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L’immagine più antica di un faraone scoperta ad Assuan

luglio 18, 2011

Una spedizione italo-statunitense ha scoperto la più antica effige di un sovrano dell’antico Egitto, oltre che una delle prime iscrizioni geroglifiche conosciute, incisa su una roccia di 5.200 anni nel sito di Nag el-Hamdulab, vicino ad Assuan.

Si tratta della prima, eccezionale, raffigurazione di un corteo regale avvenuto tra la dinastia egizia più antica, la Dinastia Zero, e la Prima.

La roccia mostra il faraone con indosso la corona bianca dell’Alto Egitto, accompagnato dal cosiddetto “Seguito di Horus”.

(AP Photo/ Egypt's Supreme Council Of Antiquities)

La scoperta arriva dalla missione “The Aswan-Kom Ombo Archaeological Project” nata dalla collaborazione tra l’Università di Yale e il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna. Gli studiosi italo-statunitensi, assieme ai colleghi della Provinciale Hogeschool Limburg in Belgio, hanno completato la prima documentazione digitale e grafica di Nag el-Hamdulab, sito di arte rupestre scoperto alla metà del ‘900 dal famoso egittologo egiziano Labib Habachi, nei deserti alle spalle del villaggio omonimo, situato sulla riva occidentale del Nilo a nord di Assuan.

Le immagini e l’iscrizione geroglifica costituiscono la prima straordinaria raffigurazione di un giubileo regale completo di tutti gli elementi che lo caratterizzeranno nei periodi successivi, tra cui il faraone con indosso la corona bianca dell’Alto Egitto, accompagnato dal cosiddetto “Seguito di Horus” ossia la corte regale, come si conosce da fonti proto-dinastiche.

Il ciclo figurativo risale probabilmente al 3200 a.C., che corrisponde alla parte finale della cultura preistorica di Naqada, in un momento collocabile cioè tra il re Scorpione ossia il primo re della dinastia Zero (cui è da attribuirsi con ogni probabilità, la tomba Uj ad Abydos) e Narmer, sovrano della Prima dinastia.

Le scene individuate ad Assuan sono uniche e importantissime poiché consentono di “fissare” sulla roccia il momento di passaggio tra i temi raffigurati nel periodo predinastico, ossia processioni di barche e animali quali simboli del potere regale, al repertorio propriamente dinastico dove la figura regale, posta al centro della scena, domina gli eventi. È proprio il potere del faraone a emergere dalle scene di Nag el-Hamdulab, ritratto nelle vesti di supremo sacerdote, figura-simbolo del potere terreno e divino. Immediato il suo riconoscimento nella scena grazie alle insegne regali che lo contraddistinguono: la corona bianca dell’Alto Egitto, qui documentata nella sua forma più antica.

La scoperta è eccezionale anche perché fra le scene figurative è stata individuata una delle prime iscrizioni geroglifiche.

Nell’iscrizione presente a Nag el-Hamdulab si fa riferimento ad un luogo e ad una barca appartenente ad un non meglio specificato “seguito di”. L’espressione sembra essere un chiaro riferimento alla “corte di Horus” come confermano i primi testi, tra cui in particolare gli annali della pietra di Palermo, dove la raffigurazione di un’imbarcazione è appunto associata all’espressione “corte di Horus”. Con lo stesso termine nei documenti della Prima dinastia si riferisce ai viaggi del re e della sua corte, apparentemente finalizzati alla riscossione delle tasse, pratica che in seguito prenderà la forma della ben nota tassa biennale sul bestiame. Il testo, nel riferirsi a una barca della “corte di Horus”, rappresenta la prima e più antica testimonianza della pratica di riscossione di tasse da parte del faraone e la prima e più antica forma di controllo economico sull’Egitto e probabilmente anche sulla Nubia.

Questo studio, grazie all’innovativo approccio metodologico ha permesso di documentare dettagliatamente, sia in formato digitale che cartaceo, un complesso di raffigurazioni rupestri prima del tutto sconosciute. La ricostruzione della scena principale, recentemente danneggiata in modo irreparabile a seguito di atti vandalici, è stata possibile grazie alla disponibilità delle foto originali scattate da Habachi (messe gentilmente a disposizione dalla Chicago House di Luxor dell’Istituto Orientale dell’Università di Chicago).

(Al Ahram)

Processione di barche alla presenza del re, più riconoscibile nell'immagine sotto (The Aswan - Kom Ombo Archaeological Project)

La roccia prima che venisse danneggiata (Chicago House, Luxor)

Ricostruzione del disegno da parte di Merel Eyckerman

Università di Bologna

Al Ahram

7 commenti leave one →
  1. giacomo permalink
    luglio 19, 2011 6:33 am

    buongiorno di nuovo aezio

    nel servizio, non riesco a vedere la prima fotografia…..

    esiste per caso un sito dove si possono notare le iscrizioni?

    saluti da giacomo.-

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  2. giacomo permalink
    luglio 20, 2011 7:29 am

    grazie aezio – ricevute le foto – saluti

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  3. Vittorio Fincati permalink
    luglio 20, 2011 2:00 pm

    Non si capisce se gli “atti vandalici” compiuti recentemente siano fini a se stessi o si debbano mettere in relazione con quel che successe alla famosa statua rupestre del Buddha in Afghanistan. Probabilmente si tratta della ben nota – e ora risorgente – insofferenza religiosa e culturale della religione che predomina in Egitto.

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    • Ali Tartoussi permalink
      agosto 8, 2011 11:21 pm

      Questo sito è serio, oltre che attendibile, signor Vittorio; lasci fuori dalla porta dunque le sue illazioni da bar di paese e si concentri sul lavoro, sempre che l’articolo le interessi.

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  4. giacomo permalink
    luglio 21, 2011 7:28 am

    per aezio: le fotografie che riproducono le iscrizione del lago tanis eseguite dallo studioso francese, non sono assolutamente uguali a quelle incise sulle rocce; pertanto, tali disegni, si possono ritenere assolutamente non attendibili alla realtà. Non capisco perchè uno studioso altamente valente, si prenda la responsabilità di ritrascrivere segni modificati di sua mano. Basta guardare, come esempio, l’omino che tiene in alto una specie di disco solare chiuso, mentre nel disegno, comparisce l’omino con il disco tagliato a metà. Anche il cane è completamente diverso.

    saluti da giacomo.-

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  5. Franco Verdi permalink
    agosto 9, 2011 5:46 am

    x Vittorio Fincati. Sono pienamente d’accordo con lei.

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