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I Neandertal vivevano in piccoli gruppi isolati

aprile 24, 2014

Una nuova indagine genetica rivela che i nostri antichi cugini Neandertal vivevano in piccoli gruppi, isolati gli uni dagli altri. Secondo la stessa ricerca sarebbero anche stati privi di alcuni geni che nell’uomo sono legati al comportamento.

Negli ultimi anni, le ricerche sul DNA dei Neandertal hanno dimostrato che molti uomini moderni condividono una piccola percentuale di materiale genetico con questi primi esseri umani. Ora i ricercatori, confrontando il nostro codice genetico con quello neandertaliano, vogliono individuare i geni che ci rendono effettivamente umani e quelli legati all’origine di alcune malattie.

(Joe McNally, National Geographic)

(Joe McNally, National Geographic)

Stando all’ultimo studio condotto da Svante Pääbo, un pioniere nel campo della genetica antica, i geni umani legati al comportamento avrebbero raggiunto un grado di evoluzione maggiore. La ricerca di Pääbo, che lavora al Max Planck Institute in Germania, è stata pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). In particolare, i ricercatori hanno osservato che nei Neandertal i geni associati all’iperattività, al comportamento aggressivo e allo sviluppo di alcune sindromi, come l’autismo, sono assenti.

“L’articolo descrive alcune dinamiche evolutive molto interessanti”, ha commentato il paleoantropologo John Hawks della University of Wisconsin. Gli studiosi ipotizzano che nel periodo compreso tra un milione e 500 mila anni fa circa, il numero dei Neandertal si ridusse drasticamente, limitando la popolazione a un piccolo gruppo. Questo evento, spiega Hawks, ebbe un impatto negativo sui Neandertal e in particolare sui loro geni perché “la selezione naturale in popolazioni di piccole dimensioni ha meno capacità di eliminare le mutazioni genetiche negative”.

Antiche risposte

Pääbo e colleghi hanno esaminato i geni di due Neandertal, uno proveniente dalla Spagna e uno dalla Croazia. Poi hanno confrontato il DNA di questi individui con quello di un terzo Neandertal vissuto in Siberia e con quello di alcuni esseri umani moderni. “Abbiamo scoperto che i Neandertal avevamo una variabilità genetica minore rispetto a quella degli uomini moderni”, ha spiegato Pääbo. La diversità genetica tra i Neandertal, infatti, era un quarto di quella esistente oggi tra gli africani, e un terzo di quella che c’è tra gli europei o gli asiatici.

Il confronto ha anche mostrato che l’umanità moderna possiede dei geni legati alla salute del cuore e al metabolismo che erano invece assenti nei nostri antichi cugini. Possediamo anche dei geni legati al colore dei capelli e della pelle; Pääbo e colleghi, infatti, scrivono nel loro studio che “queste mutazioni potrebbero aver contribuito alle differenze nella pigmentazione preesenti tra gli esseri umani di oggi”.

Hawks, tuttavia, fa notare che il confronto tra gli esseri umani antichi e quelli moderni potrebbe essere un po’ fuorviante, “visto che gli esseri umani di recente hanno visto una massiccia crescita della popolazione”. Questa crescita demografica potrebbe impedire di differenziare le diversità genetiche che erano già patrimonio dei primi uomini moderni da quelle che comparvero solo dopo l’avvento dell’agricoltura.

Così, “se gli scienziati vogliono capire cosa ci separa realmente dai Neandertal, allora bisogna scoprire cosa abbiamo ereditato dai primi uomini cacciatori-raccoglitori e cosa proviene invece dal nostro più recente adattamento alla vita stanziale”, ha aggiunto Hawks.

Il team di Pääbo ha eseguito un confronto anche con il DNA di un uomo di Denisova, un’altra specie umana che viveva in Siberia circa 40.000 anni fa e che si conosce solo grazie al codice genetico estratto da alcuni frammenti di ossa. La principale differenza genetica che è stata trovata riguarda la curvatura della schiena: in pratica gli uomini di Neandertal avevano una curvatura della colonna vertebrale meno accentuata di quella degli altri gruppi.

Antiche domande

Gli esseri umani moderni, gli uomini di Neandertal e gli uomini di Denisova, più di mezzo milione di anni fa, condivisero un antenato comune. Tuttavia questa connessione, nei tempi più recenti è stata sicuramente oscurata dagli incroci che avvennero tra i nostri antenati, dopo che 60 mila anni fa gli uomini moderni migrarono dall’Africa verso l’Europa e l’Asia.

I moderni euro-asiatici possiedono infatti circa il 2 per cento di geni neandertaliani, mentre negli attuali melanesiani la percentuale ereditata dai denisoviani arriva addirittura al 5 per cento. Ma la storia non finisce qua, con la sola presenza di geni o mutazioni ereditate. Lo studio pubblicato su PNAS, infatti, ha riscontrato delle differenze nei geni legati all’aggressività. Gli autori, però, avvertono che “anche se se questi geni influenzano l’espressione o il livello di aggressività, non è ancora chiaro se siano in grado di aumentare o smorzare tale caratteristica“. Quindi, almeno per ora, non si può dire quale delle due specie sia la più aggressiva.

Inoltre, si deve tenere in considerazione la reale attivazione di questi geni. In un recente studio, pubblicato su Science, alcuni ricercatori israeliani hanno analizzato l’attività di alcuni geni neandertaliani, dimostrando come solo la differenza nell’espressione di alcuni geni condivisi con noi sapiens abbia portato i Neandertal a possedere mani più grandi, braccia più corte, e corporatura robusta.

“Le conclusioni secondo cui le modificazioni dello scheletro sarebbero state maggiori nei Neandertal rispetto agli uomini moderni, adesso, sembrano contrastare con la visione abituale di Homo sapiens”, ha detto Chris Stringer, ricercatore del Museo di Storia Naturale di Londra.

Rispetto agli ominidi ugualmente robusti che precedettero i Neandertal, gli esseri umani pare abbiano avuto un’evoluzione più spinta, visti i loro crani più piccoli e le loro ossa sottili. Pääbo, però, rimane cauto e preferisce non equiparare i cambiamenti genetici con una sorta di raffinatezza evolutiva: “È chiaro che i Neandertal non erano meno evoluti degli esseri umani moderni. Hanno avuto anche loro una storia e un’evoluzione, che però ha preso una strada diversa”.

National Geographic

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