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Un Hard Disk che dura milioni di anni

luglio 13, 2012

Sembra che al giorno d’oggi nessun supporto di memorizzazione dei dati duri a lungo prima di diventare obsoleto (qualcuno si ricorda dei Memory Stick della Sony?). Abbiate perciò pietà per i costruttori dei depositi di scorie nucleari, che cercano di conservare le registrazioni di quello che hanno sepolto e dove, non per pochi anni, ma per decine di migliaia di anni.

Ora, Patrick Charton, dell’agenzia francese per la gestione dei rifiuti radioattivi ANDRA, ha presentato una possibile soluzione al problema: un disco di zaffiro all’interno del quale l’informazione è incisa col platino. Il prototipo mostrato costa 25.000 € e dura un milione di anni. L’obiettivo, ha detto Charton all’Euroscience Open Forum, è quello di fornire “informazioni per gli archeologi del futuro”. Ma, ammette: “Non abbiamo idea in che lingua scriverci”.

Un deposito di scorie nucleari (SKB)

La maggior parte dei paesi dotati di centrali nucleari sono d’accordo che la soluzione per gestire i rifiuti nucleari è quello di immagazzinarli in profondità all’interno della Terra, a circa 500 metri sotto la superficie. Finlandia, Francia e Svezia sono i paesi più avanzati nel complicato processo di trovare un sito geologicamente adatto, convincere le comunità locali ed ottenere i permessi. Per esempio, la società svedese che gestisce i rifiuti, la SKB, ha trascorso 30 anni per trovare il sito giusto e ora è in attesa del semaforo verde del governo per iniziare gli scavi. Prevedono di iniziare a portarci i rifiuti in una decina d’anni, e se ne riempiranno le profondità per 50 anni.

Mentre i progettisti di tali depositi si dicono fiduciosi che i rifiuti saranno messi al sicuro, il fattore più incontrollabile sono i futuri archeologi o altre persone con un debole per gli scavi. L’archeologo Cornelius Holtorf della Linnaeus University in Svezia ha mostrato ai partecipanti di un meeting un primo tentativo per avvertire le generazioni future: un blocco di pietra di circa 1 metro di larghezza con le parole “Attenzione – Non scavare”, scritto in inglese con un testo più piccolo che spiega che sotto ci sono rifiuti nucleari. Ma chissà quale lingua parleranno i suoi scopritori tra migliaia o centinaia di migliaia di anni, o chissà se saranno esseri umani? Holtorf sottolinea un precedente tentativo di mettere in guardia i futuri scavi, le piramidi egiziane, che sono state saccheggiate nell’arco di una generazione. “Il futuro sarà decisamente diverso rispetto a oggi”, afferma l’archeologo Anders Högberg, anch’egli della Linnaeus University. “Non abbiamo idea di come penseranno gli esseri umani”.

Nel 2010, ANDRA ha avviato un progetto per affrontare questi problemi, dice Charton. Riunisce gli specialisti di più campi possibili, compresi scienziati dei materiali, archivisti, archeologi, antropologi, linguisti, e anche artisti – “per vedere se hanno qualche risposta alle nostre domande”. L’obiettivo iniziale è quello di individuare tutti i possibili approcci; per il 2014 o 2015, il gruppo spera di restringere le possibilità.

Il disco di zaffiro è un prodotto di tale sforzo. È composto da due dischi sottili, di circa 20 centimetri, di zaffiro industriale. Da un lato, il testo o le immagini sono incise in platino – Charton dice che un singolo disco può memorizzare 40.000 pagine miniaturizzate – poi i due dischi vengono molecolarmente fusi insieme. Tutto ciò di cui un futuro archeologo avrà bisogno per leggere sarà un microscopio. I dischi sono stati immersi nell’acido per testare la loro durata e per simularne l’invecchiamento. Charton dice che sperano di dimostrarne una durata di vita di 10 milioni di anni.

I ricercatori hanno un po’ di tempo per lavorarci su, visto che i depositi di scorie nucleari probabilmente non saranno riempiti e sigillati fino alla fine di questo secolo. “Ogni paese ha le sue idee, ma noi abbiamo bisogno di un approccio comune”, afferma Erik Setzman della SKB. “Noi ‘tecnici’ non possiamo risolvere questo problema da soli. Abbiamo bisogno dell’aiuto di altre parti della società”.

Science

Grazie mille a Massimo per la gentile segnalazione.

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