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Altre foto del più antico ritratto di un faraone

novembre 30, 2012

National Geographic ha pubblicato nuove immagini dell’incisione rupestre che raffigura il più antico ritratto conosciuto di un faraone.

Incisa su una roccia di 5.200 anni nel sito di Nag el-Hamdulab, vicino ad Assuan, è anche una delle prime iscrizioni geroglifiche conosciute.

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

La fila di imbarcazioni che accompagnano il re, e l’iscrizione incisa, indicano che quello rappresentato fosse un giubileo reale, un tour del regno che il faraone effettuava ogni due anni con il “Seguito di Horus”, la sua corte.

Nel viaggio, compiuto con fastose processioni nautiche, il re e la corte raccoglievano le tasse: “Un’antica forma di propaganda politica”, la definisce l’archeologa Maria Carmela Gatto, coautore della ricerca. “Provate a immaginare che impressione dovevano fare sulla popolazione dei piccoli villaggi sparsi lungo il Nilo queste fastose processioni”.

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

La flotta regale (Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

Benché difficile da decifrare, questa immagine mostra una mandria di buoi a corna lunghe accompagnata da due figure umane e un cane: forse si tratta di una scena di caccia, un tipo di immagine diffuso in epoca predinastica.

La caccia era il passatempo delle elite; ma la scena potrebbe anche rappresentare pastori con le mandrie, forse reclamate dal sovrano come imposta.

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

Una mandria di buoi a corna lunghe accompagnata da due figure umane e un cane (Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

I tre uomini a piedi nell’immagine sembrano agitare i pugni alzati al passaggio dell’imbarcazione. I ricercatori, basandosi su immagini più o meno coeve, ritengono che non si tratti di aggressori, quanto di prigionieri: quelle che appaiono come braccia sollevate sono probabilmente corde a cui erano legati con le mani dietro la schiena.

Una seconda scena vicino a questa mostra un prigioniero forse legato a un’imbarcazione.

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

In questo dettaglio della scena della mandria si vede che uno dei bovini ha un cane sulla schiena, ed è seguito da uomo che forse brandisce un bastone.

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

Una delle scene più grandi rappresentate a Nag el-Hamdulab mostra due imbarcazioni provviste di remi e rematori sulla poppa.

Sulla barca in alto è rappresentato il sovrano con la corona bianca all’interno della cabina. Accanto a lui, uno stendardo che reca l’immagine di Wepwaout, il dio-cane della caccia e della guerra.

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

L’arte rupestre di Nag el-Hamdulab si trova vicino a una vasta distesa di sabbia, ma l’isolamento del sito non ha impedito che questo fosse vandalizzato. In alcuni punti le immagini sono state deliberatamente cancellate, e in un altro un uomo ha inciso il suo nome e l’anno – 1960 – su un’immagine di 5.000 anni fa.

I ricercatori nutrono forti timori per il futuro del sito di Nag el-Hamdulab, nonostante sia custodito da due guardie: l’attività umana nella zona è aumentata molto negli ultimi 15 anni grazie alla costruzione di un ponte che la collega alla riva orientale del Nilo, molto più popolosa.

“È un vero peccato, perché fino a pochi decenni fa le opere erano ancora perfettamente conservate”, dice Maria Carmela Gatto. “Come possiamo proteggere e salvare dalla distruzione un sito così importante? È questa oggi la nostra preoccupazione”.

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

(Hendrickx/Darnell/Gatto, Antiquity)

National Geographic

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