questi tipi di tumori e cancri è molto più complessa di quanto pensassimo».

La vertebra UW88-37 (University of Witwatersrand)

La vertebra UW88-37 (University of Witwatersrand)

UW88-37 (University of Witwatersrand)

UW88-37 (University of Witwatersrand)

Entrambe le malattie sono state diagnosticate usando le ultime tecnologie di imaging, incluse l’European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble in Francia, tomografie computerizzate presso lo Charlotte Maxeke Hospital di Johannesburg, e l’impianto di microtomografia computerizzata nel Nuclear Energy Corporation of South Africa di Pelindaba.

La ricerca è stata diretta dagli scienziati dell’Università sudafricana di Witwatersrand e dall’Università inglese del Lancashire Centrale.

Dr Patrick Randolph-Quinney, Senior Lecturer in Biological and Forensic Anthropology, University of Central Lancashire (WITS UNIVERSITY/LAUREN MULLIGAN)

Dr Patrick Randolph-Quinney, Senior Lecturer in Biological and Forensic Anthropology, University of Central Lancashire (WITS UNIVERSITY/LAUREN MULLIGAN)

Edward Odes (University of Witwatersrand)

Edward Odes (University of Witwatersrand)

Lee Berger (Brett Eloff)

Lee Berger (Brett Eloff)

Bernhard Zipfel

Bernhard Zipfel (University of Witwatersrand)

Nel seguente video i ricercatori parlano delle scoperte:

Università di Witwatersrand

Lo studio sul tumore

Lo studio sul cancro

One Comment leave one →
  1. agosto 19, 2016 2:08 pm

    E’ da osservare che non era prevedibile individuare dei tumori in reperti di ominini, perché in generale questi sono relativamente pochi e frammentari, e perché le parti molli ovviamente sono andate perse. Casualità oppure i nostri lontani antenati erano colpiti da neoplasie in numero elevatissimo?
    I reperti individuati sono troppo distanti geograficamente e nel tempo e per tirare in campo la casualità, almeno potrebbe essere questa l’ipotesi meno probabile.

    Non sono d’accordo, però, sul passo: “La medicina moderna tende ad assumere che cancri e tumori siano malattie causate dallo stile di vita moderno e dall’ambiente moderno. eccetera”, che pare assolvere i tanti inquinanti industriali e agricoli, e le cattive abitudini umane moderne.
    La rapida evoluzione degli umani e la precedente vasta radiazione degli ominini potrebbero avere avuto bisogno di una situazione ambientale, fisiologica e/o genetica atta a provocare un’alta mutagenesi. Questa avrebbe potuto indurre un’evoluzione più variata ma come effetto negativo anche un più alto tasso di neoplasie anche in età inaspettate.
    Ipotesi non assurda, ad esempio, se si pensa a quei territori ricchi di minerali uraniferi che in passato hanno emesso forti radiazioni. Se gli antenati degli ominini sono vissuti in questi territori, si sono assicurati una più alta variabilità genetica ma anche più alta mortalità. Un effetto positivo potrebbe essere stato anche, alla fine, l’affinamento del sistema immunitario.

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