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Il misterioso muro di Khatt Shebib in Giordania

febbraio 24, 2016
(APAAME_20051002_RHB-0068 © Robert Bewley, Aerial Photographic Archive for Archaeology in the Middle East)

(APAAME_20051002_RHB-0068 © Robert Bewley, Aerial Photographic Archive for Archaeology in the Middle East)

Una nuova mappatura dell’antico muro che si estendeva per 150 chilometri in Giordania ha lasciato gli archeologi pieni di domande, tra cui la data di costruzione del muro, chi lo costruì e qual era il suo scopo.

Conosciuto oggi come “Khatt Shebib”, l’esistenza del muro venne riportata per la prima volta nel 1948 da Sir Alec Kirkbride, un diplomatico britannico in Giordania. Viaggiando in aereo, aveva visto “un muro di pietra che percorreva, senza alcun motivo apparente, il paese”.

(APAAME)

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Grazie al progetto Aerial Archaeology in Jordan (AAJ), gli archeologi hanno investigato i resti del muro usando le fotografie aeree. Hanno così scoperto che il muro corre da nord-nordest a sud-sudovest per una distanza di 106 km. La struttura contiene inoltre sezioni dove due muri corrono l’uno a fianco dell’altro, e altre sezioni dove si distaccano.

«Se aggiungiamo i contrafforti e i tratti di muro parallelo, la lunghezzo totale potrebbe essere di 150 km», ha scritto David Kennedy, professore presso la University of Western Australia, e Rebecca Banks, ricercatrice all’Università di Oxford, in uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Zeitschrift für Orient-Archäologie.

Oggi, il muro è in rovina. Tuttavia, «persino nel suo stato originale, non poteva essere stato più alto di un metro e forse più largo di mezzo metro”, scrivono Kennedy e Banks.

Insieme al Khatt Shebib, gli archeologi hanno anche trovato i resti di circa 100 cosiddette torri, dal diametro di 2-4 metri. Alcune delle torri furono costruite dopo il muro.

Le torri probabilmente avevano diversi usi. «Alcune potrebbero essere stati luoghi di rifugio – un posto al sicuro durante la notte. Altre potrebbero essere state usate come torri di guardia. Alcune, forse, erano luoghi nei quali i cacciatori potevano nascondersi fino a quando gli animali non erano abbastanza vicini», ha detto Kennedy a Live Science.

Una delle torri (APAAMEG_20040527_RHB-0010 © Robert Bewley, Aerial Photographic Archive for Archaeology in the Middle East)

Una delle torri (APAAMEG_20040527_RHB-0010 © Robert Bewley, Aerial Photographic Archive for Archaeology in the Middle East)

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La ricerca lascia gli archeologi con una serie di misteri: Quando venne costruito il muro? Chi lo costruì e perché?

Finora, l’unica informazione sulla datazione proviene dalla ceramica ritrovata nelle torri e in altri siti lungo il muro. Basandosi su questo, il muro venne probabilmente costruito all’incirca tra il periodo nabateo (312 a.C. – 106 d.C.) e il periodo omayyade (661 – 750 d.C.), dice Kennedy.

Sebbene uno dei regni o degli imperi che governarono la Giordania in quel lungo lasso di tempo potrebbe aver costruito il muro, la struttura potrebbe non essere stata edificata da un grande stato. Scrivono Kennedy e Banks: «È possibile che le comunità locali, vedendo cosa avevano fatto i vicini e persuasi della sua utilità, copiarono semplicemente la pratica».

Anche lo scopo del muro è un mistero. La sua bassezza e la sua strettezza indicano che non aveva scopi di difesa. Tracce di antiche coltivazioni sono più visibili a ovest del muro rispetto a est, ovvero, secondo i due ricercatori, il muro segnava il confine tra gli antichi agricoltori e i pastori nomadi. Oppure avrebbe segnato un altro tipo di confine.

In definitiva, è necessaria più ricerca sul campo per risolvere questi misteri. «L’archeologia aerea non risponderà mai a queste domande chiave su scopo e datazione. Per quello – scrivono Kennedy e Banks – ci vuole una ricerca sistematica sul terreno».

(APAAMEG_20040527_RHB-0010 © Robert Bewley, Aerial Photographic Archive for Archaeology in the Middle East)

(APAAMEG_20040527_RHB-0010 © Robert Bewley, Aerial Photographic Archive for Archaeology in the Middle East)

(APAAME)

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Una mappa disegnata da Rebecca Banks

Una mappa disegnata da Rebecca Banks

(APAAMEG_20040527_RHB-0012 © Robert Bewley, Aerial Photographic Archive for Archaeology in the Middle East)

(APAAMEG_20040527_RHB-0012 © Robert Bewley, Aerial Photographic Archive for Archaeology in the Middle East)

Live Science

9 commenti leave one →
  1. febbraio 24, 2016 9:18 pm

    magari… il muro è qualcosa che affiora… e sotto c’è altro, no?

    Ok, ok… gioco al piccolo archeologo… Sorry!
    😉

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  2. imp3 permalink
    febbraio 25, 2016 8:24 am

    Sempre interessantissimo questo blog, anno dopo anno. Complimenti! ^_^

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  3. bruno permalink
    febbraio 25, 2016 11:36 am

    sono un appassionato di archeologia . sono stato di persona a petra ( quando si poteva …) mi piacerebbe tenermi in contatto con altri appassionati . saluti a tutti. bruno

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  4. Milo permalink
    febbraio 25, 2016 12:24 pm

    Definirlo “muro in rovina” è un eufemismo… come fanno a dedurre che fosse alto appena un metro se ci sono 4 sassi sparsi in linea?

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  5. Luca permalink
    marzo 3, 2016 9:56 am

    Io voto per il muretto anti pecore…..

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    • bruno permalink
      marzo 4, 2016 9:41 am

      rispondo al sig. luca : certo anch’io concordo col sig. luca , era senz’altro un muretto che delimitava le proprieta’ agricole !! senza tanti mister
      i .

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