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I nativi americani discendono da tre migrazioni

luglio 12, 2012

Due recenti studi, pubblicati sulle riviste Science e Nature, sostengono l’idea che i primi migranti ad arrivare in America attraversarono lo stretto di Bering circa 15.000 anni fa, si spostarono lungo la costa del Pacifico e solo in seguito nell’entroterra.

I campioni di feci fossili – i coproliti – trovati nelle grotte dell’Oregon mostrano che due distinte civiltà vissero fianco a fianco più di 13.000 anni fa. E un’analisi genetica dei nativi americani indica che, nella preistoria, Nord e Sud America furono interessate da almeno tre ondate migratorie provenienti dall’Asia.

(University College London)

Per decenni, gli archeologi hanno ritenuto che i primi americani furono i “Clovis”, noti per aver prodotto delle caratteristiche punte di lancia intorno ai 13.000 anni fa. Ma negli ultimi anni, hanno scoperto anche le prove di occupazioni pre-Clovis dal Pacifico fino al sito di Monte Verde, in Cile, datato a più di 14.000 anni fa. Tra questi ritrovamenti, vi sono anche i coproliti delle grotte di Paisley nell’Oregon.

Tecnologie distinte

Il DNA e il carbonio estratto dai coproliti, insieme ai manufatti in pietra trovati nelle grotte, suggeriscono che chi li depositò era distinto dai Clovis anche se viveva in America nello stesso periodo, tra i 13 e 14.000 anni fa.

Le strette punte di Paisley ne ricordano altre trovate negli Stati Uniti occidentali, ma si distinguono dalle più ampie punte Clovis, suggerendo che chi li produsse era di una civiltà diversa.

“Attualmente non ci sono tracce di Clovis o dei loro precursori nelle grotte, e ciò suggerisce che qui, nello stesso periodo, vi erano almeno due tecnologie”, dice Dennis Jenkins, archeologo presso la University of Oregon a Eugene.

Secondo Michael Waters, archeologo presso la Texas A & M University di College Station, ci sono poche prove del viaggio lungo la costa del Pacifico, in particolare in Alaska. Ciononostante questo percorso ha più senso rispetto a una migrazione interna, nella quale l’uomo si troverebbe ad affrontare diversi climi, fonti di cibo e animali pericolosi. “Se [invece] si viaggia lungo la costa, i mammiferi marini sono abbastanza consistenti e ci si può muovere in fretta”.

Punte di Paisley (University of Oregon)

La caratteristica punta Clovis (CAROLINA BIOLOGICAL SUPPLY CO/VISUALS UNLIMITED/SPL)

Storia genetica

Anche i genomi dei nativi americani contemporanei indicano una veloce migrazione costiera, dice David Reich, genetista della popolazione presso la Harvard Medical School di Boston in Massachusetts.

Nell’indagine più completa sulla diversità genetica dei nativi americani fatta finora, il team ha studiato 17 gruppi della Siberia e 52 di nativi americani, dagli Aleut in Alaska agli Yaghan in Cile, la popolazione indigena più a sud del mondo. In totale sono state esaminate più di 300.000 variazioni di sequenza di DNA (polimorfismi a singolo nucleotide) in modo da determinare somiglianze e differenze genetiche tra le popolazioni.

Quasi tutte le popolazioni si sono originate da una singola migrazione attraverso il ponte di terra di Bering, dice Reich. Le popolazioni a Sud hanno meno diversità genetica rispetto ai loro parenti più a nord, il che suggerisce che i loro antenati viaggiarono in fretta. “Ci sono alcune prove riguardo l’espansione costiera”, dice Reich.

Sono state però scoperte due notevoli eccezioni a questo semplice modello. In primo luogo, la popolazione centroamericana che parla Chibchan ha antenati sia del Nord che del Sud America, il che si spiega con una migrazione “all’inverso” dal Sud America e il mescolamento di due popolazioni native ben distinte. In secondo luogo, i Naukan e i Chukchi del nord-est della Siberia portano il DNA dei “primi americani”. In altre parole, gli Aleut migrarono anche “indietro” verso l’Asia, portando i geni dei nativi americani.

Il team ha anche trovato tracce di due ulteriori, presumibilmente successive, migrazioni dall’Asia nei genomi degli Inuit della Groenlandia e dei Chipewyan del Canada settentrionale. I discendenti delle persone migrate in queste due ondate si incrociarono poi con quelli della prima ondata, il che spiegherebbe perché gli studi genetici dei nativi americani avevano finora indicato una singola migrazione dall’Asia, mentre gli studi linguistici ne avevano individuate tre, dice Reich. La ricerca ha rivelato che gli Aleut hanno più del 50% del loro DNA dei primi americani, mentre i Chipewyan circa il 90%. I lignaggi di queste due popolazioni, dice Reich, sono inoltre più strettamente correlati alle attuali popolazioni dell’Asia orientale.

David Reich (Stephanie Mitchell/Harvard Staff Photographer)

I Clovis e gli abitanti delle caverne di Paisley probabilmente discendono entrambi dalla prima migrazione asiatica, ma non è chiaro quando e dove divennero gruppi distinti, o se la loro eredità genetica sia sopravvissuta, dice Eske Willerslev, genetista evolutiva presso l’Università di Copenaghen, coinvolta nelle ricerche su Paisley.

Gli studi del DNA antico potrebbero essere in grado di fornire le risposte. Il DNA mitocondriale recuperato dai coproliti è simile a quello di alcune popolazioni asiatiche e native americane contemporanee. Willerslev dice che il DNA nucleare dei coproliti – sempre che possa essere recuperato – dovrebbe mostrare dove e se esistono ancora dei discendenti diretti viventi. Willerslev spera di pubblicare presto il genoma di un individuo Clovis: lo scorso aprile aveva annunciato in una conferenza che la sua squadra stava sequenziando il DNA del “più antico scheletro delle Americhe”.

Nature

Università di Harvard

University College London

Università dell’Oregon

Studi (Science, Nature)

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